Non tutte le ripartenze coincidono con la fine di una storia d’amore o con il cambio di città, molto spesso la ripartenza coincide con un atto di coraggio, con l’audacia di ammettere che il proprio posto di lavoro non sia più un luogo sano. Il cinema da sempre indaga il tema del licenziamento e a tal proposito indaghiamo la sua fenomenologia in due film: il più recente No Other Choice e Tra le Nuvole. Il dramma dell’ignoto, da una parte, e il senso di libertà, dall’altro.
Cosa vuol dire licenziarsi?
Se pensiamo ai nuovi inizi, come quelli che il nuovo anno ci porta a desiderare, pensiamo a tante e diverse situazioni: la fine di una storia d’amore, un trasferimento, un viaggio, il cambio di una facoltà. Tra tutte queste ripartenze c’è anche il licenziamento. Quando è stato meditato, sofferto e poi realizzato cambia la nostra visione del mondo, il tempo scorre diversamente e il focus su di noi si fa più intenso e consapevole. Uscire da una condizione tossica e infelice sul posto di lavoro può essere la più appagante, nonostante le rinunce, delle soddisfazioni personali. Indaghiamone la fenomenologia e soprattutto come il cinema ha saputo raccontarlo.

‘No Other Choice’: licenziarsi dopo 25 anni di lavoro
Andando a ritroso, e quindi, partendo dal film più recente, scegliamo di porre il focus che merita su un film attualmente in sala. ‘No Other Choice- Non c’è altra scelta’, è la pellicola drama-comedy diretta da Park Chan-wook, che è anche co-produttore e co-sceneggiatore. Il lungometraggio è tratto dal romanzo di Donald E. Westlake, The Ax, del 1997, e parla del coraggio di ripartire, specialmente dopo aver radunato aver perso il lavoro. Il protagonista perde il lavoro, per un taglio improvviso del personale, dopo 25 anni di servizio e si ritrova presto a mettersi in gioco per riuscire a sgomitare dinuovo nel mondo del lavoro, un mercato affamato e competitivo. Questo frenetico thriller coreano esplora la fenomenologia emotiva dopo il licenziamento e il rapporto tra lavoro e tecnologia attraverso l’umorismo, spesso necessario, e il dramma.

‘Tra le nuvole’: il film sul licenziamento che ne sublima la paura
Tra le Nuvole è un film comedy in cui il protagonista, un affascinante uomo d’affari, Ryan, interpretato da George Clooney, fa dell’aeroporto e degli hotel last minute la sua vita. Vive con pieno impegno e dedizione il suo ruolo di ‘licenziatore’. Forma e affianca i futuri ‘licenziatori’ del lavoro, tra cui Natalie, per insegnare loro le migliori tecniche comunicative con cui comunicare la fine forzata del rapporto lavorativo. Durante il suo tutoraggio, Natalie scopre non solo di essere un’ottima dipendente, ma anche di saper distinguere cosa faccia per lei e cosa è stata costretta a fare contro la sua volontà. I licenziatori seriali ironizzano su un tema delicato nella prima parte del film, ma poi la pellicola cambia tono e tutto è affrontato con più delicatezza. I protagonisti sono chiamati, tutti, ad essere sinceri co sé stessi.

Il coraggio di cambiare strada
Il tema del licenziamento spinge i personaggi a guardarsi dentro. Tuttavia il cambio improvviso del proprio lavoro può portare uno scombussolamento emotivo non indifferente. Specie se imposto da terzi. Se il licenziamento di No Other Choice pone il protagonista davanti al disorientamento, Natalie di Tra le Nuvole rinasce e riscopre sé stessa. Verso la fine del film, infatti, Natalie e Ryan scoprono che una delle donne da loro licenziata si è tolta la vita (come aveva minacciato, non creduta). E’ importante per noi che Natalie, proprio dopo esser stata formata, si licenzi. Cosa succede? Qual è il motivo? Il viaggio al fianco del suo coach le fa scoprire la sua vera indole, e le dinamiche lavorative di cui non vuole assolutamente esser parte. Il film termina con un’ala d’aereo e il licenziamento diventa lo sposalizio tra il coraggio e la vera via per la scoperta di sè.
L’ultimo saluto a Miranda
Molto tutto questo ricorda Andy del Diavolo Veste Prada, che lascia sulla pelle dello spettaore un senso di libertà, proprio nell’iconica scena in cui la protagonista scende dall’auto e lascia Miranda, sicura che la sua stagista resti in quel mondo. Ancora tutto da mettere in discussione in vista del sequel Il Diavolo Veste Prada 2, prossimamente al cinema. Ma di tutto questo ci resta un certezza: il licenziamento è un momento di resa dei conti, di estrema sincerità e rispetto verso sé stessi, oltre ogni paura e confusione che rechi all’anima. Niente vale più di questo, e il cinema ha sempre saputo raccontarlo con delicatezza e intelligenza.
Doriana Gatta





