Cinema

Eminem ed 8 Mile, quando il riscatto sociale si consuma con rime

Eminem fa cinquant’anni. Sembra ieri quando l’allora giovane rapper bianco dominava le classifiche musicali di tutto il mondo insieme al suo alter ego Slim Shady. Una carriera costellata di successi, ed una breve parentesi nel mondo del cinema con la pellicola 8 Mile, anch’essa entrata nella storia.

Eminem si trasforma in B-Rabbit, rabbioso freestyler dei ghetti di Detroit

Eminem è in simbiosi con B-Rabbit, il personaggio che interpreta in 8 Mile. La storia del film è infatti ispirata alla vera vita dell’MC americano, e narra tutte le difficoltà che quest’ultimo ha dovuto affrontare per uscire dai malfamati ghetti di Detroit, una città industriale tra le più trasandate degli U.S.A.

La storia è ambientata nel 1995, nel periodo della “golden age” del rap americano. B-Rabbit è un freestyler, abilissimo nell’improvvisare rime in battaglie rap senza esclusione di colpi. Sa che trionfare in questi tornei underground è l’unico modo per scalare le gerarchie del mondo del rap. La strada per lui è tuttavia in salita. E’ uno dei pochi ragazzi bianchi che vivono nella 8 Mile, una strada abitata principalmente da afroamericani, e deve per giunta combattere abitualmente con la madre alcolista (interpretata da una fantastica Kim Basinger) e il compagno di quest’ultima, dovendo proteggere la sorella Lily dalle intemperie della strada. Verrà talvolta umiliato e vessato da crew rivali. Soltanto l’amore per l’hip hop e il suo smisurato talento nel freestyle potranno essere la rivalsa nei confronti delle intemperie della 8 mile.

Un film che al momento della sua uscita, nel lontano 2002, venne apprezzato dalla critica. Il successo del film fu tale da inserirlo al secondo posto nella speciale classifica sulle pellicole più belle basate sulla cultura hip hop.

Lose yourself, brano dello stesso Eminem che fa da colonna sonora al film, vinse il premio oscar. Questo a dimostrazione di quanto 8 mile non si limiti ad una semplice trasposizione della vita di Eminem sul grande schermo, ma sia entrato a tutti gli effetti nella cultura black.

Andrea Pastore

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