Il governo dell’Ungheria ha approvato un emendamento alla sua Costituzione che, di fatto, permette al governo di vietare eventi pubblici organizzati dalla comunità LGBTQ+. La legge fondamentale va in questo modo ad allinearsi a quella approvata lo scorso 18 marzo che, appellandosi a una fantomatica «protezione dei minori», proibisce il Pride, la manifestazione a tutela dei diritti di ogni orientamento sessuale.

Secondo il nuovo emendamento, inoltre, la Costituzione riconosce solo due sessi, quello maschile e quello femminile. Il governo aveva già impedito l’adozione da parte di coppie dello stesso sesso, e il riconoscimento del binarismo di genere offrirà all’esecutivo una base legale per continuare la propria battaglia alle persone transgender e alla loro identità.

Ungheria: Viktor Orbán contro la comunità LGBTQ+

A presentare la richiesta per l’emendamento è stato, ovviamente, il partito di estrema destra guidato dal primo ministro Viktor Orbán. Il parlamento ha accolto la proposta con centoquaranta voti favorevoli e ventuno contrari. Sin dal 2010, anno della sua elezione, il premier sta agendo in modo da smantellare i diritti civili del Paese, prendendo di mira in particolare la comunità LGBTQ+ e scagliandosi contro la presunta «ideologia del gender».

Chi organizza o partecipa a un Pride in Ungheria rischia di ricevere una multa fino a duecentomila fiorini ungheresi (circa cinquecento euro). La polizia potrà usare dei software di riconoscimento facciale per identificare una per una le persone che parteciperanno a eventuali futuri raduni, che di solito si tenevano tra giugno e luglio, come in Italia e in altri Paesi europei.

Federica Checchia

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