Eros, parole dal mondo: l’amore che si alimenta continuamente

Eros - Photo Credits: web
Eros – Photo Credits: web

Eros: nuovo appuntamento per la rubrica Parole dal Mondo. Un termine greco che indica l’amore sessuale ed erotico personificando, successivamente, lo stesso dio dell’Amore.

Eros, la forza che tiene uniti gli elementi contrastanti senza annullarli

Il termine Eros -ἔρως – proviene dal greco che significa “desiderio”; la sua etimologia deriva, invece, dal verbo ἔραμαι “desiderare, amare”. Nella cultura greca, Eros rappresenta anche il dio dell’amore inteso come passione e attrazione. Mentre, nella dottrina filosofica è una forza cosmica: un principio che tende alla bellezza senza una netta distinzione fra la passione in sé e il dio stesso che la incarna. Si parla, per cui, di un concetto antico associato alla pulsione, alla brama, alla sessualità: tale concezione si ritrova soprattutto in ambito filosofico come un principio che unisce elementi contrastanti, senza annullare le loro parti. L’Eros è, infatti, la divinità primordiale per eccellenza, l’entità primigenia e vitale che vivifica il pensiero e la stessa filosofia. E’ tramite questa forza che nasce il cosmo. Esiodo, una delle più antiche fonti storiografiche greche, lo rappresenta nella Teogonia, come il quarto dio ad essere creato dopo il Caos, la Terra ed il Tartaro. Successivamente, la nozione di Eros, fu sviscerata e attribuita a diverse teorie: alcune, lo classificano come figlio della dea Afrodite e di Ares; tuttavia, la prima apparizione della nozione erotica che riprende tale significato di passione impellente, si attribuisce ad Omero.

«Ma ora andiamo a letto e facciamo l’amore:
non mi ha mai preso il cuore un desiderio (ἔρως ) tanto possente»
.

Nell’Iliade, infatti, è rappresentato come principio divino e scalpitante, corrispondente ad un irrefrenabile desiderio fisico. Tale considerazione si ritrova nella scena amorosa vissuta da Paride nei confronti di Elena.

Eros e la sua ambiguità

Nello scorso appuntamento della rubrica, si era trattato il termine Àgape: un altro tipo di amore, seppur diverso, considerato dalla classificazione greca. L’Àgape indica l’esatto contrario di Eros: un amore scevro da erotismi, tendente alla spiritualità ed all’universalità. Quello che eleva l’uomo: non è infatti l’uomo, nella sua finitezza, a possedere Dio ma esattamente il contrario. L’amore erotico, invece, comprende i sensi: nella classificazione greca è il Philos, amore amicale, che si realizza, in seguito, in attrazione o bramosia fisica. E’ quindi inteso come energia sessuale, la forza che soddisfacente per eccellenza. La peculiarità del concetto di Eros sta nella sua ambiguità: non perviene ad un sapere definito, ma non si rassegna all’ignoranza.

«Vive tra la sapienza e l’ignoranza, ed ecco come avviene: nessun dio si occupa di filosofia e nessuno tra di loro ambisce a diventare sapiente perché tutti lo sono già. Chiunque possegga veramente il sapere, infatti, non fa filosofia; ma anche chi è completamente ignorante non si occupa di filosofia, e non desidera affatto la sapienza. Proprio questo è sconveniente nell’essere ignoranti: […] non si desidera qualcosa se non si avverte la sua mancanza.»

Nella filosofia platonica, si ha una spiegazione minuziosa sulla natura stessa dell’Eros.

Filosofia Platonica

Nel Fedro di Platone, infatti, si ha quel passaggio filosofico e teologico che ben descrive la condizione di questo tipo di amore: l’anima, decadendo dal mondo intellegibile a quello fisico, prova nostalgia per una condizione ormai svanita.Nel Simposio, invece, Eros è figlio di PovertàPenia – e dell’Espediente, Poros. Poiché concepito durante i banchetti in onore di Afrodite è attratto dalla Bellezza: ma, nonostante sia Povero come la madre, aspira alla grandiosità del padre trasformandosi in mania, uno stato emotivo derivante dalla bellezza terrestre che ricorda quella perfetta, celeste.

Rappresentazione di Eros - Photo Credits: wikipedia
Rappresentazione di Eros – Photo Credits: wikipedia

Tuttavia, nonostante l’Espediente in lui insito lo intimi alla ricerca della soddisfazione perenne, la sua condizione di povertà farà in modo che non raggiunga una completezza totale e appagante: appena raggiunto l’obiettivo proverà sete per qualcos’altro, confermando quel continuo moto di stato maniacale, passionale ed emotivo che giunge al sempiterno alimentarsi.

 


© RIPRODUZIONE RISERVATA