Opere conosciute in tutto il mondo, studi innovativi, invenzioni che hanno aperto la strada a molte delle macchine future. Leonardo da Vinci è stato sicuramente uno dei maggiori geni che la storia ci abbia mai consegnato. Uno dei progetti più impressionanti dell’artista, è senza dubbio il cosiddetto “automa cavaliere“, una sorta di robotautoma progettato nel 1495.

L’automa cavaliere di Leonardo da Vinci

"Automa Cavaliere" di Leonardo da Vinci - Photo Credits: darkgothiclolita.forumcommunity.net

Sulla base delle proporzioni dell’Uomo Vitruviano, Leonardo da Vinci progettò più di 500 anni fa, quello che oggi possiamo definire il primo esemplare di “robot”.

I dettagli del robot sono stati disegnati sul Codice Atlantico, e su diversi fogli di taccuini databili intorno al 1495-1497, ma senza alcuna precisa indicazione sul come collegarle tra loro. Questa “macchina – uomo” era in grado di compiere diversi movimenti, molto simili ai movimenti umani.

Dagli scritti, risulta che questa macchina dovesse essere in grado di alzarsi in piedi, agitare le braccia e muovere la testa e la mascella in modo anatomicamente corretto.

Il movimento era accompagnato da suoni emessi dalla bocca, ricreati da un meccanismo di percussioni posizionato all’altezza del petto. Il Cavaliere era ricostruito internamente in legno, elementi in pelle e metallo.

Veniva azionato da un sistema di cavi che simulava il funzionamento dei tendini e dei muscoli. Questo sistema era composto da una metà superiore volta al movimento delle spalle, delle mani, dei gomiti e dei polsi. Mentre, la metà inferiore controllavano il movimento di anche, gambe, ginocchia e caviglie.

Gli studi di anatomia di Leonardo da Vinci

Secondo lo studioso Rosheim, l’ “automa cavaliere” rappresenta il frutto degli sudi di anatomia, in quanto questo robot sembrasse replicare al suo interno le sembianze di un corpo umano attentamente studiato.

Leonardo esplorò approfonditamente il corpo umano, macchina dalla quale era estremamente affascinato. Fu infatti uno dei primi ad analizzare il funzionamento, la composizione e le dinamiche del corpo umano legate alla morte. Per tale motivo, Leonardo da Vinci, insieme allo scienziato fiammingo Andrea Vesalio, può essere considerato il fondatore delle scienze dell’anatomia.

È noto che gli appunti di Leonardo fossero piuttosto incasinati e confusi. Tuttavia, tali appunti sono ricchi di dettagli sul corpo umano e scoperte scientifiche come le funzionalità del cuore o le caratteristiche del sistema nervoso. Scoperte decisamente avanti per un periodo rinascimentale e che spiega l’immenso genio dell’artista. Leonardo da Vinci portava avanti i suoi studi tramite la dissezione dei cadaveri.

Leonardo sezionò più di trenta cadaveri, studiandone gli organi interni e disegnando le varie parti da cui era composto l’umano. Lo studio dell’anatomia ebbe inizialmente per Leonardo uno scopo artistico, volto al ricreare i corpi e i movimenti degli uomini nella maniera più autentica possibile.  Nel tempo, questo interesse si trasformò in un’ossessiva passione a cui dedicò ben vent’anni di vita. Anni che posero le basi per la comprensione del funzionamento della “macchina-uomo”.

Il precursore della robotica moderna

Leonardo è considerato uno dei maggiori geni che la storia abbia mai avuto, un uomo in grado di anticipare il futuro con le sue invenzioni. La creazione di un robot più di 500 anni fa, non poteva che appartenere alla sua mente.

Gli scritti di Leonardo sul robot sono di difficile comprensione: i fogli presentano un vero e proprio rebus. I disegni sono confusi e di difficile interpretazione, non c’è un ordine preciso e non si trovano indicazioni sui collegamenti tra le diverse parti del meccanismo.

Gli studi di Mario Taddei, condotti nel 2007 nel centro di ricerca Leonardo3, hanno permesso di avanzare lo studio scientifico sulla macchine leonardesche, secondo quella che è definibile come “filologia macchinale”. Realizzando ogni singolo pezzo (174 elementi) presente sui fogli, e usandoli in vari modellini per studiarne le combinazioni possibili, ha scoperto che non tutti i meccanismi sono direttamente collegabili al robot, o sono disegni dei suoi ingranaggi.

Già nel 1996, l’esperto di robotica della NASA Mark Elling Rosheim tentò di ricostruire un primo modello dell’Automa Cavaliere per realizzare in seguito robot sviluppati per la NASA. Possiamo considerare l’Automa Cavaliere come il primo modello per il mondo della robotica moderna, pervasa di robot sempre più tecnologici ed interattivi.

Martina Capitani

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Ph: “Automa Cavaliere” di Leonardo da Vinci – Photo Credits: darkgothiclolita.forumcommunity.net