Nello spazio di LetteralMente Donna una donna eccezionale che ha dato un grande contributo alla cinematografia mondiale con il suo lavoro da sceneggiatrice. Il suo nome è Nina Agadžanova-Šutko e questa è la sua storia
Nina Agadžanova-Šutko, la rivoluzionaria che abbracciò il cinema

Per la storia Nina Agadžanova-Šutko è soprattutto conosciuta come rivoluzionaria che da giovanissima abbraccio la rivoluzione russa entrando nell’epoca illegale partito bolscevico. Il suo lavoro clandestino a Mosca, quando era studentessa all’università, la fece andare in prigione 6 volte e patire anche per l’esilio dove incontrò Kirill Šutko, suo futuro marito, dedito anche al teatro oltre che alla rivoluzione. Entrambi parteciparono attivamente ai moti rivoluzionari del 1917 sull’onda di un ideale che aveva spinto la Agadžanova fin da quel 1905 che sancì l’inizio della rivoluzione del proletariato russo. Dopo il 1917 la Agadžanova lavorò anche come spia per i bolscevichi nel territorio dell’armata bianca . Solo nei primi anni 20′ poté dedicarsi attivamente alla sua vera passione che era quella della scrittura e della sceneggiatura aiutata anche dal marito.
Il suo primo lavoro è “Behind White Lines” di Boris Chaikovskii del 1924. Scritta per soddisfare le richiese del partito che chiedeva di rendere più avventurosa la rivoluzione, la sceneggiatura di questo film è stata scritta dalla Agadžanova sulla base della sua esperienza rivoluzionaria clandestina prima del 1917. La pellicola però a detta di alcuni critici sovietici fu accusata di essere troppo irrealistica, piena di luoghi comuni e di non mostrare abbastanza lavoratori come rivoluzionari clandestini. La svolta per Nina Agadžanova-Šutko arrivò però l’anno successivo quando ricorrevano i 20 anni dalla rivoluzione del 1905.
L’incontro con Sergej Ėjzenštejn e la nascita di La corazzata Potëmkin
Per i vent’anni dai fatti del 1905 il partito bolscevico si preparava a grandi celebrazioni. Per questo fu pensato ad un grande film che narrasse tutti gli episodi salienti della rivoluzione di quell’anno su una sceneggiatura scritta dalla stessa Agadžanova definita nel suo ambiente la “bolscevica di ferro”. Lei e il marito che faceva parte della commissione delle celebrazioni del partito spinsero per scegliere Sergej Ėjzenštejn come regista del film dopo essere rimasti colpiti dal suo capolavoro intitolato “Sciopero”. È l’inizio di un amicizia fra i tre che Ėjzenštejn ricorderà così , come riportato da Women Film Pioneers Project: “La cosa più importante che ci è successa da [Agadzhanova] è stata che ognuno ha acquisito una rinnovata fiducia in se stesso rendendosi conto che tutti erano necessari per fare il lavoro della Rivoluzione. Ognuno, inoltre, era necessario a modo suo, speciale, unico, goffo, individuale”.
Il film si sarebbe dovuto chiamare inizialmente “The Year 1905” ma Ėjzenštejn visto lo stato della produzione ad Odessa e i tempi di realizzazione imposti dal governo propose e ottenne di realizzare e ampliare uno solo degli 8 episodi scritti dalla Agadžanova nella sceneggiatura originale dopo essere rimasto folgorato da una scalinata ad Odessa che accese la sua fantasia. Per questo il film divenne quella pietra miliare della storia del cinema intitolata “La corazzata Potëmkin”. Questa decisione portò ad una battaglia legale tra Nina Agadžanova-Šutko e lo stesso Sergej Ėjzenštejn per decidere di chi fosse la paternità della sceneggiatura con il risultato di avere entrambi l’1% delle royalties del film. Poichè però Ėjzenštejn aveva realizzato e risceneggiato un episodio della Agadžanova-Šutko purtroppo il merito di questo capolavoro per la comunità cinematografica fu quasi esclusivamente il suo almeno fino agli ultimi decenni di vita della Agadžanova.
Il cinema per la Agadžanova-Šutko
Un anno dopo “La corazzata Potëmkin” la Agadžanova-Šutko teorizzò la sua idea di cinema in un articolo su Kino-front. In base ad essa gli spettatori devono essere “conquistati” da ogni cosa presente nelle immagini proiettate sul grande schermo. Questo perchè i loro riflessi vengono “addormentati” e sostituiti con i nuovi stimoli del film che stanno guardando. Questo accade solo sei i cosiddetti nuovi riflessi hanno in comune qualcosa con i vecchi.
Stefano Delle Cave
Seguici su Google news





