Il 12 settembre 1975 è una data che, per molti, potrebbe suonare anonima; di fatto, però, ha rivoluzionato per sempre la storia della musica. In quel lontano giovedì, infatti, i Pink Floyd pubblicarono Wish You Were Here, il loro settimo album in studio, che li consacrò per sempre nell’Olimpo del rock.

Il disco è un tributo a Syd Barrett, fondatore e leader della band fino al 1968, e ai suoi problemi di salute mentale. Arrivò dopo il successo globale di The Dark Side of The Moon, che aveva segnato un cambiamento radicale nel loro stile; la sua genesi, tuttavia, non fu facile. Numerose tensioni e crisi creative, alternate a momenti di grande ispirazione, accompagnarono tutte le fasi della sua produzione.

Wish You Were Here compie cinquant’anni: le tracce e la copertina

La copertina di Wish You Were Here è, probabilmente, una delle più celebri di sempre. Creata da Storm Thorgerson e Aubrey “Po” Powell, mostra due uomini che si stringono la mano, mentre uno di loro che prende fuoco (si tratta dello stuntman Rondy Rondell Jr., scomparso il mese scorso). L’immagine è un’allegoria del rapporto tra mercato e artisti, e della disillusione di questi ultimi nei confronti di un’industria discografica votata solo al profitto e allo sfruttamento dei musicisti che, dal canto loro, non possono che rimanere scottati da un gioco al massacro.

L’album è composto da cinque tracce. I testi, opera di Roger Waters, vengono impreziositi da un sound psichedelico e contorto, che parla di assenze e nostalgia. Di seguito, la tracklist:

Lato 1

1. Shine On You Crazy Diamond (1-5) – 13:34 (musica: Gilmour, Waters, Wright) – voce di Roger Waters


2. Welcome to the Machine – 7:31 (musica: Waters) – voce di David Gilmour

Lato 2

3. Have a Cigar – 5:08 (musica: Waters) – voce di Roy Harper


4. Wish You Were Here – 5:34 (musica: Waters, Gilmour) – voce di David Gilmour


5. Shine On You Crazy Diamond (6-9) – 12:31 (musica: 6-8: Gilmour, Waters, Wright – 9: Wright) – voce di Roger Waters

Il tributo a Syd Barrett

Durante la registrazione dell’album, il 5 giugno 1975, un uomo sovrappeso, con la testa e le sopracciglia completamente rasate a zero, e con in mano una busta di plastica della spesa, entrò nella stanza dove si trovavano i Pink Floyd. David Gilmour e gli altri, inizialmente, non capirono fosse; solo dopo alcuni minuti riconobbero nel suo volto i tratti di Syd Barrett.

Dopo una breve e sconclusionata conversazione, l’ex membro del gruppo se ne andò, e ai vecchi compagni non rimase che un profondo senso di amarezza e impotenza. Da quel giorno, non lo videro mai più. Il declino mentale dell’amico scosse tutti, e spinse la band a dedicargli Wish You Were Here, un canto di malinconia, tristezza e assenza che, dopo cinquant’anni, risuona ancora in tutta la sua dolente potenza.

Federica Checchia