Gaza City è stata ufficialmente dichiarata “zona di combattimento pericolosa” dall’esercito israeliano, che è entrato nella città. Un milione di persone in fuga dalla città, ma per la Croce Rossa l’evacuazione di massa è impossibile. L’esercito vuole completare l’occupazione entro l’inizio del Capodanno ebraico, il 22 settembre. Stop alle pause umanitarie, bloccata la distribuzione degli aiuti alla popolazione.

Sul fronte diplomatico fa discutere la decisione degli Stati Uniti di revocare i visti ad alcuni diplomatici palestinesi.

Un accordo di cessate il fuoco temporaneo per il rilascio degli ostaggi israeliani detenuti a Gaza «non è all’ordine del giorno», in quanto Israele punta «solo a un accordo completo». Lo ha dichiarato il ministro della Cultura Miki Zohar in vista della riunione di governo di oggi. «C’è una chiara decisione dello Stato di Israele, e a mio parere potrebbe essere espressa in modo più chiaro nei prossimi giorni: solo un accordo completo», ha dichiarato Zohar a Canale 12. «Non c’è più la possibilità di un accordo parziale. Israele ha deciso che un accordo parziale non è all’ordine del giorno. L’unica cosa all’ordine del giorno è porre fine alla guerra, insieme, ovviamente, al rientro di tutti gli ostaggi e alla smilitarizzazione della Striscia», ha sottolineato il ministro. I commenti di Zohar giungono due settimane dopo che Hamas ha dichiarato di aver accettato le linee generali di un accordo di cessate il fuoco di 60 giorni che avrebbe comportato il rilascio di 10 prigionieri israeliani ancora in vita, dei 48 ostaggi ancora detenuti dai gruppi terroristici a Gaza, di cui almeno 20, secondo Israele, sono ancora vivi. Il governo israeliano non ha fornito alcuna risposta a tale offerta di cessate il fuoco e ha portato avanti i suoi piani per conquistare Gaza City, con una massiccia operazione in corso. Sempre secondo fonti israeliane, non è previsto che tale accordo venga preso in considerazione nella riunione odierna.