Nel 2017, in occasione del bicentenario della sua morte, la Harkness Rose Company, un vivaio situato a Hitchin, nell’Hertfordshire, ha creato una rosa dedicata all’autrice Jane Austen, chiamata appunto Jane Austen Rose. Già nel 2013 era stata intitolata una rosa al romanzo Orgoglio e Pregiudizio; nel 2023, invece, è stata la volta di Ragione e Sentimento.
I suoi artefici hanno presentato il tributo alla scrittrice il 22 maggio 2017, alla vigilia dell’inaugurazione del RHS Chelsea Flower Show, l’esposizione di floricoltura più prestigiosa al mondo, che si svolge annualmente nel cuore di Londra. Il poetico omaggio è più che centrato e adatto alla vita e alla carriera della novellista, che spesso, nei suoi romanzi, si è servita di boccioli variopinti per raccontare l’anima dei suoi personaggi.
Jane Austen e la florigrafia
La florigrafia è un mezzo di comunicazione che si serve proprio delle piante, attribuendo loro un significato nascosto. In epoca vittoriana, l’interesse verso il linguaggio dei fiori subì una notevole impennata. Molte persone, armate di dizionari dedicati al tema, erano solite donarsi dei bouquet “parlanti”, chiamati nosegay o tussie-mussie. Diversi romanzieri, dalle sorelle Brontë a Oscar Wilde, fino alla stessa Austen, hanno utilizzato questa particolare tendenza nelle loro opere.
Così, la passione per il verde e per le passeggiate tra i fiori di campo di Elizabeth Bennet, la protagonista di Orgoglio e Pregiudizio, simboleggia la sua natura libera e appassionata. Le candide margherite, invece, sono più adatte a sua sorella Jane. Le rose seguono raccontano il fiorire del complicato amore tra Lizzy e Mr Darcy, nato in maniera tumultuosa e poi sbocciato al momento giusto.
I giardini fioriti e ben curati indicano in maniera evidente lo status sociale e delle famiglie più benestanti, così come le distese incontaminate di verde nelle campagne parlano di un contesto più rurale e semplice. A ogni cambio di stagione, nei libri, corrisponde un cambiamento nella vita e nel cuore dei personaggi e delle loro relazioni. La natura fa il suo corso, gli arbusti seccano, per poi ritornare -splendidi e vivi- ad ogni primavera. Allo stesso modo, gli amori delle sue eroine nascono, si spengono e poi rifioriscono.
I giacinti di Catherine
Nel romanzo L’Abbazia di Northanger, c’è un’interessante conversazione tra Catherine Morland e Henry Tilney.
«Ho appena imparato ad amare i giacinti.»
«E come lo avete imparato? Per caso o col ragionamento?»
«Me l’ha insegnato vostra sorella; non so dirvi come. Mrs. Allen ha sempre cercato, anno dopo anno, di farmeli piacere, ma io non ci sono mai riuscita, finché non li ho visti l’altro giorno a Milsom Street. Di natura i fiori mi sono indifferenti»
«Ma ora amate i giacinti. Tanto meglio. Avete guadagnato una nuova fonte di piacere, ed è bene avere il maggior numero possibile di supporti per la felicità. Inoltre, il gusto per i fiori è sempre desiderabile nel vostro sesso, se non altro per farvi uscire di casa, e invogliarvi a fare movimento più di quanto fareste altrimenti. E sebbene l’amore per i giacinti sia di natura piuttosto domestica, chi può dire che una volta destato questo sentimento non arriviate ad amare le rose?
«Ma io non ho bisogno di nessuna scusa per uscire di casa. Il piacere di camminare e prendere aria per me è sufficiente, e col tempo buono esco per più di metà del mio tempo. Mamma dice che non sto mai in casa»
«A ogni modo, comunque, mi fa piacere che abbiate imparato ad amare i giacinti. Quello che conta è proprio l’abitudine a imparare ad amare.»
In questo caso, i fiori citati hanno molteplici significati, tra i quali “mi dispiace, perdono”; parole che anticipano il rimorso di Catherine che, per la sua fervida immaginazione, creerà non pochi problemi al povero Tilney e alla sua famiglia. Il senso di colpa e la successiva ammenda della fanciulla sono tappe importanti del suo passaggio dall’adolescenza all’esser donna, un’età in cui è necessario saper dire «mi dispiace», che sia a parole o con un fiore.
Federica Checchia
Seguici su Google news




