Gioele Dix, l’attore, il comico e l’uomo che parlava sottovoce

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Di Redazione Metropolitan

Gioele Dix
Gioele Dix- Credit: https://www.osservatore.ch/lattore-gioele-dix-al-teatro-di-locarno_23200.html

Gioele Dix nasce il 3 gennaio, e basta. L’attore preferisce rispondere così quando gli viene chiesta l’età, senza specificare l’anno di nascita. Però Gioele Dix ha un anno di nascita, e pure la sua comicità appartiene ad un determinato momento storico: gli inizi del 2000. Attore, comico, scrittore e regista teatrale, Dix offre un’espressione raffinata della realtà italiana. Il dipinto del Belpaese offerto dal comico viene colorato da personaggi della mitologia greca, da automobilisti fermi nel traffico, e da passeggeri pignoli nel treno. Questo cantico contemporaneo, che oscilla fra il sacro e il profano, è sempre rigorosamente intonato sottovoce.

David Ottolenghi, in arte Gioele Dix, decide di fare l’attore a sette anni. La sua carriera però arranca in un primo momento. Comincia lavorando affianco al fumettista e giornalista Bruno Olivieri, con il quale fonda una cooperativa: il Teatro degli Eguali. Collabora assieme a grandi artisti come a Antonio Salines e Franco Parenti, personaggio che ha un ruolo decisivo nel percorso attoriale di Dix. A questo punto la carriera del giovane Ottolenghi, subisce un momento di pausa che viene definito da lui stesso come ‘il vuoto’. Dopo anni di angoscia e inattività esordisce a Zelig, e da lì in poi conquista un posto speciale nel mondo dello spettacolo.

Gioele Dix
Gioele Dix- Credit: https://www.youtube.com/watch?v=FZ3gTl-zUh8

La mitologia recitata sottovoce

Gioele Dix usa figure della mitologia greca per esporre temi di attualità, specialmente temi trattanti la realtà del nostro paese. Opere teatrali come Vorrei essere figlio di un uomo felice, Antologia di Edipo, e Agamennone sono alcune delle rappresentazioni teatrali più alte dell’artista milanese. In Vorrei essere figlio di un uomo felice, Dix ci racconta la storia di Telemaco, il figlio di Odisseo. Telemaco nasce con sua madre Penelope a Itaca, e vive la sua infanzia in costante attesa del padre. La storia del viaggio del figlio di Odisseo alla ricerca del padre, tratto dal quinto canto dell’Odissea, è una splendida metafora della crescita interiore, e la ricerca di se stessi, che viene portata avanti dai figli di personaggi illustri.

Possiamo notare una simile strategia narrativa con lo spettacolo Antologia di Edipo, dove Dix arriva sul palco in ritardo, affannato e impreparato per lo show. Similmente a Vorrei essere figlio di un uomo felice, Dix usa un mito dell’antica Grecia per rappresentare le condizioni attuali del teatro, specialmente in Italia. Dix in questo spettacolo presenta un teatro incapace di organizzarsi, e con una grave carenza di fondi. Lo stesso vale per Agamennone, in cui l’artista interpreta una versione del Re dell’Argolide sconfitta e disillusa. Questa rappresentazione burbera e, a tratti commovente, di Agamennone è una chiara metafora della disperazione vissuta dagli uomini di mezz’età.

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Gioele Dix- Credit: https://www.lastampa.it/milano/appuntamenti/2020/03/20/news/gioele-dix-lo-humour-nasce-anche-dai-momenti-bui-e-puo-aiutare-a-esorcizzarli-1.38612248

Un nome detto sottovoce

“Parenti e amici continuavano a dirmi in continuazione che mi sarei fatto un nome. Ad un certo punto, non vedendo miglioramenti nella mia carriera, decisi di farmelo questo nome”.

Così David Ottolenghi spiega la nascita del suo alter ego. Ebbene, la nascita di Gioele Dix coincide con l’inizio del suo mito. Il nome infatti fu scelto una sera prima del debutto a Zelig, una serata che aprì all’artista la strada per la televisione, e per il successo.

Gioele Dix racconta spesso la sua angoscia giovanile, legata ad un iniziale disinteresse del pubblico per le sue opere. Ad ogni modo, il disinteresse del pubblico si dissipa il giorno del suo debutto a Zelig, che coincide con l’inizio della parte più appagante della sua carriera attoriale.

Gioele Dix
Gioele Dix- Credit: https://www.lastampa.it/torino/appuntamenti/2012/02/29/news/gioele-dix-il-mio-shakespeare-br-tutto-da-ridere-1.36503614

Una visione duplice e contraddittoria del Bel Paese.

Nella satira politica e sociale delle opere di Gioele Dix si possono udire due diverse voci narranti: l’automobilista incastrato nel traffico, e il passeggero pignolo. Questi due personaggi possono essere interpretati come una critica e, contemporaneamente, un apprezzamento del nostro paese. L’automobilista sempre fermo nel traffico, arrabbiato e innervosito, si fa beffe dell’inefficienza delle autostrade italiane.

Questo guidatore frustrato è una chiara critica al modus vivendi dell’italiano medio: sempre pronto a usare qualsiasi escamotage al fine di saltare la coda, e di prevalere sul prossimo. Differentemente, il personaggio del passeggero pignolo, incallito osservatore delle differenze culturali tra i passeggeri di diversa nazionalità, sembra invece esaltare lo spirito italico. Questa è la comicità di Dix: una via di mezzo tra critica ed esaltazione del nostro paese.

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Gioele Dix- Credit: https://www.osservatore.ch/lattore-gioele-dix-al-teatro-di-locarno_23200.html

Un comico che non vuole far ridere

“Sorride poco Gioele Dix, è spesso serio come lo sanno essere solo i comici veri, quelli che si scrivono i testi da soli, quelli che non si sentono mai obbligati a fare ridere l’interlocutore: lo seducono, lo irridono, lo scardinano dai suoi pregiudizi”.

Questo è quello che scrive Marcantonio Lucidi, giornalista del Messaggero, il 5 novembre 1988. Gioele Dix non ride, perché quello di cui sta parlando non è divertente. Dix è un’artista che si muove tra il sacro ed il profano, usando figure della cultura classica come espedienti per raccontare verità contemporanee. Gioele Dix non vuole far ridere.

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a cura di Giordano Boetti