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Il fondatore di Patagonia cede l’azienda ad associazioni ambientaliste

Il CEO e fondatore di Patagonia, azienda leader nel settore di abbigliamento e accessori per gli appassionati del mondo del climbing, cede il 98% delle azioni ad associazioni ambientaliste. Così ha deciso Yvon Chouinard, che aveva iniziato la propria fortuna come semplice artigiano e si è ritrovato in breve tempo tra le vette del mercato di settore. “La terra è il nostro unico azionista” ha dichiarato l’ottantatreenne americano in una lettera pubblicata sul sito ufficiale del brand. L’alpinista è sempre stato vicino al mondo dell’ambientalismo, decidendo, fin dalla fondazione – risalente a 50 anni fa – di destinare l’1% del ricavato ad associazioni e Ong a tutela dell’ambiente e contro il cambiamento climatico. Ora la sua scelta radicale dividerà la totalità delle sue azioni in questo modo: il 2% al Patagonia Purpose Trust, e il restante 98% alla nuova no-profit Holdfast Collective.

Yvon Chouinard propone un nuovo modello di capitalismo ambientalista: Patagonia riserverà gran parte del proprio ricavato ad associazioni no-profit ambientaliste

Yvon Chouinard, fondatore di Patagonia

La scelta dell’alpinista e fondatore di Patagonia è virtuosa e isolata, soprattutto nel contesto economico di oggi. Mentre le grandi industrie e i brand spingono verso un accumulo di capitale vertiginosamente progressivo, la particolarissima “opzione Chouinard” è un provvidenziale fascio di luce nelle tenebre. Se il green-washing – la scelta delle multinazionali di adoperare una comunicazione che insista sulla propria, spesso esagerata, ecosostenibilità – prende sempre più piede, le parole del fondatore di Patagonia sembrano quasi messianiche: “speriamo che questo influenzi una nuova forma di capitalismo che non si risolva con pochi ricchi e un sacco di poveri, stiamo cedendo la massima quantità di denaro a persone che stanno lavorando attivamente per salvare questo pianeta”.

L’azienda continuerà a vendere con profitto i propri prodotti, considerati il gold-standard tra gli alpinisti e gli escursionisti professionisti e non, ma riservando tale profitto a chi si occupa attivamente della salvaguardia degli ecosistemi e dell’ambiente. Una scelta che, va sottolineato, non comporta alcuno sgravio fiscale o vantaggio economico di sorta, anzi: la scelta di riservare il 2% delle azioni al Patagonia Purpose Trust comporterà il pagamento di circa 17 milioni di dollari di tasse. La decisione di Yvon Chouinard ha senso: non possono esistere gli alpinisti in un mondo devastato dal cambiamento climatico, e senza ghiacciai il paesaggio alpino diverrebbe uno scenario brullo e asettico. Chouinard ci conferma che un modello diverso di sviluppo, in fin dei conti, è possibile.

Alberto Alessi

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