Dieci anni fa moriva Prince a causa di un’overdose accidentale da Fentanyl. Ritrovato in uno stato di incoscienza nell’ascensore della sua residenza nei pressi di Minneapolis, i tentativi da parte dei soccorritori di rianimarlo sono stati vani. Le autorità lo hanno dichiarato morto alle 10:07 del 21 aprile 2016. 

Se n’è andata, così, un’icona planetaria, e indiscussa, del panorama musicale internazionale, che con la sua arte ha tenuto compagnia ad intere generazioni a partire dagli anni Settanta, rivoluzionando, insieme al suo collega Michael Jackson, unico grande al suo pari nel loro genere, l’intero mondo dello spettacolo. 

Questa data specifica, che ha colpito profondamente il mondo dello spettacolo lasciando una voragine incolmabile a causa della dipartita di un’icona quasi incomparabile del genere pop – rock, r&b e funk, ha segnato un grande spartiacque tra le nuove generazioni e le precedenti, poiché se, da un lato, era fonte d’ispirazione e ampiamente conosciuto da tutte le persone nate prima del Duemila, per i giovani di adesso era poco noto o addirittura sconosciuto, al contrario di Jackson che, invece, continua ad essere seguitissimo anche dai giovanissimi. 

Prince, da sconosciuto per la Gen Z a icona delle nuove generazioni grazie a Stranger Things

Per quanto ci si chieda come sia possibile che un artista del calibro di Prince possa rimanere nell’oblio per le nuove generazioni, seppur giovani e non del tutto addentro al mondo musicale che ha segnato il Novecento e i primi anni Duemila, risulta comunque difficile trovare una spiegazione a tale fenomeno. 

Nonostante questa iniziale lacuna, grazie all’uscita dell’ultima stagione di Stranger Things, l’artista afroamericano ha ritrovato la fama che merita anche nei confronti dei giovanissimi, poiché all’interno della serie tv sono stati inseriti due dei suoi brani più iconici, “When Doves Cry” e “Purple Rain”, per enfatizzare alcuni momenti fondamentali della stagione, come il bacio tra Mike e Undici. Ciò ha fatto sì che chi non sapeva chi fosse potesse scoprire la grandezza di un cantante unico nel suo genere, riportando gli ascolti dei suoi pezzi alle stelle. 

Da un’approfondita analisi risulta, infatti, che la maggior parte degli ascolti che le sue canzoni hanno registrato arrivano dalla Gen Z, che grazie alla serie fantasy ha ridato vita, se così si può dire, alla musica di un grande artista che da sempre influenza molti nuovi artisti, oltre a continuare a fare da colonna sonora a tutte quelle persone che sono cresciute con la sua musica. 

Ma, a questo punto, vien da chiedersi quanto il cinema e le serie tv influenzino i gusti musicali delle nuove generazioni, contribuendo alla riscoperta di artisti che, seppur grandi, a volte risultano sconosciuti per quasi tutti i ragazzi.

L’influenza del cinema e delle serie tv nella (ri)scoperta della musica

Da sempre abbiamo visto come il mondo del cinema, della televisione e delle serie influenzi fortemente gli individui in diversi settori, sia positivamente che negativamente. Dai boomers ai millenials, fino ad arrivare alla Generazione Z (nativi digitali), ogni età, ed epoca, vive l’esperienza cinematografica in modo diverso, venendo condizionata differentemente in base alla propria età e impronta culturale collettiva da cui proviene. 

Per i nati nel dopoguerra, quindi a cavallo tra il 1946 e il 1964, i film sono stati un mezzo per accentuare il periodo di contestazione e grandi cambiamenti sociali che stavano vivendo, con film iconici che ancora oggi vengono ricordati, come “Il Laureato”“Zabriskie Point” e “Una Donna in Carriera”

Per i Millenials, invece, il cinema ha rappresentato un momento di socializzazione e scambio culturale importante, in cui, tramite un momento di aggregazione, ci si poteva confrontare sull’evoluzione del mondo e sulla piega che stava prendendo. Mentre per la Gen X simboleggia un’esperienza di scoperta del mondo e di interazione con gli amici.

Ecco come, quindi, il mondo dello spettacolo è sempre stato uno strumento di conquista, rivelazione e, soprattutto, esplorazione di qualcosa che non si conosce o che, comunque, si sta sperimentando in modo parziale o marginale, fornendo strumenti in grado di accrescere la propria conoscenza e sviluppare un pensiero critico. 

Proprio per questo, probabilmente, gli attuali giovani, ancora inesperti e impreparati su alcuni temi, scoprono nuovi mondi grazie ai film e alle serie tv, scovando orizzonti sconosciuti fino a poco prima. Questo, presumibilmente, è quello che è accaduto anche con grandi artisti come Prince, Kate BushMetallica Fleetwood Mac

Risulta, infatti, ancora una volta evidente quanto il ruolo dei media sia centrale nella diffusione di informazioni, come nel modellare le persone attraverso immagini, suoni e informazioni, indirizzando verso nuove rotte il pubblico.

A distanza di dieci anni dalla scomparsa di Prince, c’è un suo erede?

Difficile poter equiparare quanto fatto dall’artista statunitense, come anche reggere il peso della sua eredità. Nonostante ciò, però, possono essere identificati alcuni cantanti che in qualche modo, anche se non del tutto in maniera eguale, richiamano la sua musica e il suo carisma, tra cui Bruno Mars Anderson Paak

Grazie al suo genere musicale, orientato al funk – pop, al saper suonare diversi strumenti, ai grandi spettacoli che riesce creare, con performance uniche, e al suono arioso che possiede, Mars sicuramente rimanda, in qualche modo, al talento di Prince. 

Paak, invece, grazie alle grandi doti con cui riesce a mescolare diverse melodie con il suono della batteria e generi più soul e funk, riesce a richiamare il ritmo incalzante e coinvolgente dell’artista afroamericano ormai scomparso da un decennio. 

Sicuramente, la scena musicale degli ultimi vent’anni è caratterizzata da alcuni nomi che sono diventati, o quantomeno lo stanno diventando, grandi nel loro genere e che, in un certo senso, rievocano i grandi del passato. Da un lato questo è un bene, poiché è sinonimo di cultura musicale e omaggio ai maestri che hanno fatto la storia, dall’altro l’avvicinarsi ad essi senza emularli scadendo nel grottesco risulta sinonimo di intelligenza artistica, perchè non bisogna diventare una copia di ciò che è stato, ma trarre ispirazione da esso per unire nuovo e tradizione, mantenendo la propria unicità.

Articolo di Ambra Gabriella Samonà