“I miei stupidi intenti” è il romanzo d’esordio del ventisettenne Bernardo Zannoni, pubblicato per Sellerio nel 2021, e ha per protagonista una faina di nome Archy. Vincitore del Premio Campiello, racconta la feroce vita nel bosco dal punto di vista di un mustelide antropomorfizzato, protagonista e narratore del romanzo.
Il giovane Archy trascorre le sue giornate assistendo ogni giorno allo spettacolo spietato della natura. Sono scarse le sue possibilità di sopravvivenza. E’ zoppo e sua madre ha altri cuccioli da nutrire controvoglia; per Archy è subito chiaro che nulla sarà mai facile. Diventato inutile per la madre, a causa dei suoi modi sbadati, la giovane faina viene venduta alla volpe Solomon in cambio di due polli. Durante la sua esistenza incontrerà l’amore, la violenza, la paura, l’amicizia e la morte, personificate dai tanti personaggi che lo spingeranno alla ricerca di sé e del senso della vita.
Ma sono animali o uomini quelli di cui parla Zannoni?

E’ la domanda che ci si pone continuamente durante la lettura. Le tane degli animali del bosco infatti sono dotate di porte, finestre e utensili. E le istituzioni sociali ed economiche appartenenti al mondo umano – anche se in forma rudimentale – condizionano spesso le scelte dei personaggi. Sembrano esseri civilizzati per metà: comunicano in un’unica lingua – solo alcuni per altro, le galline ad esempio sono escluse dall’idioma – ma al contempo quello che li spinge a vivere è l’istinto di sopravvivenza. L’espediente narrativo utilizzato da Zannoni non è nuovo, sono molti gli autori che vengono in mente quando si parla di animali antropomorfi in chiave allegorica.
Dalle favole di Fedro ed Esopo, figlie dell’antichità, fino alla modernità di Orwell con La fattoria degli animali o ai film di animazione più contemporanei di Miyazaki. Ma mentre in questi casi la trasformazione degli uomini in animali si risolve in un’assimilazione totale – per cui sembrano semplicemente degli esseri umani travestiti da animali – nel romanzo di Zannoni ciò che emerge è una fortissima dicotomia. Una parte umana – razionale e riflessiva – e una istintuale, fortemente ferina. Quest’ultima sembra essere tenuta a bada in alcuni personaggi, mentre in altri emerge in tutta la sua crudeltà.
Gli stupidi o (forse confusi?) intenti di Bernardo Zannoni e di Archy
L’irrisolutezza coinvolge il protagonista Archy. Egli alterna momenti profondi e sentimentali – ad esempio le riflessioni sull’amore e sull’amicizia – ad atteggiamenti mossi dall’indole animalesca più pura. Il contrasto si fa poi più lieve quando Archy incontra la volpe Solomon – più emancipato di lui – che gli insegna a leggere e a scrivere e lo avvicina alla fede. Un romanzo di formazione quindi? Oppure un inno alla civilizzazione? L’ambiguità delle tematiche mescolate insieme rende difficile la comprensione di questi ‘’stupidi intenti’’. Intenti che poi così tanto stupidi non sono – viste le questioni pretenziose affrontate: dall’esistenza di Dio a quella dell’amore e della morte – piuttosto appaiono confusi. Anche i nomi di alcuni personaggi sono solenni e ricercati, attinti dal repertorio religioso e biblico.
Intenzioni criptiche, tranne una
L’unica intenzione che sembra essere chiara è un particolare interesse per la Parola e il potere della sua trasmissione scritta. La scrittura – che la giovane faina apprende dal maestro Solomon – diventa per Archy una forma di crescita e al contempo una presa di coscienza. E’ anche un modo per elaborare il passato e narrare la storia della propria vita che solo in quel momento acquista un valore.
Ma se è davvero questo l’intento dell’autore – ossia valorizzare le nobili finalità della letteratura – perché dedicargli così poco spazio all’interno del racconto? Ci sono forse altre intenzioni meno evidenti da considerare? La conoscenza è forse una condanna? L’ignoranza è una forza? Queste e altre sono le questioni esistenziali poco argomentate o comunque ben nascoste. Una narrazione coinvolgente e affascinante dunque, sicuramente ambiziosa e originale ma che zoppica – come il protagonista – quando si avvicina al senso profondo che rimane criptico e inafferrabile.
Alessia Ceci
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