Gli Epstein files stanno facendo pian piano emergere nuove verità in merito ai legami tra il consulente finanziario, morto suicida nel 2019, e diverse personalità israeliane. In base al contenuto dell’ultima tranche di documenti, desecretata dal Dipartimento di Giustizia, sono in molto a pensare che Jeffrey Epstein abbia avuto rapporti molto stretti e ambigui con il Mossad, i servizi segreti esterni di Israele.

Il collegamento più evidente tra il criminale e il Paese passa per Ehud Barak, primo ministro tra il 1999 e il 2001. Nei files figurano decine di email tra Epstein, Barak, sua moglie Nili Priel Barak e diversi collaboratori. Per anni, il finanziere statunitense avrebbe messo a disposizione dei coniugi un proprio appartamento in centro a New York, dove trascorrevano mesi interi. La coppia faceva diverse richieste staff di Epstein: far trovare loro la spesa pronta, installare una connessione internet più veloce, farsi recapitare un pianoforte d molto altro. Dopo il secondo arresto del pedofilo, Ehud Barak disse che avrebbe preferito «non averlo mai incontrato», e cercò di minimizzare i loro rapporti.

L’«appartamento di Ehud» era parte di un complesso di abitazioni nello stesso stabile, gestiti dallo stesso Epstein: alcune di esse erano riservate agli «ospiti»; altre erano invece destinate alle «ragazze», che lui stesso portava alle feste per fare favori sessuali ai presenti. Epstein provò a servirsi della loro amicizia per organizzare un incontro con il presidente russo Vladimir Putin che, tuttavia, non ebbe mai luogo.

Netanyahu nega che Jeffrey Epstein fosse un agente segreto

Le nuove rivelazioni stanno scuotendo il governo. Barak è un politico di centrosinistra ed è tra i principali oppositori del primo ministro Benjamin Netanyahu. Il premier ha scritto sui social media che i rapporti con Epstein mostrano come l’avversario avrebbe cercato di «danneggiare la democrazia di Israele».

Nello stesso post ha poi smentito la teoria secondo la quale il consulente sarebbe stato un agente segreto israeliano. Epstein era nato da genitori ebrei, ed era cresciuto a Sea Gate, una comunità prevalentemente ebraica a Brooklyn. I suoi rapporti con l’élite politica e finanziaria mondiale avevano insospettito molti già anni fa, al punto da spingerlo a scrivere a Barak, scherzando, «metti in chiaro che non lavoro per il mossad :)».

Il padre di Ghislaine Maxwell e i legami con Israele

A destare sospetti in merito ai collegamenti tra Epstein e Israele è, inoltre, la sua ex compagna e complice, Ghislaine Maxwell, che sta scontando una condanna a vent’anni di detenzione. Il padre della donna, Robert, era un ricchissimo editore britannico di origine ebrea, proprietario di giornali, televisioni e radio. Era stato uno dei principali sostenitori della nascita dello Stato israeliano, finanziandolo con ingenti somme di denaro, ed era stato a lungo sospettato di essere legato all’intelligence.

L’imprenditore morì nel 1991 al largo delle Canarie, annegando a poca distanza dal suo yacht. Dopo la sua scomparsa, emersero debiti da centinaia di milioni di sterline di debiti, e le autorità scoprirono come si fosse appropriato illecitamente dei fondi pensione dei suoi dipendenti. Questo alimentò notevolmente alcune teorie secondo cui Maxwell avrebbe provato a ricattare il Mossad, che lo avrebbe poi fatto uccidere.

Epstein sembrava essere convinto di questa ipotesi: in una mail risalente al 2018, scrisse infatti che Robert Maxwell «was passed away», letteralmente «è stato morto»: una forma ambigua per fare riferimento a un possibile omicidio. La relazione con la figlia dell’editore, Ghislaine, non fa che accrescere l’idea che, in qualche modo, lui stesso stesse cercando di entrare nelle grazie dei servizi segreti israeliani.

Federica Checchia