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Instagram vs reality, i social hanno cambiato la percezione del nostro corpo?

social vs reality, Rianne Maijer mostra il lato vero dietro le sue foto
Rianne Meijer svela la realtà dietro ai suoi scatti- Photo Credit: Instagram

Essere o apparire, questo è il dilemma. Se Shakespeare fosse nato all’epoca dei social il celebre dubbio amletico avrebbe recitato più o meno così. L’instagrammer olandese Rianne Meijer ha deciso di svelare ai suoi followers cosa si cela dietro i suoi scatti, mostrando accanto all’immagine apparentemente perfetta anche quella reale. Un simbolo e un invito alla riflessione per quanti scorrendo i propri feed, fatti di immagini patinate, finisca per avere una percezione distorta del proprio corpo.

Rianne Meijer, l’influencer più sincera di Instagram

Rianne Meijer è una bellissima ragazza olandese, un influencer che di social se ne intende, con più di 1,3 milioni di followers. Scorrendo sul suo profilo ci sono immagini perfette, degne di un reportage di moda. Lei stessa, però, spiega come quelle foto siano il risultato di un’attenta selezione di circa una su cento. L’illuminazione giusta, la giusta angolazione oltre che il filtro giusto sono componenti essenziali per la riuscita dell’agognata foto. Ecco che Rianne ha, quindi, deciso di mostrare accanto alla foto selezionata anche una foto che, in un’ ottica di ricerca della perfezione, andrebbe scartata. In proposito Rianne Meijer ha spiegato:

Ho deciso di condividere questi scatti perché mi sembrava ingiusto mostrare solo immagini perfette. Spero che le persone che vedono le immagini perfette di belle ragazze e iniziano a sentirsi insicure pensino a questi post e riflettano sul fatto che quelle foto non sono quasi mai perfette come sembrano. Ovviamente volevo anche far ridere“.

social vs reality, Rianne Maijer mostra il lato vero dietro le sue foto
Rianne Meijer svela la realtà dietro ai suoi scatti- Photo Credit: Instagram

I social hanno cambiato la percezione che si ha del proprio corpo?

Rianne Meijer con i suoi scatti esilaranti e provocatori deve indurre ad una riflessione. I social hanno cambiato la nostra idea di bellezza, sia in positivo che in negativo. Se da un lato hanno determinato la nascita di numerose comunità body positivity ed i difetti fisici sono divenuti un plusvalore da mostrare con orgoglio e relativi hastag, dall’altro hanno contribuito a determinare una percezione di bellezza fondata su canoni artefatti. La pelle di porcellana, lo sguardo intenso con ciglia lunghissime ed il sorriso perfetto spesso non sono altro che il risultato di un filtro sapientemente usato. Difficile accorgersene mentre si scrollano, distrattamente, i feed ed inconsciamente ci paragoniamo alle foto che vediamo. Il rischio che si corre è di interiorizzare dei canoni che sono artefatti e surreali, che ci spingono a pensare di dover apparire nella nostra forma editata e filtrata.

Social vs reality, Rianne Maijer mostra il lato vero dietro le sue foto
Rianne Meijer svela la realtà dietro ai suoi scatti- Photo Credit: Instagram

Cos’è il Disturbo da dismorfismo corporeo?

Secondo i dati della Mental Health Foundation, il 22% degli adulti e il 40% dei teenager oggi dichiara che le immagini sui social media condizionano il modo in cui percepiscono il loro aspetto. Sono stati proprio i filtri da social a consentire al chirurgo inglese Tijion Esho, di coniare il termine “Snapchat dysmorphia” o “Disturbo da dismorfismo corporeo”. Da qualche tempo infatti il Dottor Esho aveva notato che i pazienti, sempre più giovani, si presentavano alle sue cliniche di Londra e Newcastle, non più con foto di celebrità, ma con i propri selfie chiedendo di assomigliare a quell’immagine manipolata dai filtri dei social. Questa psicopatologia è classificata tra i disturbi ossessivo-compulsivi e si manifesta nella non accettazione di se e preoccupazione per il proprio aspetto.

Il parere di un esperto italiano

Secondo i medici, la pervasività del fotoritocco può creare aspettative irrealistiche e determinare un crollo dell’autostima. Il Dottor Daniele Fasano, presidente della SICPRE – Società Italiana di Chirurgia Plastica ed Estetica- ha spiegato:

“Vengono da me e mi mostrano il cellulare. Parliamo essenzialmente di giovani, una fascia d’età che va dai 20 ai 40 anni. Il problema è quasi sempre il viso: naso, labbra, zigomi, sopracciglia. Si rifanno a modelli proposti da filtri, chiedendo correzioni spesso irrealizzabili. Mi è capitato di rifiutare di intervenire su pazienti. Non bisogna demonizzare la chirurgia, che spesso ha un impatto positivo sulla vita delle persone. Ma questa è degenerazione“.

E allora body positivity, ma attenzione

Al di là delle patologie, dai social dovremmo essere capaci di apprendere il lato bello, imparare segreti per piacerci di più, cogliere il lato ironico delle cose, non essere sopraffatti da un prodotto totalmente irreale. A nostro supporto sembra venire il body positivity, movimento sociale che spinge ad amarsi incondizionatamente e a mostrare il lato bello delle persone indipendentemente dalle forme del loro corpo o dal loro peso. Contrassegnate dall’ hastag body positivity, sui social, troviamo esaltate le piccole e normali imperfezioni. Ad uno sguardo più attento, però, ci rendiamo conto che l’onda del body positivity è indissolubilmente legata al martketing e al capitalismo. Così canoni di bellezza anticonvenzionali, come la modella di Gucci Armine Harutyunyan o le modelle curvy, finiscono per divenire ostaggio della logica che ti spinge a comprare di più o a comprare quel determinato prodotto.

In soccorso arriva il body neutrality

Si può superare lo stallo della body positivity e comprendere più a fondo, attraverso il body neutrality, l’ambivalenza profonda e sana che governa il rapporto con il nostro corpo e determina, a cascata, anche i nostri comportamenti come consumatrici. Nel concetto di body neutrality la parte moralizzatrice, per la quale devi amare il tuo corpo così com’è, viene meno. Il body neutrality ti spinge ad accettare il tuo corpo e a cambiarne le caratteristiche se ti fa stare meglio con te stessa, vuoi dimagrire o andare in palestra per sentirti bene? che ben venga!

La verità, in fin dei conti, è che il rapporto che ognuno di noi ha col proprio corpo è irriducibile a classificazioni, non si deve cadere in facili generalizzazioni. Ogni storia e ogni corpo sono unici ed è per questo che non si possono racchiudere in categorie predefinite ed etichette. Dentro ad ogni corpo c’è un’anima che desidera solo essere ascoltata, basta solo non soffermarsi sugli aspetti superficiali e non rimanere attanagliati nelle logiche di marketing. Non è un filtro social a renderci più belle, non è il numero di like che riceviamo l’indice di quanto siamo apprezzate, non sarà il brand costoso a renderci migliori né un intervento chirurgico.

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