Nato il 22 Maggio del 1885, Giacomo Matteotti è uno dei primi martiri dell’antifascismo italiano.

Giacomo Matteotti: l’uomo e la Storia
Appassionato di politica, entrò in Parlamento a trentatrè anni. Il suo carattere estroverso ed intransigente, lo aiutò a diventare presidente del Partito Socialista Unitario Italiano, una branchia riformista del Partito Socialista.
Sin dalle prime manifestazioni di violenza del Movimento dei Fasci, Matteotti ha sempre denunciato i soprusi pubblicando articoli e volumi, anche in Inghilterra, a Londra.
Il discorso fatale fu pronunciato il 30 Maggio 1924, contestando la validità dei risultati delle elezioni che avevano portato la maggioranza Fascista tra i banchi del Parlamento italiano, accusando di aver usato forza e terrore per estorcere voti; discutendo anche la coerenza del movimento stesso, che, al contrario, sosteneva la libertà di decisione dei cittadini. La forza delle sue idee sollevò voci e fischi dei deputati fascisti.

Il 10 Giugno 1924, Matteotti fu rapito e ucciso mentre si dirigeva a Palazzo Montecitorio, da due membri della polizia politica.
Inizialmente il duce aveva esposto il suo dolore, dichiarando di aver appreso la notizia unicamente in tarda serata, accusando i partiti politici di opposizione della scomparsa del deputato.
Solo con il famoso discorso del 3 Gennaio 1925, Mussolini ammetterà di essere il responsabile politico, morale e storico dell’omicidio Matteotti.
Dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto.
Con queste parole, Mussolini si assumeva completamente la colpa di quanto la violenza degli squadroni fascisti avevano realizzato, intendendole necessarie alla realizzazione di un clima politico di calma e pace.
Il duce stava stroncando la secessione dell’Aventino, il rifiuto dei deputati di partecipare ai lavori della camera per protesta per l’omicidio Matteotti. Con questo discorso, si avviò il processo di trasformazione dell’Italia in una dittatura.
Le brigate Matteotti
Durante la guerra di liberazione italiana, delle brigate della Resistenza decisero di chiamarsi Brigate Matteotti, in ricordo di un deputato che era stato simbolo di forza di ribellione al regime dittatoriale del Fascismo.
Uccidete pure me, ma l’idea che è in me non l’ucciderete mai.
Queste parole sono emblema della determinazione con cui Matteotti, un vero politico, sosteneva i propri ideali.
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