Dopo il successo di Il ragazzo e l’airone, il fantastico universo dello Studio Ghibli torna nelle sale per omaggiare il suo co-fondatore Isao Takahata. La rassegna estiva Un mondo di sogni animati, anima i cinema italiani, dal 4 al 31 Luglio, con i capolavori del maestro della sperimentazione animata. Per la prima volta sul grande schermo, le opere del genio di Takahata sono pronte a riabbracciare vecchi amici ed incontrare per la prima volta un pubblico nuovo.

Isao Takahata: talento, arte ed amore per il Giappone

Maestro ed amico intimo di Hayao Miyazaki, con il quale ha lavorato sin dai tempi della Toei Animation, Isao Takahata si distingue, nel corso della sua carriera, per la sua originalità e sete di sperimentazione. Nelle sue scelte artistiche e di regia, ha sempre seguito la sua voce, anche a costo di opporsi alle tendenze della cultura pop. In maniera impenitente ha regalato al suo pubblico una bellezza delicata fusa ad una crudezza del reale, in grado di formare una poesia coerente e commovente.

Nella conduzione di una linea artistica che va al di là del tempo, Isao Takahata ha reso protagonista il suo Giappone. Comprendendo a pieno la dualità dell’esistenza, l’artista ha saputo analizzare le due nature della sua patria. Omaggiando la sua bellezza e la sua tradizione, criticando l’indifferenza sociale e le gerarchie, mostra un’immagine del Giappone complessa e sublimata, come attraverso gli occhi di un genitore che sà ammonire senza mai smettere di amare.

La storia della principessa splendente (2013)

La storia della principessa splendente è una celebrazione della mitologia e della tradizione. Scegliendo come matrice il più antico racconto immaginario in prosa della storia giapponese, il Taketori Monogatari (Storia di un tagliatore di bambù), Takahata decide di omaggiare il passato dando alla luce un’opera che non tradisse il racconto ma fosse in grado di rinnovarlo. Kaguya, trovata da bambina all’interno di un fusto di bambù, dopo aver vissuto la sua infanzia nella natura incontaminata, è costretta dal padre a vivere la vita di corte, incontrando una serie di pretendenti.

Il racconto femminista analizza, in una proiezione moderna di una situazione arcaica, le restrizioni imposte alla volontà delle donne. Il padre, all’inizio fondatore familiare, subisce una metamorfosi negativa: questa pone le sue basi, non in una crudeltà di intenzioni, ma in una completa cecità. Il capo famiglia, così come l’intera società, non vede la ragazza, non si cura dei suoi desideri, della sua speranza di un ritorno al paesaggio idilliaco. Le scelte di regia pongono luce sull’ impotenza di un personaggio per il quale è molto facile avere empatia. La trasformazione avvenuta una volta raggiunto il palazzo, da una vita priva di costrizioni formali ad una che richiede il rispetto di canoni prestabiliti, così come le riprese della giovane coperta da tende durante il ricevimento dei pretendenti, contribuisce a creare un forte senso di claustrofobia.

Il comparto tecnico è poi l’altro elemento vivo dell’animazione che aiuta il pubblico ad immergersi nel mondo rappresentato. Ai colori sgargianti e alla dinamicità dei classici dello Studio Ghibli, Takahata contrappone, di nuovo, la solennità della tradizione. Il maestro sceglie, infatti, come impalcatura delle sue scelte stilistiche, la classica pittura ad inchiostro ed acqua, tipica dell’arte orientale. Questa è accompagnata da colori tenuti, tendenti alla tinte pastello. La scelta mai saturata ha permesso di lasciare ampi spazi bianchi, riuscendo nell’obiettivo di cogliere lo spessore culturale del racconto.

Pioggia di ricordi (1991)

Una nuova critica sociale, questa volta più sottile, apre un’altra pellicola in cui l’elemento naturale rappresenta la casa in cui vivere in pace. Pioggia di ricordi, ha come protagonista la giovane Taeko. Questa donna di 27 anni sarebbe, per la società giapponese, considerata troppo grande per non essere ancora sposata. Takahata la ritrae come una lavoratrice, nubile, che fugge nella campagna di Yamagata per scappare dalla vita d’ufficio di Tokyo. La potente storia descrive una dimensione aliena, sia fisica che mentale, in cui entra il personaggio. Questa è in grado di innescare una “pioggia di ricordi”, dal sapore dolce e nostalgico. I colori luminosi del passato richiamano una vita semplice, vissuta attraverso le lenti della purezza dei bambini, mentre quelli più scuri del presente sono figli di un rumore, in cui il silenzio non trova più posto.

La capacità di regia trionfa anche nella frammentazione narrativa. Ogni piccolo dettaglio genera un ricordo che ricostruisce la storia di Taeko e fornisce giustificazioni in un percorso conoscitivo che è animato dalla natura. Questi elementi, come la lavorazione dei fiori rossi usati come tintura, contribuiscono ad immergere l’audience in uno stato di sospensione sublime. In Pioggia di ricordi, l’uomo è descritto come singolo che, vivendo a contatto con la natura, nel rispetto degli altri abitanti, si nobilita, diventando tassello fondamentale per l’armonia dell’ecosistema. Tramite scelte stilistiche, come le pause ed i fotogrammi immobili, Takahata propone una dimensione di contemplazione per il fiorire della vita, guardato con amore.

La tomba delle lucciole (1988)

La tomba delle lucciole - Photo Credits: comingsoon.it

La tomba delle lucciole è sicuramente la pellicola più straziante e critica delle produzioni dello Studio Ghibli. Il drama storico racconta la storia di Seita e Setsuko che tentano di sopravvivere durante gli ultimi mesi della Seconda Guerra Mondiale. Takahata pone in quest’opera un grido di condanna. All’esplorazione dell’innocenza dei fratelli, orfani senza casa dopo la morte della madre, affianca un inno contro ciò che la guerra è: il fallimento della società nel proteggere la propria gente. Questo fallimento è perfettamente rappresentato dalla totale indifferenza delle persone che entrano in contatto con i protagonisti. La normalizzazione del cinismo è resa cruda e tangibile in un’opera che strazia il cuore.

Nel proteggere l’innocenza della sorella più piccola, Seita si trova a perdere sempre di più la propria, in una realizzazione che non può essere arrestata. Costretto a rubare per trovare del cibo, deciso a scappare dalle costrizioni gerarchiche, Seita combatte finché l’illusione lo permette, di fronte ad un mondo che non si cura delle proprie vittime. Il vero lume della speranza per il futuro si accede nei personaggi grazie a delle lucciole, portate nella caverna da loro abitata, per illuminarla. In una metafora che preannuncia il passaggio dell’intera animazione verso toni più scuri, la fede viene presto estirpata. Il danno irreversibile, la decisione volontaria di cancellare gli orrori storici e così dimenticarne i caduti, la crudeltà del popolo, vengono denunciate, in maniera lucida e lacerante da Isao Takahata, con l’intenzione di ricordare l’importanza di proteggere le lucciole.

Pom Poko (1994)

Un’altra storia in cui sono protagonisti i vinti. I tanuki di Pom Poko, creature del folklore giapponese simili ai cani procione, abitanti di Tama, si scontrano con la modernità di Tokyo. Nella bizzarria ed eccentricità della narrazione, la guerra trova di nuovo spazio. I tanuki mostrano la propria volontà di resistere, contro la cementificazione, alla distruzione della propria casa. Takahata sceglie di immortalare la crudeltà della trasformazione del nuovo sistema d’azione. La storia parla di combattenti che non conosco le atrocità delle nuove armi e l’impersonalità delle nuove tecniche che permettono di non dare nomi alle vittime cadute.

La lotta contro i soprusi prende vita grazie alla volontà dell’artista di immergere, nuovamente, il proprio lavoro, in maniera chiara e diretta, nel dibattito politico, denunciando la ferocia della modernità. I tanuki, infatti, con la loro abilità di mutare forma e trasformarsi in umani, non sembrano essere in grado di copiare l’avidità dell’uomo. Ai protagonisti del mondo naturale, alla loro vitalità, non potranno mai appartenere le capacità distruttive di chi ha come obiettivo quello di trasformare tutto in produzione artificiale. L’ingenuità dei tanuki, la loro voglia di celebrare e la loro allegria rappresentano anche il seme dalla loro sconfitta. Il Giappone della tradizione non riesce a resistere nel percorso verso l’industrializzazione.

Il messaggio di Takahata: la lotta non è mai invano

L’arte del maestro Takahata è viva e struggente, chiara e nobilitata. Le sue scelte artistiche seguono in maniera lineare i valori che sono rappresentati sullo schermo. Anche nelle tinte fosche si ritrova un messaggio di incoraggiamento. La distruzione da parte dei poteri forti, nell’ottica di Isao Takahata, non spezza i valori che hanno generato la lotta. La sconfitta non rende mai, infatti, lo scontro inutile. La battaglia contro il capitalismo in Pioggia di Ricordi, quella contro la società patriarcale e le catene di un destino già scritto in La storia della principessa splendente, lo scontro diretto contro la società in La tomba delle lucciole ed infine quello contro il progresso in Pom Poko, non sono sterili. I protagonisti di Takahata non vogliono rinunciare alla vita. Questi rispondono con energia per ricordare che l’onestà non è un’illusione e la resa non è ammessa.

Francesca Cramerotti

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