Oriana Fallaci - Photo Credits:Wikipedia
Oriana Fallaci – Photo Credits:Wikipedia

Oriana Fallaci nasce a Firenze il 29 giugno 1929. Una vita straordinaria, accompagnata dalla passione per i libri, per il giornalismo e da un carattere temerario.

Oriana Fallaci, ”Resistere”: un verbo che la accompagnò per tutta la vita

Tosca ed Edoardo Fallaci, furono rispettivamente, la madre e il padre di Oriana: il padre era un attivo antifascista. Talmente fermo sulle sue posizioni che coinvolse fin da piccola nella lotta resistenziale la giovane Oriana. Il suo nome di battaglia fu “Emilia”: Oriana Fallaci affiancò il padre facendo da staffetta, consegnando ai compagni partigiani armi, giornali clandestini e messaggi. Nonostante non provenisse da una famiglia abbiente, i risparmi accumulati erano investiti nella cultura,acquistando libri. La Fallaci amò intensamente e per tutta la vita i libri, sviluppando una così grande passione per i testi che, negli anni, acquistò numerose opere antiche; donò la collezione alla Pontificia Università Lateranense di Roma, poco prima della sua morte.

«Quando sono in una stanza senza libri mi sembra d’essere in una stanza vuota»

Gli esordi e il giornalismo

La Resistenza contribuì a formare il temperamento della giovane Oriana: coraggio, temerarietà, sacrificio. Una donna conosciuta, in seguito, durante gli anni della sua celebrità per avere un carattere che non le mandava certo a dire, oltre che una tempra di ferro. I classici della letteratura e la lotta militante durante la Resistenza, furono i punti cardine della sua formazione. A scuola, sostenne un esame per passare dalle magistrali al liceo classico diplomandosi con un anno di anticipo. Successivamente, si iscrisse a Medicina e poi alla facoltà di Lettere, non concludendo il percorso di studi: la passione per il giornalismo la assorbì completamente. Fin da subito, inizia a lavorare per Il Mattino dell’Italia centrale, un quotidiano di Firenze. Lo zio, Bruno Fallaci, era anche lui un noto giornalista. Inizialmente Oriana Fallaci si occupò di cronaca nera, cronaca giudiziaria ed argomenti di costume. Tuttavia, la sua aspirazione era diventare una scrittrice, il giornalismo era solo un modo per guadagnarsi da vivere.

«Io mi sono sempre sentita scrittore, ho sempre saputo d’essere uno scrittore, e quell’impulso è sempre stato avversato in me dal problema dei soldi, da un discorso che sentivo fare a casa: “Eh! Scrittore, scrittore! Lo sai quanti libri deve vendere uno scrittore per guadagnarsi da vivere? E lo sai quanto tempo ci vuole a uno scrittore per esser conosciuto e arrivare a vendere un libro?” »

Oriana Fallaci, ”Anche a Fiesole Dio ha avuto bisogno degli uomini”

Anche a Fiesole Dio ha avuto bisogno degli uomini, un articolo molto noto della Fallaci pubblicato nel 1951 dal settimanale L’Europeo, a quei tempi, uno dei più importanti: l’articolo narrava la storia di un cattolico comunista di Fiesole. All’uomo gli erano stati negati i sacramenti, e furono i compagni vestiti in abiti sacri ad inscenare un funerale religioso. Si trasferì a Roma e lavorò per l’Europeo, assunta, in seguito, dalla redazione di Milano con cui collaborò fino al 1977. Lavorò anche per Epoca, sotto la direzione dello zio, Bruno Fallaci. Si occupò di spettacolo, intervistando grandi del cinema: ”il principe” Antonio De Curtis, Anna Magnani, Federico Fellini, Marcello Mastroianni. Nel mentre, era attiva alla partecipazione di diversi viaggi per la stampa: è il 1954 quando si reca a Teheran ed intervista Soraya, la moglie dello Scià.

Condizioni della donna in Medio Oriente

La Fallaci si preoccupò di documentare, minuziosamente, la condizione della donna in Medio Oriente. Nel 1961, pubblica Il sesso inutile nato, appunto, da un reportage sulla questione femminile in Oriente. Seguirà Penelope alla guerra nel 1962. Divenuta famosa comprò una casa in Toscana per i genitori ed una per sé, a New York, in cui si trasferì nel 1963. In America, successivamente, si occupò anche di documentare il lavoro degli astronauti presso la NASA: da queste osservazioni scrisse numerosi articoli e due libri: Se il sole muore e Quel giorno sulla Luna. Ma i veri anni intensi per la sua carriera da giornalista furono il 1967 ed il 1968, quando chiese di andare in Vietnam.

Oriana Fallaci, unica inviata italiana in Vietnam

Fu l’unica giornalista italiana presente al fronte a documentare lo scorrere della vita quotidiana a Saigon: la guerra, le tragiche morti. I suoi reportage ebbero una grande valenza storica, tanto che furono acquistati anche da giornali internazionali. Criticò aspramente sia la posizione dei soldati americani e sudvietnamiti, sia i vietcong. Sempre in Vietnam conobbe François Pelou, direttore dell’Agence France Presse di Saigon, con cui ebbe una relazione.

Oriana Fallaci - Photo Credits: web
Oriana Fallaci – Photo Credits: web

Successivamente, nel 1968 presso Città del Messico resta ferita gravemente da un colpo di pistola durante una manifestazione studentesca; la crederanno addirittura morta trasferendola in obitorio.Si occupò, più tardi, anche di politica: raccontò il conflitto arabo-palestinese, i risvolti del decesso di Kennedy, realizzando numerose interviste a personaggi di spicco come Indira Gandhi o lo storico leader palestinese Yassir Arafat.

Oriana Fallaci, pioniera delle nuove tecniche di intervista

La scrittrice conduceva le sue interviste con una tecnica del tutto personalizzata da lei stessa. Al tempo fu ritenuta innovativa tanto da renderla famosa in tutto il mondo. Le domande erano studiate puntigliosamente, paragonate e presentate come un autentico interrogatorio: dietro la domanda posta all’intervistato, vi era uno studio particolare e dettagliato analizzato nelle minuzie. In seguito, le domande erano registrate, scritte ed elaborate più e più volte.La critica mossa a questo metodo di fare interviste, fu quella di non essere un giornalismo obiettivo, in quanto ogni domanda posta era filtrata e rimaneggiata da ideologie e posizioni personali.

Aborto e rapporto con Alexandros Panagulis

Pubblica, negli anni Settanta, Lettera a un bambino mai nato: in quel periodo, l’Italia era in fermento discutendo la legge sull’aborto. L’altro suo libro, Un uomo: in ambedue i testi si narra degli aborti della scrittrice e della relazione con Alexandros Panagulis, leader della Resistenza greca e suo compagno. Oriana Fallaci lo conobbe a causa di un’intervista. Alekos morì nel 1976 ad Atene, in seguito ad un incidente automobilistico: le cause furono lacunose. Si vociferò di un complotto, ipotesi sulla quale la Fallaci indagò. Nel 1990 pubblica Insciallah. Sono questi gli anni in cui, la scrittrice si occupa nuovamente di conflitti, ma anche di fondamentalismo islamico. Dopo la morte del compagno abbandona la collaborazione con l’Europeo, scrivendo raramente per riviste, continuando, però, nella realizzazione di interviste: al leader religioso Khomeini, nella quale intervista, la Fallaci tolse il velo; o ancora a Gheddafi, dittatore della Libia.

Gli ultimi anni: ”l’Alieno” e le posizioni radicali contro l’Islam

Nel 1992, la scrittrice scoprì di avere il cancro. Spesso, si riferiva al male chiamandolo ”l’Alieno”. Il suo timore era che la malattia la stroncasse, prima di finire il suo ultimo progetto editoriale; un romanzo che raccontava della sua famiglia, a cui stava lavorando da circa quindici anni: Un cappello pieno di ciliegie, fu poi pubblicato nel 2008, due anni dopo la morte della scrittrice. Dopo la vicenda del 2001 sull’attentato alle Torri Gemelle, scrisse un articolo per il Corriere dal titolo La rabbia e l’orgoglio, in cui, sostanzialmente accusava l’occidente di non essersi preparato a dovere all’Islam. L’articolo fu originale, tuttavia, politicamente violento. A questo proposito, la tacciarono di razzismo, di poco equilibrio e poca lucidità. Mentre, l’altra faccia della medaglia festeggiava un pezzo giornalistico originale e di impatto. Si schierò anche contro l’eutanasia a seguito della vicenda di Terry Schiavo. E’ il 2006 quando, gravemente malata, torna a Firenze. Morirà il 15 settembre 2006. Sepolta nel cimitero degli Allori vicino al padre ed alla madre; per sua volontà, sulla sua lapide volle che venisse inciso: «Oriana Fallaci – Scrittore».

© RIPRODUZIONE RISERVATA