Cultura

Ferragosto, un racconto dedicato all’altra estate italiana

Benvenuti nell’universo narrativo di StoryLine. Si sta avvicinando il ferragosto e noi abbiamo deciso di dedicare il nostro racconto a questa ricorrenza estiva. Lo abbiamo fatto però scegliendo di raccontare l’altra faccia dell’estate parlando di chi non va in vacanza ed ispirandoci anche a fatti di cronaca vera.

Jair era disteso a terra con gli occhi chiusi come fosse totalmente perso nel sole di Ferragosto. Antonio La Murgia notò dal sorriso che aveva in faccia di avergli forse fatto in tempo a dargli la notizia che aspettava. Si rese anche conto di aver visto nuovamente in settantasette anni di vita cosa fosse la morte e questa volta non sarebbe rimasto a guardare. Era stato per mesi in silenzio dopo aver smesso di parlare con chiunque in seguito alla morte del figlio in un incidente stradale e alla mancata condanna per l’uomo ubriaco che lo aveva investito a causa della sua presunta incapacità di intendere e di volere. Poi, “Ehi vecchio perchè te ne stai sempre in silenzio a fissare il mondo?”, gli disse Jair un giorno su una bicicletta ormai consumata dal tempo e dai chilometri.

Ferragosto e il nuovo strano amico

Questa puntata di StoryLine è dedicata al Ferragosto
Gli sembrava di rivedere ancora Jair sulla sua bici davanti agli occhi, immagine realizzata dal pittore Sergio Totaro

Era quasi arrivato Ferragosto che con il suo calore sembrava sciogliere ogni ricordo eppure Antonio quel giorno non lo aveva dimenticato. Era trascorso un mese ma gli sembrava di rivedere ancora Jair sulla sua bici davanti agli occhi come la prima volta mentre cercava di rianimarlo dopo aver chiamato aiuto. Non era sicuro che prima di svenire Jair avesse capito ma sapeva quanto aveva lottato per conquistarsi che quello finalmente aveva ottenuto. “Beato te che hai tutto questo tempo per pensare io non posso fermarmi se voglio vivere”, si ricordò che Jair gli aveva detto il primo giorno che si erano visti. Ora si era fermato proprio dopo aver superato il traguardo. Antonio si ricordò del motivo che aveva spinto Jair a distruggersi mentre gli massaggiava il petto ascoltando contemporaneamente i consigli di un medico a telefono.

20 quintali di pomodori al giorno”, gli disse Jair mentre si era seduto accanto a lui la prima volta, “Questo è il mio lavoro per 13 ore mentre mia moglie raccoglie cocomeri. Una volta lavoravamo in un azienda agricola poi licenziamento. Io e mia moglie però non torna in Mali ma rimane qui. Io aspetto, sono un bravo meccanico, ho anche diploma del mio paese, aggiusto i trattori e prima poi so di trovare un lavoro migliore pe riavere casa”. “Se il sole non ti amazza prima”, gli aveva risposto svogliatamente Antonio riprendendosi e offrendo a Jair un bicchiere d’acqua. “Non puoi morire se non smetti ma di vivere” , gli aveva risposto bevendo avidamente. Antonio rise come non faceva da tempo segnando cosi una nuova strana amicizia con nuovi incontri al termine della giornata di raccolto.

Cambiare il mondo

La morte del bracciante di colore a Brindisi che ha ispirato questo racconto, fonte Pupia News

Antonio continuò a massaggiare e fare la respirazione bocca a bocca come chiesto dal medico. D’un tratto gli parve di sentire un piccolo respiro affaticato di Jair che gli ricordava quello di una delle sue visite qualche settimana prima. Il suo amico era stanco e affannato aveva posato la bicicletta toccandosi le gambe. “Ne vale la pena?”, gli aveva detto Antonio. “Non smettere mai di vivere te l’avevo già detto”, fece Jair. “Si ma questa, come stare in silenzio tutto il giorno non è vita”, concluse. “Cel hai un cv?”, disse Antonio poco dopo. “Cos’è un cv?” chiese Jair”. “Un pezzo di carta dove racconti quello che sai fare”, affermò Antonio

Qualche giorno dopo Antonio si era ritrovato al computer a completare il cv del suo amico allegando gli estremi di un diploma di meccanica che Jair si era cucito nella giacca prima di cominciare il suo viaggio verso l”Italia dal Mali. Quest’ultimo rimase stupito quando vide il documento finito con la foto che Antonio gli aveva fatto dopo avergli regalato una sua camicia. “Ora cambiano il mondo”, disse Antonio mentre si apprestava ad inviare il cv di Jair ad alcune aziende che aveva trovato su internet. “E vuoi farlo da qui?”, disse Jair. “Per cambiare il mondo basta anche un click ed un po’ di coraggio perchè la cosa più importante è che cambiamo noi stessi”, gli rispose ricordandosi di essere completamente cambiato grazie al suo nuovo amico.

Epilogo

Antonio scrutò la strada di fronte a lui pregando che l’ambulanza arrivasse in tempo nonostante si trovassero in aperta campagna. Massaggiava ormai Jair da 10 minuti mentre dentro di lui cominciava a serpeggiare la paura di perdere un’altra persona amata, un altro figlio. Avrebbero dovuto oggi festeggiare il nuovo lavoro di Jair con una bella cena di Ferragosto e invece ora si ritrovavano uno accanto all’altro a lottare con la morte. Qualche secondo dopo l’ambulanza arrivò finalmente e venne usato anche un defibrillatore. Antonio resto però un attimo a fissare il vuoto mentre nei suoi occhi scorrevano le immagini dell’incidente del figlio, la mancata condanna, il ritorno alla vita con Jair e il nuovo dramma davanti gli occhi. “Ti prego non portarmi via anche lui”, disse tra se quando le voci dei soccorritori intorno a lui furono interrotte da una che sembrava molto familiare. “Ehi Antonio dobbiamo festeggiare, abbiamo cambiato il mondo”, disse poco dopo Jair a fatica mentre lo trasportavano in ambulanza.

Stefano Delle Cave

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Stefano Delle Cave

Stefano Delle Cave è scrittore, giornalista pubblicista e regista. Laureato magistrale in D.A.M.S. all’Università di Roma Tre. Gli articoli redatti da Stefano giornalista hanno per tema il cinema, la cultura e la società civile in genere.

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