Il governo degli Stati Uniti ha distrutto una grande gigantesca scorta di contraccettivi di USAID, l’agenzia che gestiva i programmi di aiuti internazionali, di recente smantellata per ordine di Donald Trump. Il valore complessivo del materiale era di circa dieci milioni di dollari. Da mesi il carico era bloccato in Belgio, in alcuni magazzini e, nonostante diversi Paesi e organizzazioni abbiano mostrato interesse per l’acquisto, l’amministrazione ha optato per una soluzione più radicale.

Tra i contraccettivi distrutti c’erano un milione di di dispositivi intrauterini o sottocutanei, due milioni di confezioni di pillole anticoncezionali e almeno altrettante di dosi di iniezioni ormonali. Il portavoce di USAID, attualmente sotto il controllo dell’Ufficio per la gestione e il bilancio, ha dichiarato (falsamente) che quegli anticoncezionali fossero abortivi. «L’amministrazione non fornirà più metodi contraccettivi abortivi sotto le mentite spoglie di aiuti internazionali», ha affermato.

La lotta di Donald Trump agli anticoncezionali

Si tratta, in realtà, di una bufala: le leggi statunitensi impedivano già a USAID di fornire prodotti abortivi, ed è dunque improbabile che nel lotto conservato in Belgio ce ne fossero. La vendita degli anticoncezionali avrebbe consentito al governo di recuperare la maggior parte dei dieci milioni del valore iniziale. L’amministrazione Trump, però, aveva affermato che non ci fossero aquirenti idonei alla trattativa, e che ulteriori discussioni avrebbero impedito al governo di «fermare il sostegno alle organizzazioni coinvolte in pratiche riproduttive coercitive».

Qualche mese fa, il governo statunitense ha lasciato scadere cinquecento di cibo destinate ad Afghanistan e Pakistan, con cui sarebbe stato possibile sfamare almeno un milione e mezzo di persone. Non ha, inoltre, distribuito ottocentomila vaccini anti-mpox (il vaiolo delle scimmie) ad alcuni Paesi africani, perché ormai troppo vicini alla data di scadenza.

Federica Checchia