La storia non inizia e non finisce, tutto trasforma. La storia è un loop in un nastro di Moebius.
Sembra che tutto sia finito e che si ripete sempre uguale, come se avessero mandato i riassunti delle puntate precedenti. Ecco perché questa è l’era della parodia, con la storia che diventa una caricatura.
Non vuol dire che faccia ridere ma che è un clown pazzo che sghignazza mentre tortura in maniera crudele.

Quando la storia diventa farsa: il tempo sospeso della modernità


Cos’è un trapper se non la parodia di una rockstar? Cos’è un’influencer se non la parodia di una Diva? Tutto il mondo dello spettacolo oggi è una triste parodia dell’epoca d’oro. È tutto uno scimmiottare il passato cercando di riscriverlo. Ne ha già parlato ampiamente Samuel Reynolds nel suo libro cult “Retromania”.
Si sa Karl Marx scrisse che la storia si ripete sempre due volte, la prima come tragedia, la seconda come farsa.

Siamo nel secondo tempo della storia

Nell’epoca della riproducibilità del riciclo storico, non solo l’aura non c’è, ma riescono a distruggere l’eredità di leggende tipo Ridley Scott, la dimostrazione vivente che “o muori d’autore o vivi abbastanza a lungo da diventare la tua parodia”. Probabilmente la (ri)produzione di massa ha accentuato questa capacità innata dell’umano di ripetere insistentemente quello che ha già fatto. La possibilità di registrare e rivedere tutto in larga scala, ci ha chiuso in un loop temporale. Siamo finiti in una simulazione virtuale dove nulla è reale.

Tutto questo dà la sensazione che il tempo si sia fermato e quando accade sembra che la fine stia per arrivare.
Come nel finale di Doctor Strange quando intrappola la dimensione oscura Dormammu in un loop per costringerlo a smettere di divorarsi la terra. Ecco forse siamo obbligati ad essere intrappolati in questa tenaglia temporale, in attesa che lo Strano sconfigga l’Oscuro. Quando tutto sembra fermo, perché la società va troppo veloce, nasce l’estetica apocalittica.

Apocalisse etimologicamente vuol dire “svelamento” non fine del mondo, dunque questa epoca insulsa potrebbe essere solo la fine di un ciclo. L’estetica apocalittica è una sintesi di tutti i generi del passato rimescolati, unendo stili opposti per creare nuovi ibridi. Secondo gli studi di Giuseppe Frazzetto nel saggio Nuvole sul grattacielo “la nozione di “apocalisse estetica” descrive inoltre un atteggiamento prevalente: la pretesa di esperienze in certo modo conclusive, totalizzanti sebbene effimere. Il paradosso è che tali esperienze vengono cercate come definitive e, allo stesso tempo, ci si aspetta una loro ripetizione in una continua frammentazione.”
Un’epoca di continue emergenze fa nascere la voglia di sicurezza, ossia la voglia di totalitarismo ma questa volta in forma di parodia.

Se come pensava il filosofo della domenica Alexandre Kojeve che al termine della storia sorgerà uno “stato universale ed omogeneo” trans-nazionale, senza classi, con individui non desideranti, il sogno potrebbe avverarsi in incubo. Un leviatano totalitario tecnocratico composto dal peggio del capitalismo unito con il peggio del comunismo e del fascismo. Non ci sarà neanche bisogno di obbligare nessuno, sono già tutti pronti.

Surfare sul sottovuoto: cavalcare la tigre nel kali yuga

Sarà per le guerre, sarà per la tecnologia, sarà per l’epidemia o chissà cosa. Eppure, sembra di vivere nella parodia dell’aforisma di Ionesco: le ideologie sono cadute, la religione è tramontata, l’arte è morta, il calcio è finito ed io purtroppo mi sento benissimo. Nell’era della parodia abbiamo la parodia di un sultano, la parodia di uno zar e la parodia di una società libera. Trump è la parodia sintetica dell’utilitarismo anglofono e della mania di grandezza faustiana della filosofia idealistica tedesca. La hybris prometeica lubrificata e dopata dalla società dello spettacolo che diventa il mostro di Hollywood, in pratica è la summa theologica occidentale incarnata però non ce l’aspettavamo così, lo spirito del tempo.

Guido Vitiello nel libro Joker scatenato ha approfondito bene le analogie tra Trump e Joker. Questa epoca è uno scherzo di cattivo gusto. Per galleggiare nell’era della parodia devi imparare a surfare sul sottovuoto spinto. Bisogna occuparsi delle piccole cose insignificanti dandogli la massima importanza. Naturalmente nell’era della parodia essere ridicoli è la cifra stilistica fondamentale per farcela. Siamo passati dal “There is no alternative” di Mark Fisher al “There is no solution”. Allacciate le cinture, godetevi lo spettacolo.
L’angelo della storia ha sepolto il fantasma di un avvenire migliore.

Matteo Vitale