L’esercito israeliano ha annunciato domenica di aver ucciso il portavoce storico dell’ala armata di Hamas, mentre il gabinetto di sicurezza del paese si riuniva per discutere dell’offensiva in espansione in alcune delle aree più popolate di Gaza. Il Ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha identificato il portavoce come Abu Obeida, nome di battaglia del rappresentante delle Brigate Qassam di Hamas. L’uomo è stato ucciso nel fine settimana. Hamas non ha commentato l’accusa.
L’ultima dichiarazione di Abu Obeida era stata rilasciata venerdì, mentre Israele stava iniziando le fasi iniziali della nuova offensiva e dichiarava Gaza City zona di combattimento. Nella sua dichiarazione, affermava che i militanti avrebbero fatto del loro meglio per proteggere gli ostaggi ancora vivi, ma avvertiva che si sarebbero trovati in zone di combattimento. Ha aggiunto che i resti degli ostaggi morti sarebbero “scomparsi per sempre”.
Abu Obeida è stato per molto tempo l’uomo senza volto e senza un nome certo di Hamas. Un alone di mistero che ha contribuito a rafforzane il peso sul piano propagandistico come portavoce dell’ala militare Hamas e simbolo di resistenza.
Sulla quarantina, sarebbe cresciuto a Jabalia, nella Striscia di Gaza, dopo essere fuggito insieme alla sua famiglia. Come altri giovani è entrato nel movimento armato e, secondo alcune fonti, ha iniziato a occuparsi dei comunicati delle Brigate Ezzedine al Kassam attorno al 2002. Significativo l’esordio: un video dedicato ai tunnel costruiti dai militanti, una delle loro armi migliori. Successivamente ha assunto un ruolo più ufficiale commentando azioni rilevanti, compresa la cattura del soldato Shalit, altro momento chiave della lotta della fazione. E da allora ha proseguito su questo sentiero accompagnando le azioni dei mujaheddin.
Dopo l’assalto del 7 ottobre Abu Obeida è diventato ancora più presente. C’era da raccontare l’incursione, la sfida, la strategia del movimento. E naturalmente ha sempre evitato di rivelarsi. Poi si è occupato, insieme agli uomini dell’Unità Ombra, degli scambi di prigionieri. C’è stata la sua mano nella coreografia delle liberazioni. I guerriglieri con le divise impeccabili, i mezzi nuovi, la scelta di luoghi particolari nella Striscia, i documenti di rilascio consegnati alla Croce Rossa e le cartelline di propaganda, i timbri e i sigilli, il grande tavolone davanti alle telecamere e l’esibizione degli ostaggi. Ed è stato il suo dipartimento a diffondere, in fasi cruciali, i filmati di ricatto per esercitare pressione sull’opinione pubblica israeliana spaccata e angosciata. Ecco gli appelli dei prigionieri nei cunicoli, le immagini di quelli morenti, gli appelli disperati, le dichiarazioni “politiche”. Sortite usate da Hamas per aumentare il prezzo ma anche per dimostrare di essere sempre in controllo nonostante l’offensiva dell’IDF e le obiettive difficoltà logistiche.





