Cultura

Naturalezza e taglio fotografico: le scene di vita moderna di Degas

Edgar Degas (Parigi, 1834 – Parigi, 1917) è l’artista a cui è dedicata la Rubrica di Arte di oggi. Fu uno dei membri di maggior rilievo del gruppo impressionista – pur non definendosi mai come tale – e partecipò a tutte e otto le mostre del gruppo eccetto una. Spesso ricordato come l’artista delle danzatrici e dei nudi femminili, si scontrò tuttavia con gli impressionisti più intransigenti, come Claude Monet, Camille Pissarro e Alfred Sisley.

Edgar Degas, tra influenze e innovazione

Degas - Wikipedia
Le tub, Edgar Degas, 1886, pastello, Musée d’Orsay, Parigi

Nonostante Degas avesse numerosi punti in comune con gli Impressionisti, come la devozione per Édouard Manet e l’usanza di raffigurare soggetti contemporanei, la sua visione complessiva dell’arte era distante da quella del gruppo. Gli impressionisti erano infatti soliti realizzare unicamente opere en plein air, sostenendo la superiorità del colore sul disegno. Al contrario Degas rimase perlopiù chiuso all’interno del suo atelier a disegnare scene quotidiane di vita moderna. Inoltre, se da una parte gli impressionisti riproducevano l’impressione fissa di un paesaggio, non mutevole nel tempo, al contrario Degas amava i corpi umani in movimento.

Fu soprattutto Jean-Auguste-Dominique Ingres ad illustrare al giovane Degas i principi di quella che sarebbe stata la sua visione artistica. Secondo Ingres lo scopo ultimo dell’arte era quello di ricreare la bellezza eterna, tramite l’unione del bello degli antichi e il bello naturale. In questo modo l’artista poteva catturare la bellezza intrinseca della realtà e purificarla dalle sue imperfezioni. Ingres consigliò a Degas di esercitarsi nel disegno, perché soltanto un abile disegnatore sarebbe stato un ottimo pittore.

Il taglio fotografico nelle opere di Degas

Per rappresentare le scene di vita moderna Degas fece ricorso ad effetti luminosi espressivi, ricorrendo ad inquadrature audaci. La sua tecnica compositiva venne definita rivoluzionaria: l’inquadratura delle sue tele ebbe un taglio quasi fotografico. A Degas infatti, non interessava ritrarre il soggetto nella sua interezza, ma bloccare quel determinato istante nel dipinto così come lui lo vedeva attraverso il suo campo visivo. Volle quindi fissare istantaneamente l’espressione del moto dei corpi, dal mondo del teatro a quello degli ippodromi. Fu così che Degas iniziò ad usare la macchina fotografica per preparare la scena da dipingere. Cogliere l’attimo, abbandonare il punto di vista frontale, adottare prospettive oblique, punti di vista decentrati e sfalzati.

La lezione di danza del 1874, Degas

Dipinto nel 1874, La lezione di danza è uno dei quadri più famosi di Edgar Degas, dove ricorre il tema delle ballerine ma anche l’uso sapiente dell’inquadratura fotografica. Realizzato dietro le quinte dell’Opéra di Parigi, scelse di ritrarre il momento in cui le danzatrici provano i passi prima di salire sul palcoscenico. Sotto l’occhio attento del maestro, le ballerine provano disposte in semicerchio, si riposano o parlottano distratte, ognuna con un proprio atteggiamento. Ogni loro gesto, apparentemente marginale o secondario, è invece indagato con grande attenzione.

Infatti, il punto di fuga, dove le linee parallele dell’opera convergono, non si trova all’interno della scena, ma fuori dal quadro a destra. Questo tipo di inquadratura taglia alcune figure e i margini della scena, rendendo dinamica la struttura d’insieme. La profondità spaziale, viene invece accentuata dalle linee oblique del parquet, dando alla composizione un taglio fotografico. In questo modo l’osservatore – abituato ad osservare le immagini fotografiche che nacquero proprio in quegli anni – ottiene un impressione di immediatezza e istantaneità, come in un reportage.

L’assenzio del 1875

Un altro quadro di Degas in cui si comprende al meglio il suo stile innovatore, fu L’assenzio, del 1875. Fu infatti negli ultimi anni della sua vita, che lasciò il tema delle ballerine spensierate, per dare sfogo alla sua depressione dovuta probabilmente alla perdita della vista. Si tratta di una scena di cruda realtà, in cui due figure vengono consumate fisicamente e psicologicamente dall’alcool. I due personaggi, una prostituta e un vagabondo, non si conoscono, ma siedono seduti vicini, davanti ad un calice di assenzio, con lo sguardo perso nel vuoto mentre i pensieri gli annebbiano la mente.

I due personaggi non vengano ripresi frontalmente, ma di tre quarti. Disponendo i due personaggi in obliquo, sembra quasi che il pittore voglia incastrarli tra il piccolo tavolo ed il divano su cui sono seduti, senza possibilità di fuga. Questa inquadratura fotografica, viene utilizzato come espediente per rispecchiare la triste situazione. Ciò che traspare è un senso di angoscia, amplificata dalla presenza dello specchio alle loro spalle, sporco e opaco, che mostra a malapena le ombre dei due soggetti.

Le tub del 1886

All’esposizione impressionista del 1886 Degas presentò dieci pastelli che raffiguravano una serie di donne nude durante le loro attività private. Le tub ritrae una donna all’interno di una tinozza nell’atto di strofinarsi il collo con una spugna. Le donne alle prese con la toeletta rappresentano circa un quarto dei soggetti scolpiti e dipinti da Degas. In questo caso, il pittore rinnova la rappresentazione della pulizia quotidiana che ha tanto ispirato gli artisti rinascimentali.

«Finora il nudo è stato presentato in pose che supponevano la visione da parte di un pubblico. Ma le donne non sono persone semplici … Io le mostro senza civetteria, allo stato di bestie che si lavano»

(Edgar Degas)

Seppur intriso di misantropia, il testo descrive il modo con cui Degas si rapportava ai nudi femminili. L’arte ufficiale promuoveva un tipo di nudo idealizzato ed estetizzato. Niente di più lontano dalla visione di Degas, il quale spogliava le proprie muse da ogni appartenenza sociale e le coglieva in attimi di vita quotidiana, come la toeletta. Si trattava di un modo di fare arte che, ovviamente, non era esente da critiche.

Con questa opera è possibile chiudere il percorso artistico di Degas, iniziato con lo studio dei grandi nudi del passato. Qui il pittore, ormai maturo, sembra spogliare i suoi nudi dell’aurea classica delle opere giovanili senza cadere nella volgarità, rappresentando scene quotidiane a cui ogni persona si doveva sottoporre.

Alessia Ceci

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