Cinema

Mine vaganti: i corali di Özpetek che parlano di noi

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Mine vaganti, film del 2010 diretto da Ferzan Özpetek, stasera sul piccolo schermo. Un’opera cinematografica dal calco psicologico che non tradisce lo stile del regista italo-turco, capace di condurci in mondi speziati e dalle lunghe tavolate, allo stesso tempo così intimi e personali.

Tommaso (Riccardo Scamarcio) e Antonio (Alessandro Preziosi) sono due fratelli, entrambi omosessuali: con il primo lo capiamo subito, il secondo invece “sorprende” tutti, fuori e dentro il film. Tra le candide lenzuola stese al sole di una Lecce che fa da sfondo, con la sua maledetta bellezza italiana, avvengono i drammi di una famiglia che, sgretolandosi, mostra l’inconsistenza di una mentalità tipicamente provinciale.

Mine vaganti: una labile malinconia

“Tommaso, se uno fa sempre quello che gli chiedono gli altri non vale la pena di vivere.”

Ne parla Andrea Seganti, psichiatra e psicoanalista, in “Teoria delle mine vaganti” (2009), che definisce quali espressioni di un tacito malcontento interiore, soffocato in nome di ricercati sentimenti positivi capaci di farci allineare all’altro. Esse rimangono, tanto in profondità da percepirsi come una labile malinconia, tanto da trasmettersi di generazione in generazione, pronte ad esplodere qualora l’occasione giusta si presenti. Ecco, io non so se Özpetek abbia letto il libro di Seganti, ma certo sembra offrirne un calzante indizio interpretativo. L’omosessualità è un espediente non il focus, quel disordine consono ad un paesino che ci fa capire quanto sia importante essere sé stessi.

“Chissà se questi luoghi avranno memoria di me. Se le statue, le facciate delle chiese, si ricorderanno il mio nome”

In fondo, che senso ha tutto questo trambusto esistenziale se neanche possiamo permetterci di viverlo come ci pare e piace? E se per tutta la vita ti dicono che i dolci non li puoi mangiare, quando ne vorresti a volontà, tu prendi un bel vassoio di paste e ti lasci morire, affogata negli zuccheri (ndr non sarà l’unico motivo per cui ricorderemo la Nonna (Ilaria Occhini), personaggio incredibilmente perfetto, vedi le citazioni). Insomma, guardando i film di Özpetek ci si sente sempre un po’ meno soli, conquistati dalla sua assoluta capacità di equilibrare una perfetta accuratezza nei dettagli all’inevitabile dominazione del caos.

Valentina Guido

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