BRAVE

Meloni alza il tiro: la violenza della campagna elettorale

Le elezioni del 25 settembre 2022 si avvicinano e la campagna elettorale si fa sempre più violenta. Lo ha confermato la stessa Giorgia Meloni il 25 luglio scorso, in un’intervista andata in onda sul Tg5 la leader di Fratelli d’Italia. Giorgia Meloni non ha intenzione di perdere. In questi giorni è nata la bufera per la pubblicazione sui propri social del video, tratto da Il messaggero, della violenza avvenuta a Piacenza.

Non sono tardate le parole indignate da parte degli esponenti della sinistra o di chi, attraverso i social, ha commentato come questa pubblicazione sia una forma perpetrata di violenza. Ma Giorgia Meloni non ci sta e poco dopo ha scritto che non consente a Enrico Letta di diffondere menzogne sul suo conto. Infine pubblica un video nel quale, ancora una volta, parla di “deliranti mistificazione della sinistra contro di lei”. La vittima, abbracciata virtualmente per solidarietà, che fine ha fatto sotto il fuoco incrociato di una campagna elettorale sempre più violenta? Dopo la giornata di ieri, 22 agosto, sembra che in guerra (elettorale) il fine giustifichi i mezzi.

Cosa succederà ora? Il Garante della privacy ha avviato un’istruttoria sulla diffusione del video dello stupro per raccogliere informazioni e verificare se ci sono state o meno violazione della privacy. Il video, nel frattempo, è stato eliminato dalla pagina social della leader di Fratelli d’Italia.

Meloni, il video di Piacenza: cosa è successo

Decreto Fiscale

Nel ultimi giorni la campagna elettorale di destra si è fatta sempre più aggressiva, tanto da arrivare a condividere su i propri canali il video di uno stupro avvenuto a Piacenza. Il video oggi è scomparso dai social di Giorgia Meloni, ma rimangono invece le critiche al collega Enrico Letta che aveva definito la condivisione del video indecente.

Meloni nella didascalia del video scriveva:

Un abbraccio a questa donna, alla quale la nostra società non ha saputo garantire la sicurezza di cui aveva diritto. A nome dell’istituzioni italiane le chiedo scusa.

Per Giorgia Meloni e la coalizione di destra la violenza si sarebbe potuta evitare garantendo maggiore sicurezza per le strade, eliminando il nemico: lo straniero. Cancellando il video si è perso il dibattito che criticava alla Meloni l’utilizzo, per tornaconto elettorale, del video e del corpo della vittima.

L’atto di indignare: la strumentalizzazione dello stupro

Se c’è una cosa in cui le destre sono molto brave è creare il senso di allarme ed emergenza. Ogni volta che uno stupro diventa notizia nazionale vede come abuser personaggi famosi o stranieri. Nel primo caso scatta il “se l’è cercata”, nel secondo scatta la campagna elettorale. Lo stupro dopotutto è quell’evento che quando avviene indigna. La rabbia giustifica all’osservatore di provare, senza filtri, qualsiasi genere di sensazione ed emozione. E se il colpevole dello stupro è identificato come straniero, la risposta sarà un violento attacco contro il “diverso”.

La destra la definisce emergenza e per combatterla, non lo stupro ma l’immigrazione, è intenzionata ad aumentare la sicurezza. Evitare l’ingresso di immigrati illegali, nel caso di Piacenza un richiedente asilo, diminuirebbe lo stupro da parte di stranieri. È matematico, ma non eliminerebbe lo stupro come violenza di genere sistemica. 

Nel frattempo, mentre il problema della violenza non è risolto e la sicurezza per le strade viene promessa nel programma con l’aumento di forze dell’ordine, il corpo femminile violato rimane comunque strumentalizzato. La posizione di destra punta a ridurre il fenomeno dell’immigrazione, definito emergenza, ma non spiega in che modo ha intenzione di ridurre la violenza di genere. Nella didascalia del video condiviso, diventato virale, non vi sono proposte per intervenire sulla violenza, i contatti di un centro antiviolenza o proposte concrete di solidarietà alla vittima. Ci sono invece la costruzione e l’identificazione di un “mostro” a cui dare la caccia. 

Cosa ci dicono i dati sulla violenza di genere

Ora che sappiamo chi è il mostro da combattere, cioè lo “straniero abusante”, possiamo eliminare il problema della violenza di genere o no? Non proprio. La creazione di un mostro da combattere, come scrive la scrittrice e attivista Martina Miccichè, ci offre un nascondiglio dagli schemi in cui siamo compartecipi. Lo stupro infatti non è una violenza di genere figlia dell’immigrazione. 

Nel mondo la violenza contro le donne interessa 1 donna su 3 e in Italia i dati Istat mostrano che il 31,5% delle donne ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza, come gli stupri, sono esercitate nel 62,7% dei casi da partner o ex partner. 

Secondo il rapporto Istat del 2019 sulle donne vittime di omicidi (femminicidio), l’88,3% è stata uccisa da una persona conosciuta: nel 49,5% dei casi dal partner attuale, nell’11,7% dal partner precedente e nel 22,5% da un familiare, figlio o genitore; mentre nel 4,5% dei casi da una persona conosciuta come un amico o un collega.

Da Meloni a virale: la reazione a catena della propaganda

La violenza di genere non si combatte a suon di dita puntate contro un nemico, un mostro straniero o il diverso. Il mito della sicurezza nelle strade non salverà le donne della violenza di genere e non le farà sentire più sicure in casa loro. Ma l’obiettivo era fare solidarietà femminile alla vittima o fare campagna elettorale per chiamare l’immigrazione “emergenza”?


La donna nel video ha così subito diverse forme di violenza, non solo quella sessuale, ma anche quella della ricondivisione virale e strumentalizzata del proprio abuso.
Per smuovere l’indignazione del pubblico, si è reso virale il video di una donna vittima di abuso? L’argomento non è la violenza di genere, ma il risultato elettorale.

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Articolo di Giorgia Bonamoneta.

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Recarsi in un centro antiviolenza
Recarsi in farmacia
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