All’ombra della suggestiva cupola di Santa Maria del Fiore, sabato si è concluso il Korea Film Fest 2024. Il Festival, organizzato dall’Associazione Culturale fiorentina Taegukgi – Toscana Korea Association, è ormai giunto alla sua ventiduesima edizione e, sin dal 2003, promuove con successo il cinema sudcoreano nel nostro Paese.
Nell’accogliente cornice del Cinema La Compagnia, uno spazio nel cuore del centro storico di Firenze dedicato all’audiovisivo in tutte le sue sfaccettature, la rassegna inaugurata lo scorso 20 marzo, ha accolto numerosissimi appassionati del genere, in continuo aumento, grazie anche all’impazzare del K-Pop, che ha acceso i riflettori sulla Corea del Sud e sul suo patrimonio culturale. Il direttore Riccardo Gelli e la Vice-Direttrice Eun-young Chang sono stati dei padroni di casa attenti e competenti, e hanno potuto contare su una rete di giovanissimi volontari, che hanno fatto la differenza. Ragazzi appassionati e dediti, pronti ad accendere di entusiasmo e simpatia ogni giornata.
Korea Film Fest 2024: il programma

Come ogni anno, il Festival ha presentato un programma serrato e vario. In questi undici giorni, gli spettatori hanno spaziato tra i generi e gli argomenti più disparati, ottenendo una visione a tutto tondo dell’universo cinematografico sudcoreano. Nelle sale de La Compagnia, si sono avvicendati corti e lungometraggi diversi tra loro, per tema e stile.
Di grande interesse Hopeless, opera prima di Kim Chang-hoon, cupo spaccato di una società dove la criminalità locale è una forza distruttiva e alienante, che fagocita le speranze di riscatto del diciassettenne Yeon-gyu, interpretato da Hong Xa Bin, vincitore di un Blue Dragon Film Award come miglior attore esordiente. Un dramma che non ha paura di mostrare la violenza fino in fondo, e che si dimostra coraggioso nel descrivere una quotidianità estrema e al tempo stesso comune.
Altro registro e altro spirito quello di Honeysweet, deliziosa rom-com di LEE Han che racconta una storia d’amore sopra le righe, tra imprevisti, imbarazzi e grandi quantità di cibo, elemento centrale e onnipresente nei film sudcoreani.
Piangere, ridere, riflettere. Dall’action movie The Childe al thriller Don’t buy the seller, passando per Taste of Horror, il cui titolo non lascia spazio all’immaginazione. E poi l’indipendente Small Fry, le incursioni nel fantasy di Dr. Cheon and The Lost Talisman, il romanticismo di No Heaven, But Love. Imperdibile la retrospettiva sugli anni Sessanta: dal malinconico Mist al noir di The Devil’s Stairway, per accostarsi a un decennio cinematografico affascinante e poco conosciuto, almeno in Occidente.
Gli ospiti della kermesse
A dare lustro alla manifestazione, una serie di ospiti d’eccezione. Primo fra tutti Song Kang-ho, che in molti ricorderanno in Parasite di Bong Joon-ho. Eclettica e acclamata stella del grande schermo, ha lavorato con i più importanti registi connazionali, ed è arrivato nel capoluogo toscano in compagnia di Kim Jee-woon, che lo ha diretto in Cobweb. Il duo, che ha già collaborato in passato, ha parlato del legame con la nostra penisola durante la conferenza stampa e la masterclass svoltesi prima della proiezione. In entrambe le occasioni, fulcro delle loro dichiarazioni è stato il rapporto con il cinema nostrano, in particolare il periodo neorealista, fonte d’ispirazione e di stupore.
Altra presenza eccellente, Lee Byung-hun, tra i primi attori coreani a ottenere una stella sulla Hollywood Walk of Fame. Grazie alla passione trasmessagli dal padre, ha sostenuto da giovanissimo le prime audizioni, facendosi notare in Joint Security Area(2000), di Park Chan-wook e, da quel momento, è uno tra gli interpreti più apprezzati. Descritto dagli organizzatori della kermesse come un «divo asiatico con il fascino di Alain Delon e la prestanza fisica di Bruce Lee», è stato protagonista di un entusiasmante incontro con i fans e di una serata a lui dedicata, in attesa di rivederlo nella seconda stagione di Squid Game.
Korea Film Fest 2024: gli eventi paralleli
Creato per far conoscere il cinema, ma anche la cultura coreana nella sua totalità, nelle settimane del Festival si sono svolti degli eventi paralleli. Palazzo Medici Riccardi ha ospitato la mostra Webtoon Wonderland, una prospettiva sull’arte dell’intrattenimento digitale e sul suo rapporto con il video. Un percorso immersivo, allestito in collaborazione con la Chungkang University of Cultural Industries, pioniera nel campo dell’industria culturale. Al centro dell’esposizione, l’evoluzione dei webtoon e la crescente attenzione a livello mondiale da loro ottenuta, grazie anche alle loro trasposizioni sul grande e piccolo schermo, prodotte e pubblicizzate da importanti piattaforme, come Netflix.
A conclusione del Festival, invece, il concerto di Jung Jae-il, noto per le colonne sonore di Parasite e Squid Game. Il poliedrico compositore, che mescola sonorità elettroniche e classiche e ha collaborato con numerosi artisti, si è esibito al Teatro Verdi, accompagnato dall’Orchestra da Camera Fiorentina. Una serata all’insegna della musica, svoltasi in collaborazione con l’Istituto Culturale Coreano per celebrare il 140° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Corea.
Cobweb, il film vincitore del concorso
A trionfare, la sera del 29 marzo, è stato Cobweb, tredicesima fatica dietro la macchina da presa del visionario Kim Jee-woon. Ironico ritratto del cinema anni Settanta, la storia del cineasta Kim Ki-yeol, in crisi per colpa di un finale che non lo convince, è a metà tra un’autobiografia e una lettera d’amore per la Settima Arte; il tutto, intriso di una generosa dose di black humor. Ad aggiudicarsi il premio del pubblico, invece, è stato Honeysweet, frizzante pellicola dalle tinte decisamente più rosee.
Il Korea Film Fest è nato quasi in sordina ma, nel corso del tempo, ha saputo affermarsi e imporsi nella nostra penisola, diventando uno dei principali centri nevralgici dei rapporti tra i due Paesi. Una realtà dinamica e in costante espansione, alimentata dalla professionalità di tutte le persone coinvolte, che hanno reso e che rendono il Festival un’occasione d’incontro e di scambio tra culture. Mondi diversi e distanti, certo, ma interconnessi, e uniti da una grande passione in comune: il Cinema.
Federica Checchia
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