Il 17 febbraio è conosciuto in Italia come Cat Day, la giornata nazionale del gatto. L’essere dalle sette o nove vite, amico dell’uomo da oltre 10.000 anni, ottimo cacciatore e animale libero, agile e curioso.
Bastet e la città di Bubasti: il gatto è sacro in Egitto

L’usanza di addomesticare i gatti nasce nelle terre della Mezzaluna Fertile. Nel corso del tempo si imparò ad apprezzarne l’utilità per eliminare roditori e serpenti: i Fenici, mercanti arguti, tramandarono l’usanza di portare sempre un gatto a bordo delle loro navi, per assicurarsi che i topi non rovinassero i carichi.
Nell’antico Egitto, il gatto (Mau) era animale sacro. Simbolo di grazia e benevolenza, personificazione dell’istinto naturale. Gli Egizi lo ritenevano la manifestazione terrena di Bastet, dea del canto, della danza, dell’amore e della fertilità. Inizialmente si immaginava Bastet con la stessa natura protettiva e aggressiva della dea-leonessa Sekhmet, idea che lasciò il posto all’immagine rassicurante della dea-gatta: era frequente che le donne in gravidanza indossassero un amuleto raffigurante Bastet circondata da un numero di gatti pari a quanti figli desiderassero avere. Bubasti fu la città fulcro del culto, con un tempio circondato dall’acqua: i miti raccontano di una leonessa caduta in acqua e trasformata in gatta.
Secondo la testimonianza di Erodoto, quando un gatto moriva veniva imbalsamato e i padroni di casa recidevano le sopracciglia. Alla nascita, ogni bambino doveva essere consacrato a Bastet con un piccolo taglio che mescolasse il sangue a quello di un felino.
La natura sacra ad essi attribuita ne vietava qualsiasi commercio. Divieto che fu spezzato dai Greci, i primi a venderli a Romani, Britanni e Galli. Chi feriva in gatto, in Egitto, rischiava la condanna a morte (Diodoro Siculo fu testimone oculare di tale punizione). I Romani, in seguito, introdussero delle leggi per tutelare i felini, sacri alla dea Diana che pare assunse le sembianze di un gatto per sedurre il fratello Apollo. Qui non furono divinizzati come in Egitto, ma di certo divennero la compagnia preferita delle matrone e il focus di tutti i commercianti che amarono sperimentare incroci tra le razze più disparate per ottenerne altre sempre più pregiate.
Gatti e leggende: dalla Norvegia alla Birmania
Norvegese è il culto della dea Freya, sempre raffigurata su un carro trainato da due enormi gatti dal pelo lungo, mentre vaga in cerca dell’amato Óðr. Il mito del Gatto di Eliopoli tramanda l’idea del gatto come ipostasi del Dio Sole, protettore della sua luce durante la notte e perennemente in lotta con il demone-serpente Apopi. In Birmania la leggenda tramanda che durante un attacco al tempio della dea Tsuyn-Kyan-Kse, il sacerdote Mun-Ha venne ucciso, e il gatto Sinh, saltando sul suo corpo e puntando gli occhi su quelli color zaffiro della dea, attirò a sé l’anima del defunto assumendo sembianze umane.
Gatti perseguitati: la Chiesa e il marchio di sventura
Mentre la cultura islamica guardava con simpatia ai felini, ricordando l’episodio di Maometto salvato da una gatta soriana dal veleno di un serpente, la religione cristiana decise di demonizzarli. Sebbene i testi biblici associassero la Vergine all’amore per i felini, la Chiesa fu la rovina della loro specie. Il gatto divenne prova di stregoneria, e per tutto il Medioevo i gatti vennero torturati e uccisi nei modi più efferati.
In particolare i gatti neri, associati all’oscurità: e pensare che in Egitto proprio l’associazione alla notte rendeva il gatto nero il prediletto! L’associazione all’oscurità potrebbe provenire dal fatto che l’occhio del gatto si adatta benissimo alla mancanza di luce, e muta a seconda di essa. Nella bolla del 1233, Papa Gregorio IX decretò i gatti neri come stirpe demoniaca. Il folklore popolare ha acuito con ossessioni superstiziose il giudizio sui gatti neri, nell’immaginario collettivo ritenuti portatori di sventura.
Si dovrà attendere Santa Gertrude di Nivelles, monaca benedettina del VII secolo, per una riabilitazione dell’essere felino, di cui la Santa è protettrice.
Simbologia del gatto: tra furtività e spiritualità
Cantati come modello per i cacciatori, in furtività, nelle leggende degli indiani d’America, i gatti erano ritenuti un punto di contatto con l’universo extrasensoriale per la loro capacità di udire gli ultrasuoni, intuire gli ostacoli e le variazioni atmosferiche e magnetiche. Sempre raffigurato al fianco degli alchimisti, il gatto è associato alla Luna, alla terra, al femminile e al notturno: gli veniva attribuita la funzione di catalizzatore di energie negative. Sensualità e imprevedibilità, per le movenze, e meditazione per il suo essere silenzioso. In Giappone il gatto divenne emblema di spiritualità e protettore dei bachi da seta.
“Credo che i gatti siano spiriti venuti sulla terra. Un gatto, ne sono convinto, può camminare su una nuvola.”
– Jules Verne
L’arte che ama i gatti
Presente nei dipinti di Manet, Renoir, Gauguin, Picasso e Matisse, cantato da Paul Klee, Frida Kalo ed Ernest Hemingway. Il gatto è soggetto artistico prediletto. Pensiamo alla rivista Le Chat noir, alla celebre Ode al gatto di Pablo Neruda, a Charles Baudelaire che nei Fiori del male paragona le nobili movenze dei gatti a quelle delle sfingi: «Pensando, assumono nobili pose/da grandi sfingi distese in fondo a solitudini/e sembrano addormentati in un sogno senza fine».
Il gatto nero di Edgar Allan Poe e I gatti di Ulthar di Lovecraft, La Gattomachia di Lope de Vega, la storia del gatto Zorba in Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Luis Sepúlveda e il gatto demoniaco Behemoth ne Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov.
Non dimentichiamo le favole! Il gatto con gli stivali inventato da Perrault, o lo Stregatto di Alice nel Paese delle Meraviglie. E nei cartoni animati? Garfield, il gatto Tom di Tom & Jerry, Gatto Silvestro o il gatto di Gargamella (Birba) nei Puffi.
Pensiamo alle canzoni La gatta di Gino Paoli, Volevo un gatto nero di Ivan Della Mea e Quarantaquattro gatti. Freddie Mercury dedicò ai suoi gatti l’album Mr. Bad Guy e le canzoni Delilah e Bijou.
Ginevra Alibrio
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