Natalia Ginzburg e i magici regni della vita fantastica: nel nuovo appuntamento della rubrica Letteratura per l’Infanzia, nella settimana in cui si ricorda l’anniversario di nascita della famosa scrittrice, un’analisi in cui riprende la pedagogia delle favole, base di tutta la letteratura.

Natalia Ginzburg, il valore educativo della fiaba tradizionale

Con l’acume e il senso critico che la contraddistingueva, Natalia Ginzburg, si interessò alla letteratura dell’infanzia, precisamente al mondo della fiaba. Noto è il suo l’intervento  Senza fate e senza maghi datato 1972, contenuto nella raccolta Vita immaginaria. Nell’opera sopracitata, la Ginzburg, si sofferma a far riflettere il lettore su un caso circoscritto: il valore didattico, educativo e pedagogico della fiaba tradizionale. L’altro elemento preponderante del testo è l’aspra critica rivolta alla linea editoriale della collana ”Tantibambini”, edita da Giulio Einaudi e diretta da Bruno Munari:

”Quattro libri. Li ho avuti. Ho pensato che erano carini. Che costavano poco. C’era però qualcosa che mi irritava e non capivo cos’era. Un altro libro si chiama L’uccellino Tic Tic. […] Una storia graziosa. A un certo punto mi sono accorta che quello che mi irritava erano le parole scritte sul retro di ogni volume. Queste parole dicono: «Fiabe e storie semplici, senza fate e senza streghe, senza castelli lussuosissimi e principi bellissimi, senza maghi misteriosi, per una nuova generazione di individui senza inibizioni, senza sottomissioni, liberi e coscienti delle loro forze». […]Esse mi sembravano piene di una presunzione suprema”.

La critica non era rivolta ai titoli, ma alle dietrologie ed ai messaggi che la raccolta auspicava di elargire ai suoi lettori:

”La morale dell’Uccellino Tic Tic è che bisogna dar da mangiare ai lupi perché così diventano buoni. Non è vero. Chi l’ha scritto ha pensato che è bene demistificare agli occhi dei bambini l’idea del lupo. Però i lupi esistono. Si possono sfamare quanto si vuole, restano lupi e usano mangiare gli uomini. Non vedo quale vantaggio abbiano i bambini a pensare che i lupi diventano miti se gli si dà da mangiare”. 

Difficoltà della scrittura per l’infanzia

La scrittrice, in seguito, afferma la difficoltà generale di scrivere di letteratura per l’infanzia: uno dei motivi principali è l’innata idea che qualsiasi argomento possa recare dolore al pubblico infantile. Quindi, al bando le storie dolorose o di miseria poiché patetiche; nessuna storia di crudeltà, poiché i bambini non conoscano la cattiveria. Il sangue fa impressione, la troppa bontà è sentimentale. Nessuna narrazione di fate, gnomi, principi e principesse in quanto non esistono e non è un bene nutrire la fantasia dei bambini, con una psiche già fragile. Dopo un excursus di motivazioni, la scrittrice, lecitamente, si chiede come possano crescere i bambini con questo tipo di stimoli. Alla base di un modello da seguire pone, poi, un classico: le Fiabe italiane di Italo Calvino.

Natalia Ginzburg, contrapposizione fra letteratura pedagogica e fiaba popolare

Fiabe Italiane di Calvino – puntualizza la Ginzburg – non solo è un modello eccellente da prendere in considerazione: sottolinea anche che l’opera fu edita e ristampata spesso, proprio dallo stesso Einaudi. La scrittrice fa notare come l’opera pubblicata dall’editore sia pullulante di fate, maghi ed elementi fantastici. Con sottile ironia esordisce:

”Si è accorto, l’editore Giulio Einaudi, d’aver pubblicato un libro fondamentale nel campo della narrativa per l’infanzia? Lo sa o non lo sa? Se lo sa, come mai esce fuori adesso con la frase «senza fate e senza maghi»? Che è come dire «vi daremo delle ottime torte senza farina, senza zucchero e senza burro»”.

Risalta, per cui, una contrapposizione fra letteratura pedagogica e fiaba popolare. La critica mossa alla collana “Tantibambini” è dovuta alla presunzione educativa che, la raccolta, si poneva nell’ottica della letteratura per l’infanzia: una sorta di decalogo da prendere in considerazione come didattica assoluta. Secondo la scrittrice il mondo letterario non può indicare un’unica strada da seguire, senza prima conoscere la generazione a cui si rivolge.

Narrazioni di paura e di morte: è giusto preservarle durante l’infanzia?

Un’altra critica rivolta alla collana ”Tantibambini”, fu l’idea di preservare il mondo infantile dai racconti di paura, morte o temi facilmente impressionabili: argomento in seguito ripreso in Grammatica della fantasia di Gianni Rodari o ne Le fiabe e le paure dei bambini di Betthleim. La fiaba, fin dai tempi di Perrault o lo stesso Andersen, è ricca di contraddizioni; ma tutto ciò serve al piccolo lettore come una sorta di palestra che lo porterà, tramite la fantasia, alla scoperta delle sfumature del mondo. D’altronde sull’importanza della fiaba come valore educativo e pedagogico si era espresso egregiamente Rodari con una frase che riassume tutto l’intento fondamentale dell’importanza del mondo fantastico nella didattica: ”la fiaba è il luogo di tutte le ipotesi”.

Natalia Ginzburg, letteratura per l'infanzia - Photo Credits: web
Natalia Ginzburg, letteratura per l’infanzia – Photo Credits: web

Come ben afferma nuovamente Natalia Ginzburg, nelle Fiabe italiane di Calvino ci sono teste tagliate, crudeltà, ladri, orrori vari. Tuttavia, nello scorrere della lettura, i bambini rimangono estasiati in quanto queste narrazioni risultano inoffensive poiché rilegate in un universo dove l’offesa è pressoché inesistente: la vita fantastica. La paura libera la fantasia, intimando a creare soluzioni. I bambini bramano approvvigionamento fantastico: le fate, gli gnomi e i draghi vivono nel loro pensiero e il fatto che non esistano nella realtà è irrilevante. Perché? Perché la fantasticheria è di per sé popolata da abitanti invisibili non riscontrabili nel reale. Anche l’angoscia e la crudeltà può essere foce generatrice di immagini liete: sopprimere la paura significa sopprimere fantasia e felicità in potenza.

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