Cinema

“Operazione sottoveste”, questa sera in tv la commedia con Cary Grant e Tony Curtis

Siamo nel 1959: dopo anni di onorato servizio, il sommergibile USS Sea Tiger viene destinato alla demolizione. Poco prima che il mezzo venga distrutto, l’ammiraglio Matt Sherman (Cary Grant) ripercorre con il diario di bordo di allora l’incredibile avventura che ebbe su quello stesso sottomarino quasi vent’anni prima, in piena Seconda Guerra Mondiale.

Allora comandante dello stesso, con l’aiuto del tenente Nicholas Holden (Tony Curtis) e di una variegata schiera di soldati, donne, prigionieri e ciarlatani, seppe risistemare e portare in salvo lo USS Sea Tiger appena fatto a pezzi da un bombardamento giapponese. Lo faranno con una serie di soluzioni che, tra l’altro, li vedranno costretti a dipingere  il sottomarino completamente di rosa.

“Operazione Sottoveste”: come scrivere e dirigere una commedia

Mancano ancora due anni a “Colazione da Tiffany” e quattro a “Uno sparo nel buio” ma nel 1959 Blake Edwards è già un regista perfettamente a proprio agio con i generi, meglio ancora se mescolati tra loro in una combinazione ad alto tasso di difficoltà. “Operazione sottoveste” parte da un presupposto bellico, lo innaffia abbondantemente di gag satireggianti e quando meno te lo aspetti aggiunge al mix un elemento rosa ad alzare ulteriormente il livello di difficoltà.

Ma la sceneggiatura di Stanley Shapiro e Maurice Richlin è un vero e proprio gioiello – i due ottennero una candidatura all’Oscar – e il film scorre che è un piacere, grazie a un ritmo narrativo all’apparenza sornione ma puntellato di dialoghi brillanti ed sketch spesso irresistibili intrisi di un antimilitarismo nemmeno così sfumato.

Il rapporto fra i due protagonisti

Base di tutto, e non potrebbe essere altrimenti, è il rapporto tra i due protagonisti, pezzi da novanta del cinema perfettamente calati nella parte. Cary Grant/Matt Sherman nei panni del quasi aristocratico ufficiale capace di non perdere mai il proprio savoir faire nemmeno sotto le bombe nemiche e il cialtronesco Tony Curtis/Nicholas Holden, furbetto imbucato più interessato alle gonnelle che ai galloni e dotato di una praticità e concretezza che si riveleranno molto utili alla causa.

Sul dualismo tra i due tipi umani, le loro dinamiche e il diverso marchio comico (le espressioni di Cary Grant sono vere e proprie lezioni interpretative) la pellicola non perde un tempo narrativo. L’arrivo improvviso di un contingente femminile non fa che sparigliare ulteriormente le carte e buttare altra comicità, mai volgare seppur piuttosto esplicita per i tempi, in pasto al pubblico. La pellicola ebbe un grande successo e lanciò Blake Edwards verso le vette che tutti conosciamo. Nel 1977 l’allora diciannovenne Jamie Lee Curtis, figlia di Tony, prese parte alla riproposizione dello stesso plot in salsa televisiva, che si sviluppò lungo due stagioni e 33 puntate per la ABC.

Andrea Avvenengo

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