Benvenuti nell’universo narrativo di StoryLine. Continuano i nostri speciali dedicati al Natale. In questo secondo appuntamento abbiamo attinto ancora una volta alle tradizioni popolari presepiali per realizzare il nostro nuovo racconto non senza strizzare l’occhio alla nostra attualità. In particolare ci siamo ispirati al mito della grotta e alla leggenda avellinese del pozzo di un essere demoniaco che lo infesterebbe nelle festività natalizie.

La grotta, l’inizio

In quel paese di provincia dove abitava non era mai stata accolta come una del posto. Maria a causa dei suoi handicap facciali era vista da tutti come il mostro e soprannominata faccia storta. Avevano particolarmente paura di lei che nessuno l’avvicinava. Per questo viveva come una reietta nel bosco ai margini del paese nella vecchia casetta della madre, nota come la grotta, dove nessuno osava avvicinarsi in particolar modo nei giorni delle festività natalizie. A Natale infatti si credeva che Maria si lamentasse cercando di attirare un malcapitato gettandolo poi nel pozzo vicino casa sua. Dopo anni tuttavia Maria cercava di non farci caso a queste cose e di tenere contatti solo con l’unica persona che l’aveva aiutata in nome della sua vecchia madre. Si trattava del vecchio oste del paese zio Nicola che le aveva dato, purchè ovviamente si coprisse il viso, il posto di cameriera di sua madre.

La storia di Maria

Ora era sopraggiunto di nuovo Natale e questa volta per Maria si preannunciava ancora più freddo del previsto. Il vecchio zio Nicola non ne aveva voluto sapere di darle un posto nella locanda finchè la neve non si fosse sciolta. Maria non aveva fatto storie ma si era rassegnata pur di tenersi quel lavoro che le dava da vivere. Anzi aveva perfettamente seguito gli ultimi insegnamenti della madre. Quella povera donna che aveva aveva tenuto il coraggio di tenere quel mostro frutto di uno sbaglio di letto commesso per un amore sbagliato. Quella infelice che si era raccomandata a Maria che non avesse paura di nessuno e che se anche l’avessero chiamata mostro lei l’avrebbe sempre voluta bene da lassù. Si era fatta promettere infine che dalla figlia che non attaccasse mai briga con anima viva ma che sopportasse così come lei aveva sopportato le offese di un padre che Maria non aveva mai conosciuto.

Zio Nicola non ne voleva sapere di farli alloggiare, immagine realizzata dal pittore Sergio Totaro

La notte di Natale

Per questo quel Natale per Maria stava trascorrendo in solitudine quando proprio la sera della vigilia capitò qualcosa di insolito. Una coppia di migranti era appena arrivata alla locanda dopo essersi fermata in attesa di attraversare il confine. La donna era stanca non ce la faceva più e dal pancione si evinceva che fosse in stato avanzato di gravidanza. Zio Nicola stava litigando con il marito perchè ne non voleva sapere di farli alloggiare. Temeva che avessero malattie ed inoltre avrebbe voluto che se ne fossero stati tranquillamente a casa loro senza togliere il lavoro a degli onesti europei. Maria cercò di fargli cambiare idea ma le fu intimato di non impicciarsi. Tuttavia dopo che i due se ne erano andati cercò di raggiungerli, approfittando della fine dell’orario di lavoro, senza farsi notare.

Maria li convinse a seguirli alla sua piccola grotta. “Non è niente di che ma almeno avrete un tetto sulla testa”, disse ai due poveri disperati. Cosi li guidò nel bosco. Nel frattempo un passante che aveva visto Maria e i due migranti corse ad avvisare la polizia temendo che la donna si volesse gettare i due disgraziati nel suo pozzo. Alcuni agenti ed un’autoambulanza furono mandati in tutta fretta nel bosco prima che succedesse il terribile delitto. Anzi la cosa sembrò peggiorare quando cominciò a cadere ininterrottamente la neve e si udì provenire proprio nelle vicinanze della casa di Maria il vagito di un bambino. Alcune persone accorse sul posto credevano infatti che fosse qualche spirito maligno che Maria aveva invocato con il sangue dei due africani.

Salì sull’ambulanza, immagine realizzata dal pittore Sergio Totaro

La solidarietà

La verità è che la donna incinta aveva avuto le doglie nonostante il marito ripetesse che il calcolo dei giorni finiva più in la. Maria dal canto suo non sapeva come chiamare soccorsi e perciò si era data da fare per far nascere il bambino in quella grotta quasi come un piccolo Gesù. Si era ricordata per fortuna di alcune cose che le aveva insegnato la vecchia levatrice del paese quando per un po’ le aveva fatto da assistente prima che i moderni ospedali prendessero il sopravvento. Maria si asciugava la fronte perchè lo sforzo era stato notevole e perchè era riuscita ad avere un contatto umano senza pregiudizi. Nel frattempo però la polizia fece improvvisamente irruzione dalla porta.

“Ecco”, disse Maria levandosi la copertura dalla faccia, “la vedete questa faccia sapete di quante cose ha avuto bisogno che questo paese non le ha dato?”. “Questa due povere persone sono state trattate come questa faccia, semplicemente perchè diverse e questo fa più male ancora di più oggi. Oggi che abbiamo dimenticato che è Natale, abbiamo dimenticato che cos’è l’amore e la solidarietà”, continuò Maria. “Io tutti giorni sto silenzio sopporto di essere un mostro, faccia storta come mi chiama la gente quindi so cosa è significato per questi due poveri di sgraziati che ho deciso di aiutare dopo che il mio datore di lavoro li ha cacciati. Perchè quello che vorrei far capire è che in fondo siamo tutti uguali. Tutti sono sbagliati in qualche modo e nessuno è perfetto”. Detto questo Maria sali sull’ambulanza insieme ai due migranti mentre la neve colorava il volto dei poliziotti che ora avrebbero dovuto spiegare a tutti quell’incredibile Natale.

Stefano Delle Cave