Il Natale è, nell’immaginario collettivo, un tripudio di colori, decorazioni e lucine, che contribuiscono a rendere magica l’atmosfera della festa più attesa dell’anno. Questo tipo di celebrazioni e, soprattutto, questo genere di addobbi, tuttavia, affonda le sue radici in un’epoca relativamente recente, molto più di quanto ci si potrebbe aspettare. A trasformare il periodo natalizio in ciò che noi conosciamo, infatti, è stata l’età vittoriana.
Il regno di Vittoria, tra i più longevi della storia, era caratterizzato da una forte evoluzione sociale ed economica, grazie anche alla spinta della produzione industriale e alla conseguente crescita della borghesia. Al tempo stesso, però, il Regno Unito era teatro di una lotta di classe ben evidente: i ricchi non facevano che aumentare le proprie possibilità, mentre i ceti meno abbienti restavano indietro. Questa disparità, naturalmente, si manifestava anche nel periodo delle festività.
Natale in età vittoriana: le nuove tradizioni

Tra le novità più interessanti del secolo, figura sicuramente l’Albero di Natale, fulcro del natale vittoriano. Il classico abete fa la sua comparsa in Gran Bretagna dopo le nozze tra Vittoria e Alberto, che ne importa la tradizione dalla Germania. Si sviluppa, dunque, un vero e proprio business intorno ad esso: gli abeti vengono importati dai Paesi nordici, e inizia la caccia alla decorazione più sfarzosa.
Nasce l’abitudine d’impiegare giorni e giorni nella creazione di addobbi, o nell’acquisto di essi. Nelle dimore dei benestanti spuntavano palline, delicati angioletti e altri oggetti da appendere al proprio arbusto; le famiglie più povere, invece, si davano al fai da te. In entrambi i casi, abbellire l’albero era considerata una vera forma d’arte, come dimostrano anche varie illustrazioni e dipinti di allora, che raffigurano proprio i Christmas trees in tutto il loro splendore.
Canti, dolci e cartoline natalizie

All’età vittoriana vanno ricondotti anche diversi canti tematici, ormai parte della tradizione; tra questi c’è Deck The Halls che, non a caso, parla proprio del decorare la propria casa per le feste. Appartiene a quegli anni anche il cracker di Natale: un semplice pacchetto pieno di dolci che si rompe rumorosamente, per divertire grandi e piccini.
A livello artistico, inoltre, si sviluppa un filone ancora attualissimo, specialmente nei Paesi anglosassoni: le Christmas cards. La prima risale al 1843, quando Henry Cole, un uomo d’affari nel settore delle poste, commissionò all’amico John Callcott Horsley la ben mille cartoline natalizie da inviare ai propri amici al posto delle lettere d’auguri. Su queste, il pittore disegnò i membri della famiglia impegnati in un banchetto e intenti a brindare. Intorno al soggetto centrale, scene di carità e la scritta “A Merry Christmas and a Happy New Year to You”.
Secondo altri, invece, la prima vera cartolina natalizia sarebbe conservata nel British Museum, opera del giovanissimo William Egley Jr. e databile tra il 1842 e il 1849. Il vero e proprio mercato delle Christmas card, comunque, iniziò nel 1873, quando entrarono in commercio le litografie prodotte da Prang e Mayer.
Natale vittoriano: le Christmas Cards, piccole opere d’arte dai soggetti discutibili
Se in un primo momento, le cartoline si rifacevano pienamente alla tradizione, col tempo gli artisti si sono lasciati andare all’ironia e a soggetti decisamente inusuali. Tra questi, saltano all’occhio i numerosi uccellini deceduti dipinti sui biglietti dell’epoca; si tratta di un omaggio ad un poema allora molto in voga, chiamato Cock Robin, che narra appunto la dipartita di un pettirosso, e richiama la simbologia celtica, che vede nella morte del volatile la fine dell’anno vecchio.
I poveri pettirossi, in ogni caso, erano in buona compagnia; sulle Christmas cards pullulavano rane che giocano, rane assassine, insetti che ballerini, topi in sella ad aragoste e altre scenette, selezionate con l’intento di divertire il destinatario degli auguri.
Mostri antropomorfi, bimbi dispettosi che finiscono in pentola, nella migliore tradizione delle fiabe (vedi fratelli Grimm), ma anche famiglie felici che si scambiano i doni, angeli che portano regali ai più piccoli… sulle cartoline si trovava davvero qualsiasi cosa. Il business, naturalmente, era retaggio borghese, riservato alle classi sociali elevate e alle famiglie più facoltose, che potevano permettersi il lusso di scherzare. Per tutti gli altri, purtroppo, c’era ben poco da festeggiare, soprattutto a Natale.
Federica Checchia
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