Il sorriso enigmatico della Gioconda affascina e intriga da secoli milioni di visitatori, che ogni anno si accalcano nella sala del Louvre in cui è affissa per studiare di persona il suo sguardo misterioso e il suo ghigno beffardo. La Monna Lisa, dipinto di Leonardo Da Vinci databile intorno al 1503-1506, è al centro della “rivoluzione” proposta Emmanuel Macron. Ieri, 28 gennaio 2025, il presidente francese ha infatti annunciato un colossale piano di ristrutturazione del più importante museo di Parigi; un progetto ambiziosamente chiamato Nuovo Rinascimento.
L’annuncio di Macron arriva a pochi giorni di distanza dalla pubblicazione su Le Parisien della lettera che Laurence des Cars, direttrice del Louvre, aveva inviato qualche settimana fa al ministro della Cultura Rachida Dati. Dal contenuto della missiva, emergono i gravi problemi logistici e strutturali dell’imponente edificio, alcuni dei quali piuttosto preoccupanti. Alcuni elementi del museo non raggiungerebbero più uno standard sufficiente per sostenere il flusso turistico; un pronto intervento sarebbe dunque più che necessario. Non si dovrebbe sigillare l’intero complesso, ma lavorare di ala in ala con delle chiusure parziali; si stima che ci vorranno almeno due anni per completare l’opera.
Macron ha in mente qualcosa di controverso per la Gioconda

Tra i vari temi spinosi, la direttrice ha anche parlato del quadro di Leonardo, sostenendo che «l’esposizione della Gioconda […] deve essere ripensata». Ogni giorno, infatti, sono oltre ventimila le persone che si mettono in coda per ammirarla, creando così ingorghi che raggiungono persino la Grande Galerie, arteria principale del museo, dedicata alla pittura italiana. L’idea, dunque, sarebbe spostare la Monna Lisa altrove, in modo da evitare sovraffollamento e rendere il percorso più agevole e sicuro.
Da qui, l’iniziativa di Macron, che prevede il trasferimento dell’opera dalla Salle des Etats, dov’è attualmente ubicata, ad uno spazio più isolato tutto per lei, munito di ingresso autonomo e accessibile solo tramite un biglietto separato da quello ordinario.
La decisione ha già scatenato reazioni contrastanti. Da una parte, in questo modo le altre tele presenti nella stanza, spesso snobbate in favore della più celebre vicina di parete, potrebbero riacquistare dignità ed essere finalmente apprezzate. D’altro canto, però, tutto questo appare come una mossa di marketing ben studiata per trarre il massimo profitto dalla fama del quadro. I visitatori, oltre a dover pagare un supplemento, sarebbero oltretutto costretti a fare ben due file, allungando sensibilmente i tempi di visita e rischiando d’intralciare ulteriormente il viavai; un’arma a doppio taglio, insomma. Le discussioni, c’è da scommetterci, andranno avanti per un bel po’; la Gioconda, nel frattempo, se la ride.
Federica Checchia
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