Moda

Morto André Leon Talley: era tra i giornalisti di moda più influenti al mondo

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Uno dei primi uomini afroamericani ad avere un nome potente nel settore

Ieri, martedì 19, è morto ad André Leon Talley a 73 anni. Uno dei più influenti giornalisti nel campo della moda. Questa scomparsa pesa su tutto il mondo della moda e non solo, Talley era importante anche in tutto il panorama mediatico e sociale. Fu tra i primi afroamericani ad avere avuto ruoli importanti nel settore e a favorire con il suo successo l’apertura di passerelle, di riviste, stilisti e modelle nere. È morto in un ospedale di New York a causa di una malattia non specificata. La notizia è stata confermata dal suo agente.

Sin da giovane ha combattuto per ottenere ciò che voleva!

Talley crebbe con la nonna nel North Carolina durante la segregazione razziale e dopo essersi laureato divenne stagista della celebre giornalista di moda Diana Vreeland al Costume Institute di New York. Ma non finisce qui, negli anni della sua gavetta fu assunto alla rivista Interview di Andy Warhol per 50 dollari a settimana e poi finì a lavorare per la rivista di moda Women’s Wear Daily, diventandone il responsabile della redazione parigina negli anni 1975-80. Collaborò con il New York Times e altre riviste, ma della sua carriera si ricorda soprattutto l’esperienza con la nota rivista di moda Vogue, 1983-95, tornando poi nel 1998 per rimanere fino al 2013.

Una vita colma di spiritualità

Il ricordo della sua esistenza è quella di una vita vissuta al massimo anche dal punto di vista spirituale. C’era un anima profonda dietro la professione. Si parla tanto, nel fashion system, di avere una personalità e non solo estetica. La moda è creatività e la creatività non ha regole. Lo sapeva bene uno dei giornalisti di moda più influenti di tutti i tempi, che alla domanda su quale fosse la sua fonte di ispirazione, rispondeva come il più illuminato degli sciamani: «La natura e la fede sono i miei fondamenti».

Tuttavia, lui era certamente anche un guru dell’estetica, persino quando era seduto in prima fila alle sfilate accanto alla collega Anna Wintour, i due insieme componevano il “tau della moda”, si completavano perfettamente. Lei una donna minuta e austera, lui una montagna di due metri, fiero di essere tutto quello che era afroamericano, gay, sorridente e socievole, sempre avvolto nei suoi caftani preziosi, cappe enormi, turbanti. Al collo spesso indossava delle croci e persino i denti di bisonte. I due sono stati inseparabili, fino agli ultimi anni, fino a quando la Wintour lo mise da parte preferendo persone più giovani. «I miei occhi hanno fame di bellezza», diceva sempre.

Enrica Nardecchia

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