Le autorità giapponesi hanno sequestrato un peschereccio cinese che navigava al largo della costa di Nagasaki, e hanno arrestato il suo capitano, che si aveva tentato di impedire un’ispezione a bordo. Non accadevano episodi simili dal 2022; al momento, il governo di Xi Jinping non ha ancora commentato la vicenda. Le relazioni tra Giappone e Cina stanno attraversando da mesi una grave crisi, soprattutto a causa del sostegno giapponese a Taiwan.
Per la Cina, la questione di Taiwan è di grandissima rilevanza: l’isola conta circa ventitré milioni di abitanti e si governa in autonomia, in maniera democratica, ma il regime la rivendica come una sua proprietà. Nel suo discorso di Capodanno, il presidente Xi si è detto pronto a conquistarla, anche con la forza, se necessario. Negli ultimi anni, il governo giapponese sta tenendo d’occhio con crescente preoccupazione gli sviluppi riguardanti Taiwan: l’isola si trova a poco più di cento chilometri dal Giappone, e gestisce alcune rotte commerciali fondamentali per la sopravvivenza del Paese.
La questione Taiwan ha messo in crisi i rapporti tra Cina e Giappone
Lo scorso novembre, la premier Sanae Takaichi era intervenuta in merito alla discussione per la sovranità dell’isola, sostenendo che, qualora la Cina dovesse invadere davvero Taiwan, il Giappone potrebbe prendere in considerazione una risposta militare. Il governo della Repubblica Popolare aveva reagito con duramente alle parole della prima ministra, attraverso una serie di dichiarazioni piuttosto violente. Aveva, inoltre, inviato alcune navi della propria guardia costiera al largo di alcune isole controllate dal Giappone, ma rivendicate dalla Cina, in segno di provocazione.
Questa modalità particolarmente aggressiva fa parte di un fenomeno chiamato «diplomazia del guerriero lupo», in cui diplomatici e funzionari cinesi attaccano in maniera volutamente esagerata i propri avversari. Questo stile di comunicazione è diventato molto comune con l’arrivo di Xi Jinping.





