Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, si è espresso in merito all’escalation che si sta svolgendo attualmente in Medio Oriente. In seguito agli attacchi contro l’Iran il ministro sostiene che non vi sia nessun connazionale ferito dagli scontri. La puntualizzazione, come spiegato da quest’ultimo, è legata alla forte presenza di italiani nella zona. “Non c’è neanche un italiano coinvolto negli attacchi molteplici che ci sono stati in Iran e nei Paesi dell’area del Golfo” ha riferito parlando con i giornalisti.
Le parole di Tajani sulla situazione in Medio Oriente
Il ministro sostiene che in Iran i collegamenti sono difficili, tuttavia l’ambasciatrice Paola Amadei è impegnata a organizzare a Teheran le operazioni per coloro che vogliono rientrare in Italia. Malgrado sia stata colpita una base USA in Kuwait, in cui sono presenti oltre trecento uomini dell’Aeronautica militare italiana, pare non ci siano feriti. Tajani aggiunge che “la situazione al momento è non di allarme grave per i nostri concittadini, in modo particolare per i militari, però certamente è una situazione complicata”. L’obiettivo resta comunque quello di distruggere lo strumento bellico iraniano, pericoloso per Israele e per le basi statunitensi. Il ministro ci tiene ribadire che, fino all’ultimo giorno, hanno lavorato per “sostenere il dialogo che era in corso”. Tuttavia, l’arma atomica e i missili a lunga gittata dell’Iran potevano essere un pericolo reale non solo per l’Europa, ma per altre parti del mondo.
Schlein e Calenda si esprimono sull’escalation in Medio Oriente
Simultaneamente, Elly Schlein ha commentato quanto sta accadendo, ponendo l’accento sui possibili risvolti “anche sulla fragile tregua a Gaza”. “Siamo a fianco del popolo iraniano davanti alla brutale repressione del regime teocratico, siamo con angoscia al fianco del popolo iraniano e siamo netti nella condanna nei confronti del regime di Teheran”, ha proseguito la segretaria del PD.
Carlo Calenda, invece, si è mostrato in disaccordo con le politiche di Trump. “Non perché non siamo favorevoli ad abbattere un regime che nelle ultime settimane ha ucciso trentamila persone -ha sottolineato il leader di Azione-, ma perché abbiamo visto cosa è accaduto in Venezuela”. In generale Calenda non condivide gli scopi e le motivazioni, definite spesso personali, del presidente degli Stati Uniti. Tuttavia, “se da questo attacco dovesse discendere la caduta degli ayatollah saremmo solo contenti”. Ha concluso dicendo: “riteniamo quello di Teheran un regime criminale e assassino che fa parte di un asse di autocrazie che è nostra nemica”.
Stefania Cirillo





