Cantautore, musicista, compositore, regista, pittore; non basterebbe un solo aggettivo per descrivere Franco Battiato, scomparso lo scorso 18 maggio all’età di 76 anni.
Nel corso dei suoi cinquant’anni di carriera è riuscito a farsi apprezzare da più generazioni, grazie al suo eclettismo per i numerosi generi musicali combinati tra loro. Nei testi delle sue canzoni ha messo luce sui suoi maggiori interessi: esoterismo, filosofia e meditazione orientale. Inoltre, è tra gli artisti ad aver ricevuto più riconoscimenti dal Club Tenco, fondato per sostenere la canzone d’autore italiana ed internazionale.
Franco Battiato: il periodo romantico e le prime sperimentazioni
Trasferitosi dalla Sicilia a Milano per inseguire il suo sogno, Battiato incontra Giorgio Gaber, che gli procura il primo contratto discografico; con il primo singolo “La torre”, il cantautore fa la sua prima apparizione in tv nel 1967. L’anno successivo Battiato cambia casa discografica e comincia ad incidere canzoni dalle sonorità romantiche per raggiungere un pubblico più vasto. Il primo successo commerciale è il singolo “È l’amore”, con oltre centomila copie vendute.
Dal 1971 il cantautore si dedica alla musica elettronica e pubblica i suoi primi album “Fetus” e “Pollution”. Con il terzo lavoro discografico “Sulle corde di Aries” (1973) continua il suo percorso sperimentale, avvicinandosi alle sonorità acustiche tipiche della tradizione araba. Il suo passaggio all’etichetta Dischi Ricordi segna un periodo di scarso eco commerciale, ma qui Battiato conosce il violinista Giusto Pio con il quale comincia a collaborare. Grazie al brano “L’Egitto prima delle sabbie”, il cantautore vince nel 1979 il Premio Stockhausen di musica contemporanea.
Gli anni del successo
Quello stesso anno Battiato passa alla EMI e inizia a lavorare all’album “L’era del cinghiale bianco” con influenze orientali; la giuria musicale della rivista Nuovo Sound lo definisce il disco italiano più bello dell’anno. In seguito, il cantautore parte con una tournée di quindici date, che ottiene un discreto successo. L’album successivo è “Patriots” (1980), il quale contiene i singoli “Prospettiva Nevski” e “Le aquile”, diventati due classici della sua produzione; in questa fase, il cantautore ricorre a citazioni di grandi poeti e sono le parole a far da ponte alla musica.
Nel 1981 esce l’album di Battiato di maggior successo, “La voce del padrone”, contenente i celebri singoli “Bandiera Bianca”, “Centro di gravità permanente” e “Cuccurucucù”. Alla fine del 1982 risulta il primo disco italiano ad aver superato il milione di copie vendute. Con il successivo album “L’arca di Noè” (1982) è al secondo posto dei dischi più venduti dell’anno, superato da Michael Jackson; il singolo “Voglio vederti danzare” contenuto nell’album è uno dei più eseguiti live dal cantautore. Grazie al successo ottenuto in quegli anni, si esibisce all’Eurovision Song Contest in coppia con Alice, piazzandosi al quinto posto.
La collaborazione con Sgalambro
Con l’album “Fisiognomica” del 1988, il cantautore si avvicina al mondo spirituale e della filosofia. A tal proposito, dal 1994 comincia una collaborazione con il filosofo Manlio Sgalambro e due anni dopo l’album “L’imboscata” è nella top ten dei dischi più venduti dell’anno. L’album contiene il celebre brano “La cura”, certificato con due dischi di Platino per oltre sessantamila copie vendute. Sull’onda di un rinnovato successo, Battiato partecipa al Festivalbar del 1997.
L’ultima collaborazione con il filosofo risale al 2012 con l’album “Apriti Sesamo”, successivo alla partecipazione al Festival di Sanremo con il brano “L’alieno” insieme a Luca Madonia. Il sodalizio durato quasi vent’anni termina con la scomparsa di Sgalambro nel 2014. Dopo 7 anni ci avrebbe lasciato il cantautore, uno degli artisti più innovativi ed eclettici del panorama italiano.
Flavia Carrogu
Seguici su Google News





