Il Giappone riporta l’energia nucleare al centro della propria strategia produttiva. È stata, infatti, annunciata la riapertura della centrale di Kashiwazaki-Kariwa situata nella prefettura di Niigata. L’impianto detiene il primato della più grande centrale del paese e dista meno di duecento chilometri da Fukushima, il luogo del tragico incidente avvenuto nel 2011. Pur identificandosi come un evento notevole a causa dell’interruzione durata quasi quindici anni, l’opinione pubblica è fortemente divisa.

Il nucleare genera malcontento, ma il governo lo considera necessario

Molti cittadini, a seguito della notizia, hanno espresso forti timori legati ai traumi storici del Paese. L’autorizzazione ufficiale è arrivata il mese scorso, quindi è solo questione di tempo prima che sia operativa. La Tokyo Electric Power, l’azienda che gestisce il nucleare civile, ha scelto di avviare le procedure nonostante le proteste dei residenti locali. Diversi abitanti della zona sollevano dubbi non solo sull’etica, ma anche sul tema della sicurezza. Un cittadino ha espresso un malumore collettivo, sostenendo che la provincia sia a rischio solo per produrre energia destinata a Tokyo. Un malumore che, in realtà, appare condiviso da circa il 60% della popolazione, la quale si dichiara contraria alla riapertura.

I tecnici hanno deciso di trattare con cautela questa delicata fase di transizione, scegliendo di riattivare solo uno dei sette reattori disponibili. Il governo giapponese considera, però, necessaria tale decisione per fronteggiare il deficit energetico che affligge l’economia nazionale. Attualmente, l’obiettivo è di riappropriarsi del nucleare per due ragioni fondamentali. In primo luogo per limitare la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, in secondo luogo per raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050. La riapertura della centrale di Kashiwazaki-Kariwa segna il tentativo del Giappone di bilanciare sicurezza energetica e traguardi climatici. Un traguardo indubbiamente complesso, soprattutto a causa del malcontento pubblico.

Stefania Cirillo