Cultura

Dino Buzzati, il surrealista della scrittura definito il Kafka italiano

Dino Buzzati, il surrealista della scrittura: una fra le personalità artistiche italiane più eclettiche del Novecento.

L’onirico autore della letteratura italiana

Dino Buzzati nasce il 16 ottobre 1906 nei pressi di Belluno. Sin dalla prima infanzia si manifestano gli interessi che accompagneranno lo scrittore per tutta la vita. L’amore per la poesia e la musica, a cui dedicherà un intenso studio dal violino al pianoforte; il disegno, e l’amore sconfinato per la montagna. A quattordici anni perde il padre, tanto amato dal giovane Dino Buzzati, per via di un tumore al pancreas; l’evento lo sconvolge particolarmente: per molto tempo, temerà di essere colpito dallo stesso male. Frequenta il Liceo Parini di Milano, città in cui trascorre gran parte dell’anno; in seguito, si iscrive a giurisprudenza per assecondare il desiderio del padre, illustre giurista, laureandosi il 10 ottobre 1928. Conclusi gli studi, si reca nella caserma della sua città per svolgere il servizio militare. Dentro di lui, però, è sempre più preponderante il desiderio di dedicarsi ad un mestiere che preveda la scrittura.

Francobollo dedicato al centenario della nascita dello scrittore nel 2006 - Photo Credits: secoloditalia.it
Francobollo dedicato al centenario della nascita dello scrittore nel 2006 – Photo Credits: secoloditalia.it

Abituato sin da bambino a tenere un diario in cui annota avvenimenti ed opinioni, inizia ad essere attratto dal giornalismo. Entra come praticante al Corriere della Sera, ancor prima di concludere il suo percorso universitario. Dopo la laurea collabora con Il popolo della Lombardia. Pubblica il suo primo romanzo: Barnabo delle montagne, che ottiene un discreto successo. Ciò non avviene con la sua seconda fatica letteraria: Il segreto del Bosco Vecchio, accolto con estrema indifferenza. Nel 1939 consegna il manoscritto di quello che diventerà il suo più grande capolavoro, Il deserto dei Tartari, emblema della letteratura surrealistica e fantastica del Novecento.

Dino Buzzati, citazione tratta da Un amore - Photo Credits: libreriamo.it
Dino Buzzati, citazione tratta da Un amore – Photo Credits: libreriamo.it

Il successo letterario

Su segnalazione di Indro Montanelli ne accetta la pubblicazione, pregando Dino Buzzati di cambiare il titolo originario dell’opera, La fortezza, per evitare allusioni alla guerra ormai, imminente. Diventerà poi, corrispondente di Guerra, inviato speciale e cronista negli anni del secondo conflitto mondiale. Di Buzzati sarà anche la ”Cronaca di ore memorabili” apparsa in prima pagina nel Corriere della Sera, il 25 aprile 1945, giorno della Liberazione. Nel 1949 sarà inviato per il Corriere della Sera a seguito del Giro d’Italia. In seguito, vince il Premio Napoli in ex-aequo con Vincenzo Cardarelli. Nel 1957 diventa temporaneamente critico d’arte presso il Corriere, lavorando anche per la Domenica del Corriere, curando i titoli e le didascalie. L’anno dopo escono Le storie dipinte.

Dino Buzzati, Photo Credits: bonculture.it
Dino Buzzati, Photo Credits: bonculture.it

L’8 giugno 1961 muore la madre, con la quale Buzzati aveva un rapporto particolare, riscontrabile anche in alcune pagine di un altro dei suo capolavori, Un amore. Romanzo controverso, fu ispirato da Almerina Antoniazzi che, Dino Buzzati, sposò nel 1966. Tra pubblicazioni da parte della Garzanti, premi e commenti di cronaca come lo sbarco sulla luna del 1969, lo scrittore prosegue in maniera intensa anche la sua attività di pittore e illustratore, con esposizioni e mostre. Nel 1971, arrivano le prime avvisaglie della malattia: un tumore al pancreas, esattamente come il padre, che lo porterà alla morte. L’8 dicembre entra in clinica. Dino Buzzati si spegne il 28 gennaio 1972.

Dino Buzzati, ”Il Deserto dei Tartari”: solitudine e lo scorrere del tempo

L’attività artistica di Dino Buzzati si contraddistingue per la tangibile originalità, proliferazione e l’eclettismo di ogni sua opera: poesie, dipinti, racconti, novelle, scritti giornalistici, libretti per l’Opera, fumetti. Lo scrittore, però, è conosciuto primariamente per Il Deserto dei Tartari, emblema del surrealismo e del racconto fantastico del Novecento. Accostato spesso a Kafka per produzione e temi, Buzzati pubblica il suo capolavoro a ridosso dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Il protagonista del romanzo è Giovanni Drogo, un giovane militare che inizia la sua carriera nella Fortezza Bastiani, in un luogo immaginario ed in un’epoca non precisata. Inizialmente per Drogo, la fortezza è un luogo inospitale; successivamente, si abitua così tanto da non riuscire più a lasciarla, sia in seguito alla perdita dei contatti con il resto del mondo, sia per l’auspicio che un giorno i Tartari, attacchino la fortezza.

”Tutti, caro figliolo, son venuti quassù per uno sbaglio. Chi più chi meno, anche quelli che ci sono rimasti.”

Finemente, il romanzo porta in sé, un’allegoria più che chiara: tuttavia non sono abbandonate il realismo delle situazioni, né la minuziosa descrizione dei paesaggi. La vita di Drogo, simboleggia la vita umana che è contraddistinta dalla solitudine e dallo scorrere del tempo. Il mondo è invece rappresentato dalla fortezza, fatto di leggi assurde e speranze vane. Tema fondamentale in Buzzati è proprio la solitudine. Un altro punto messo in rilievo nel romanzo, è come il protagonista tenti ripetutamente di ingannarsi, come accade in tutti gli esseri umani: le speranze vengono alimentate, sebbene nulla le suffraghi, raccontandosi delle storie per far tacere la parte più razionale dell’uomo, ma illudendo sé stessi. L’opera è una sorta di avviso, poiché sembra dire che è utile per l’uomo desiderare poco, che si sappia accontentare, poiché il mondo esterno disillude persino le più nobili ambizioni.

Stella Grillo

Io sono ancora di quelli che credono, con Croce, che di un autore contano solo le opere. (Quando contano, naturalmente.) Perciò dati biografici non ne do, o li do falsi, o comunque cerco sempre di cambiarli da una volta all'altra. Mi chieda pure quello che vuol sapere e glielo dirò. Ma non le dirò mai la verità, di questo può star sicura. Italo Calvino
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