Nella giornata di ieri, il Consiglio dei Ministri d’Israele ha approvato una mozione di sfiducia contro la procuratrice generale Gali Baharav-Miara. La donna è la funzionaria di livello più alto all’interno della magistratura; dirige e monitora le attività di pubblica accusa e fornisce consulenza legale al governo. Nella storia del Paese non era mai accaduto e, quasi sicuramente, verrà presentato un ricorso per bloccare la procedura che porterebbe alla totale rimozione dall’incarico.
Yariv Levin, il ministro della Giustizia, aveva puntato il dito contro di lei per le sue «differenze di opinioni sostanziali e prolungate» con il governo. Baharav-Miara ha respinto ogni accusa, dicendosi convinta del fatto che l’esecutivo stia agendo al di sopra della legge.
Gali Baharav-Miara sfiduciata: i precedenti
Nel 2019, anche il procuratore che l’aveva preceduta in questo ruolo aveva accusato Benjamin Netanyahu di corruzione, spingendolo alle dimissioni. Il premier, tuttavia, era tornato alla guida d’Israele neo 2022, e aveva promosso una riforma del sistema giudiziario che, di fatto, annullava la possibilità per la magistratura di arginare le iniziative governative. La riforma aveva scatenato un’estesa ondata di proteste in tutta la nazione, e la sua approvazione era stata messa in standby dopo l’inizio del conflitto contro la Palestina nella Striscia di Gaza. Adesso, anche la sfiducia a Baharav-Miara sta provocando numerosi dissensi.
In molti, infatti, considerano l’accaduto come una nuova mossa di Netanyahu per consolidare il proprio potere, cacciando chiunque si opponga alle sue idee. Già la scorsa settimana il primo ministro aveva messo alla porta Ronen Bar, il direttore dello Shin Net ( ovvero i servizi segreti interni), che più di una volta aveva espresso perplessità circa il suo operato. Qualche mese fa, invece, ad incorrere nella stessa sorte era stato il ministro della Difesa Yoav Gallant.
Federica Checchia
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