L’IDF ha condotto nuovi attacchi aerei sulla Striscia di Gaza; secondo chi gestisce gli ospedali del territorio, i bombardamenti hanno provocato la morte di almeno trentatré persone, ma molte altre sono rimaste intrappolate sotto le macerie. Israele sostiene di aver reagito a quelle che ha definito come violazioni del cessate il fuoco -in vigore dal 10 ottobre- da parte di Hamas.
Israel Katz, ministro della Difesa israeliano, ha accusato l’organizzazione militare di aver aggredito dei soldati a Rafah: alcuni cecchini avrebbero aperto il fuoco su di loro, aiutati da missili anticarro, ma senza ferire nessuno. Il gruppo islamista ha negato qualsiasi responsabilità rispetto al raid.
Il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza è sempre più a rischio
Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ordinato gli attacchi senza specificare le motivazioni, ma limitandosi a definirli «potenti». Hamas, dal canto suo, lo ha accusato di star cercando a tutti i costi un pretesto per riprendere la guerra e di non aver rispettato i patti. Israele aveva già bombardato la Striscia lo scorso 19 ottobre, rischiando di rompere la fragile (e non troppo equilibrata) intesa raggiunta a inizio mese.
Giorni fa, il cessate il fuoco aveva retto il colpo, ma i nuovi attacchi rendono la tregua sempre meno sicura. Nel frattempo, Hamas aveva promesso di riconsegnare il corpo di un altro ostaggio, e ha fatto sapere di aver trovato i resti di altre due persone; ha però rimandato la pratica, proprio a causa della minaccia di nuovi attacchi.
Federica Checchia





