Letta dixit: “avrei voluto ricandidarvi tutti”… Sindaci, territori, federazioni sul piede di guerra. Dopo giorni di litigate furibonde, scontri al vetriolo, coltelli dietro la schiena, il Pd – ieri notte, a notte, tecnicamente, molto ‘fonda’, dopo essere stata convocata e sconvocata ben quattro volte in un giorno, una specie di barzelletta  – ha composto le sue liste elettorali (3 contrari e 5 astenuti, alla fine, ma ‘non vale’), e che fatica!

Ma prima di vedere i nomi – del resto, specie quelli dei big, si sanno (ministri tutti, vice ministri pure, sottosegretari dipende, più capi corrente, tutti, loro colonnelli, pure, qualche peone) – meglio parlare subito di chi non è d’accordo e, già sul piede di guerra, ormai, è pronto a scendere direttamente ‘in guerra’, appena si chiuderà la ‘parentesi’ elettorale. Tra i motivi che hanno fatto ritardare di ora in ora la Direzione, ci sono tre regioni con candidature che entravano e uscivano di ora in ora: Campania (soprattutto), Lazio (anche), Toscana (già meno). Per dire, l’attuale sottosegretario agli Affari esteri, Enzo Amendola, ha ‘ballato’ sul filo e pericolosamente per ore e ore, poi è ‘entrato’.

A non farcela, invece, a meno di miracoli, tre pezzi da novanta del Pd: il cattolico democratico per storia e passione, ‘mago’ di leggi e numeri, professore e docente di Diritto costituzionale alla Sapienza, Stefano Ceccanti, ‘cacciato’ dal suo collegio di Pisa per far posto al bel Fratoianni e che smentisce, di notte, di aver accettato un posto molto indietro, nel listino, proposta dal Pd…

Ma escono anche Tommaso Nannicini (a Milano), Emanuele Fiano (idem) e molti altri (l’ex capogruppo Andrea Marcucci) messi talmente ‘in basso’, nei listini proporzionali o collocati in collegi apertamente perdenti/scarsi da vedere le loro possibilità di elezione nulle. Oltre a essere, guarda caso, tutti e tre di Base riformista (l’area di Lotti e Guerini), sono anche tre ‘esperti’ parlamentari (specie Ceccanti) di dottrina, regolamenti, comportamenti d’aula, ragionamenti complessi, solo che non sono ‘fedelissimi’ Letta.

Tra i tre voti contrari in direzione anche quello della senatrice uscente Monica Cirinnà. La protagonista delle battaglie per i diritti e la liberà personale ha rifiutato la candidatura incerta che le era stata assegnata.

Tra i nomi ‘nuovi’ il virologo Andrea Crisanti, che però verrà presentato ‘in Europa’, cioè nella circoscrizione degli Italiani all’Estero, conferma per Carlo Cottarelli (capolista a Milano 1 Senato) e, anche qui come si sapeva, due sindacaliste (Annalisa Furlan, ex segretario Cisl, in Sicilia, e Susanna Camusso, ex segretario della Cgil, che ieri notte ‘ballava’ tra Lombardia e Lazio, etc.

Invece, vengono candidati – tutti in collegi sicuri e posizioni eleggibili – 5 ‘ragazzi’ under  35 che saranno il fiore all’occhiello del segretario (esperienza zero, voti in natura zero, ma vabbè): Caterina Cerroni (Lazio), Marco Sarracino (Campania), Rachele Scarpa (Veneto), Michele Fina (Lombardia) e Paolo Romano (idem). A loro, sempre in ‘quota Letta’ vanno aggiunti i ‘padrini’ delle Agorà (Schlien, Berruto, Nicita) e ‘la società civile’ (Crisanti, Cottarelli, etc.).

La Campania è in rivolta. Dal sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, a tutti i sindaci del circondario e pure quelli delle altre province campane contro i ‘catapultati’, o ‘paracadutisti’, da Roma. I quali sono due: Dario Franceschini (ministro, leader di Area dem, corrente interna così potente da far candidare la moglie, capolista al proporzionale di Campania 1 al Senato), di cui già si sapeva, e Roberto Speranza, leader (sic) di Articolo 1 (capolista sempre nel listino bloccato della medesima circoscrizione, ma alla Camera), senza dire che il povero ‘Bob Hope’ è stato respinto, per giorni, da altre regioni, a partire da quelle ‘rosse’. Il guaio è che nessuno dei due, Franceschini e Speranza, hanno un voto in natura e tantomeno sotto le falde del Vesuvio, dove il Pd, alle comunali, ha preso il 12%…

Non basta. La Campania si deve ‘caricare’ anche Luigi Di Maio in un collegio uninominale sicuro (peccato che non lo sia affatto), quello di Secondigliano-Afragola e, appunto, Speranza…

Marche in tumulto per lo stesso motivo. Tra i ‘paracadutisti’ campeggia Marco Bentivogli, ex leader della Fim-Cisl, fondatore di un movimento centrista, è catapultato in un collegio del Senato, quello di Ancona-Pesaro, definito ‘contendibile’, ma che in realtà andrebbe strappare con le unghie e con i denti. I marchigiani incroceranno le braccia, si dice, perché collegi non ne hanno, tranne una seconda posizione, alla Camera, nel listino proporzionale, dove la prima è tale Manzi, Irene, il cui merito è di essere vicina a Letta mentre il sindaco di Pesaro, e presidente di Ali, Matteo Ricci, ha dovuto mandar giù il boccone amaro di rinunciare ai suoi nomi più prestigiosi. Le Marche, non più ‘terra rossa’ da tempo, va detto, si allietano anche della presenza, al Senato, del franceschiniano di ferro Alberto Losacco, ovviamente blindatissimo (capolista nel listino) mentre Alessia Morani (marchigiana) va nel collegio di Pesaro 1 Camera e pure lei rischia…

Tra Nicola Zingaretti capolista nel listino proporzionale alla Camera e Cecilia d’Elia (capolista dem al Senato), entrambi a Lazio 1, mentre Emma Bonino va nel collegio di Roma 1 (Senato), Paolo Ciani (Demos) a Roma 1 Camera spicca la candidatura di Michela De Biase, consigliera regionale dem e, soprattutto, ‘moglie’ di Franceschini. Insomma, Dario ‘tiene’ famiglia. Ma pure quella della giovane (e molisana…) Cerroni ha fatto storcere la bocca a molti laziali mentre Roberto Morassut, storico veltroniano, rischia di perdere il seggio, e Patrizia Prestipino (minoranza riformista) lo dovrà ottenere coi denti (ma lei ci è abituata e di solito prende tanti voti). Infine, un posto da capolista pure per il socialista Enzo Maraio, sempre a Roma 1 (listino bloccato e blindato del proporzionale) perché i tre ‘nanetti’ (Art. 1, Psi, Demos) bisogna accontentarli tutti…

In Toscana tutto, o quasi, va come le previsioni. La segretaria regionale, Simona Bonafé, sarà capolista alla Camera, ma il regionale deve mandare giù bocconi amari. Oltre alla ‘defenestrazione’ di Ceccanti, scalzato dal leader del partito ‘fratello’ (SI) Fratoianni a Pisa, arrivano pure Marco Furfaro (area Zinga) e, pare, ma a notte non si sa ancora, la cigiellina Camusso (Senato). Uno smacco, in definitiva, per una delle sole due regioni, con l’Emilia, che è ancora (per quanto ancora?) ‘fortino’ di voti rossi.

Al netto di altre situazioni ancor più complesse (in Puglia il governatore Emiliano piazza i suoi, in Sicilia la fa da padrone il vice-segretario, Provenzano, in Calabria è guerra tra bande, ma sono posti dove il Pd prende sempre pochi voti), resta il punto. A cosa serve candidare persone che sia iscritti al Pd che esterni, non hanno un voto?