Le esecuzioni capitali in Iran non si arrestano e, anzi, sono in continuo aumento nell’ultimo anno. A dichiararlo l’Ong norvegese Iran Human Rights (Ihr) e l’associazione Together Against the Death Penalty (Ecpm), che indicano le 582 esecuzioni avvenute nel 2022 come la cifra più alta registrata nella Repubblica islamica dal 2015.
Iran, non si fermano le condanne a morte: gli ultimi dati sulla situazione nel Paese

Dal settembre 2022, l’Iran è scosso da proteste di massa, duramente represse dalle autorità, scatenate dalla morte della 22enne Mahsa Amini, uccisa per aver violato la legge sull’obbligo dell’hijab. Coerente con una politica di occultamento di lunga data sulle violazioni dei diritti umani, le autorità iraniane continuano ad eseguire condanne a morte come mezzo di repressione politica per infondere la paura tra i manifestanti e mettere fine alle proteste. Le persone arrestate sono state sottoposte a processi iniqui: sono stati negati i loro diritti a essere difesi da un avvocato di propria scelta, alla presunzione di innocenza, a rimanere in silenzio non rispondendo alle domande e ad avere un processo giusto e pubblico. Numerosi imputati sono stati torturati e le loro confessioni, estorte con la tortura, sono state trasmesse dalle tv di stato e usate come prove nel corso dei processi.
Nel 2021 le esecuzioni capitali in Iran, riferisce Iran Human Rights Monitor, sono state almeno 366, con un aumento del 75% nel 2022 (con 582 impiccagioni). Secondo le due organizzazioni per i diritti umani, Iran Human Rights (Ihr) e Together Against the Death Penalty (Ecpm), con sede a Parigi, rappresentano la cifra più alta registrata nella Repubblica islamica dal 2015. A questi numeri va aggiunto quello delle esecuzioni segrete e quello delle uccisioni in strada dei manifestanti. Gravissima è la situazione nelle carceri dove la tortura è sistematicamente applicata per estorcere confessioni e finisce in molti casi con la morte della persona torturata. Significative sono le parole pronunciate dall’Alto commissario Onu per i diritti umani, Volker Turk, in riferimento alla situazione iraniana: “L’Iran sta usando la pena di morte come arma per punire la popolazione che esercita i suoi diritti di base, come quello di organizzare o partecipare a manifestazioni, e schiacciare il dissenso in diretta violazione del diritto internazionale sui diritti umani”, sottolineando come “L’Iran ha superato la linea rossa, il punto di non ritorno, cominciando a eseguire le condanne a morte”.
Roberta Maria Di Giovangiulio
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