I punti più complicati della trattativa e nei negoziati in corso, soprattutto per Donald Trump, è che l’Iran “non possa mai avere l’atomica”, arma che Teheran nega di voler sviluppare, mentre continua invece a rivendicare il diritto di arricchire l’uranio per scopi civili. Secondo gli ispettori internazionali citati dal New York Times, l’Iran ha in totale circa 11 tonnellate di uranio arricchito che, con ulteriore lavorazione, potrebbero permettere di sviluppare fino a 100 armi nucleari. I media Usa hanno riportato che, nel primo round di colloqui a Islamabad, Washington ha chiesto alla controparte di stoppare il programma di arricchimento per 20 anni. Gli iraniani, da parte loro, avrebbero aperto a una pausa di cinque anni al massimo.
Altro nodo indicato è quello dell’arsenale missilistico iraniano. Gli Stati Uniti puntano a limitare le capacità dell’Iran di ricostruirlo, dopo i danni infitti dalle recenti campagne israelo-statunitensi, e svilupparlo ulteriormente.
Washington sta anche facendo pressione sui tagli dell’Iran ai sostegni alla rete di alleati regionali (Hezbollah in Libano, Houthi in Yemen, Hamas a Gaza e le milizie in Iraq). Tuttavia, al momento non ci sono segnali su questa linea da parte di Teheran.
La situazione resta di alta tensione nello Stretto di Hormuz, cruciale per il commercio internazionale, e la questione è quella di più stringente attualità. Dopo il primo round di colloqui a Islamabad e l’imposizione da parte degli Stati Uniti di un blocco navale nell’area, Teheran si è mostrata non disposta a intraprendere nuovi negoziati diretti finché tale misura resterà in vigore. Allo stesso tempo, l’Iran stesso ha imposto a sua volta un blocco di fatto sullo Stretto di Hormuz, disseminandolo di mine e consentendo solo a un numero limitato di navi di attraversarlo previo pedaggio, con il conseguente caos per i mercati energetici globali. L’esercito iraniano, sabato, ha dichiarato che risponderà se gli Stati Uniti manterranno il blocco dei porti iranian





