Giovanni Boldini, il pittore italiano che ha ritratto la borghesia e la nobiltà della Belle Époque italiana. Maestro del ritratto, aveva un talento naturale nel rappresentare le donne. Belle, ricche, eleganti ma mai statiche. I suoi ritratti si distinguono proprio per il forte dinamismo e per la spiccata caratterizzazione psicologica. Tante le donne che ha dipinto. Una tra tutte però è forse uno dei suoi capolavori assoluti: il ritratto di Franca Florio. Per la Rubrica Arte di oggi parliamo dell’artista che ha osato “sfidare”, con il ritratto di sua moglie, uno dei più famosi imprenditori italiani ed uno degli uomini più ricchi d’Europa: Ignazio Florio.

Giovanni Boldini, il ritrattista della Belle Époque

Giovanni Boldini, pittore italiano nato a Ferrara nel 1842, era un figlio d’arte. Pur ereditando il  mestiere dal padre, ha un talento enorme e naturale. Diventa ben presto un acclamato pittore tra la classe sociale alta del periodo. Incline alla bella vita mondana, si trasferisce a Parigi ed è qui che diventa l’interprete assoluto del mondo femminile della Belle Époque europea. Le sue frequentazioni borghesi gli garantirono grande fama come talentuoso ritrattista di personalità culturali. Animo piuttosto inquieto e non particolarmente incline a regole e costrizioni, non riuscirà mai a portare a termine gli studi. Viaggerà però molto e grazie alle frequentazioni con altri artisti svilupperà la sua cifra stilistica. 

I Macchiaioli lo introducono  alle nuove tecniche da loro esplorate. A differenza loro, però, preferì concentrarsi sulla ritrattistica. Iniziò così a produrre ritratti di numerosi amici e colleghi pittori, creandosi una fitta rete di contatti che lo aiutò molto nella sua attività. Dopo diversi viaggi, Boldini decide di trasferirsi definitivamente a Parigi nel 1871. Da amante della vita mondana, si stabilì nel quartiere di Montmartre ed iniziò a frequentare il Café de la Nouvelle Athènes. Qui erano soliti riunirsi gli artisti che poco dopo avrebbero dato vita al movimento impressionista. Nonostante tutti questi stimoli, il pittore italiano rimane fedele al suo stile. 

Giovanni Boldini ritrae Donna Franca Florio

Giovanni Boldini_ritratto di Franca Florio_particolare della versione del 1901_photocredit:wikipedia
Giovanni Boldini_ritratto di Franca Florio_particolare della versione del 1901_photocredit:wikipedia

Ritrattista per eccellenza, ci ha regalato delle tele straordinarie in cui i personaggi ritratti sembrano prendere vita. Non sembra di ammirare un quadro ma di avere davanti la persona che il pittore ha immortalato. Il volto della persona raffigurata era il centro focale di tutta la tela. Sempre diversi, i suoi quadri però avevano dei dettagli in comune. Il profilo elegante, il focus sul collo e le spalle, spesso scoperte se si trattava di un ritratto di signora, la minuzia di particolari nel ritratte gli abiti. Caratteristiche che non sempre erano gradite ai suoi colleghi. La considerazione di Boldini presso i suoi contemporanei è stata, infatti, controversa. Alcuni di loro, pur riconoscendo il suo talento, non lo consideravano un vero artista ma più un interprete di moda. 

E a proposito di ritratti femminili, uno dei più riusciti e chiacchierati ancora oggi è sicuramente il ritratto di Donna Franca Florio. Amatissima nobildonna della Belle Époque palermitana, Franca Florio era la moglie dell’erede di casa Florio, Ignazio. Il ritratto fu commissionato all’artista nel 1901 proprio dal marito, il potente imprenditore palermitano. Il dipinto oggi è considerato uno dei capolavori di Boldini più ammirati di sempre. Ma la storia di questo capolavoro è tutt’altro che chiara e semplice. Per quasi un secolo si è creduto nell’esistenza di almeno due versioni del dipinto. Ma mai nessuna prova era saltata fuori. La verità arriva grazie agli esperti e alla riflettografia.

Un ritratto, tre versioni

Giovanni Boldini_ritratto di Franca Florio_3 versioni_photocredit:wikipedia
Giovanni Boldini_ritratto di Franca Florio_3 versioni_photocredit:wikipedia

Franca Florio, una bellezza straordinaria ed una personalità ancora più ammirevole. Donna forte e coraggiosa nonostante tutto, era la “regina” della Palermo di fine ‘800 e inizi ‘900. Una donna così non poteva non essere immortalata dal più grande pittore dell’epoca. E così nel marzo del 1901 Don Ignazio Florio ospitò nella sua dimora a Palermo Giovanni Boldini. Gli commissiona il ritratto di sua moglie Donna Franca Jacona di San Giuliano. Boldini dunque la ritrasse con uno dei suoi favolosi abiti. E già qui iniziano le prime controverse versioni. Partiamo col dire che l’originale del 1901 non esiste più. La copia che oggi viene esposta è datata al 1924 ed è l’unica esistente. Ma in realtà sono esistite ben tre versioni, tutte sullo stesso supporto, sovrapposte, e questo ha creato per anni molta confusione. 

Tutto gira intorno all’abito indossato da Donna Franca. Grazie ai raggi X, si è potuto capire che In principio aveva maniche lunghe con intarsi sui polsi, una gonna sontuosamente decorata e un décolleté impreziosito da ricami. Boldini però omise di dipingere un accessorio importante che era a corredo dell’abito: la pettorina di merletto con collo alto. Pare che questa scelta abbia suscitato l’ira di Don Ignazio. Per anni si era creduto quindi che la versione originale del dipinto fosse quella che si vede in una fotografia scattata nello studio del pittore tra il 1908 ed il 1912. Boldini è in posa davanti alla tela, che vede ritratta Donna Franca con un abito scollato, con braccia e caviglie scoperte e addirittura una spallina abbassata.

La verità sul ritratto di Giovanni Boldini a Donna Franca Florio

Tutto falso! Oggi, grazie alle tecnologie e agli studi approfonditi di alcuni esperti, si è fatta chiarezza. La prima versione del dipinto, quella del 1901, è quella che vede Donna Florio indossare un magnifico abito a maniche lunghe. Il disappunto di Don Ignazio era semplicemente una questione di convenienza dell’atteggiamento poco adatto ad una Signora della Palermo del primo ‘900. Disappunto condiviso dagli spettatori che andarono ad ammirare il dipinto che poi Boldini espose alla Biennale di Venezia. Molto probabilmente, quindi, dopo l’autunno del 1903, al termine della Biennale, Boldini si fece rimandare il dipinto per rimediare con qualche modifica. Ecco che la foto del pittore nel suo studio, mostra la versione intermedia tra l’originale e la modifica definitiva. 

La linea dell’abito viene fatta scivolare lungo i fianchi. Non è più così stretta in vita come appariva nella precedente versione. La gonna, però, diventa sensibilmente più corta e la spallina destra scende, registrando il radicale cambiamento della moda avvenuto negli anni diciotto/venti. Spallina che però nella versione definitiva, l’ultima esistente tutt’ora, quella del 1924, viene decisamente ingrandita per non lasciare così scoperta la spalla. A prescindere da tutto però, il ritratto è un vero capolavoro e ben raffigura la figura di quella che è stata nella sua epoca la donna più influente di Palermo e non solo. Sull’abito si è discusso a lungo ma il vero focus del dipinto è il volto. Fiero, consapevole e bellissimo, con lo sguardo rivolto lontano, pensoso. Degno di una figura così importante. D’Annunzio, dopo averla conosciuta, disse di lei: “L’unica. Una creatura che svela in ogni suo movimento un ritmo divino”.

Ilaria Festa

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