Arte e Intrattenimento

Oscar Wilde: “Non ho niente da dichiarare tranne il mio genio”

Oscar Wilde, il primo grande scrittore a sostenere la corrente estetica. Vissuto nell’Inghilterra vittoriana è la perfetta incarnazione dell’artista dandy. Oggi ricorre l’anniversario della sua nascita. Ricordiamo questo straordinario scrittore dalla forte personalità. Alla dogana per entrare negli USA, rispondendo alla domanda del doganiere: “Qualcosa da dichiarare?” rispose: “Non ho niente da dichiarare tranne il mio genio”.

Oscar Wilde, vita di un eccentrico gentiluomo 

Oscar Wilde, nasce a Dublino nel 1854 in una famiglia benestante. Wilde è uno studente brillante, frequenta il Trinity College di Dublino e durante i suoi studi mostra una personalità anticonformista. Frequenta poi l’Università di Oxford, dove diventa popolare per la sua eccentricità, la sua arguzia e le sue brillanti conversazioni. Diventa discepolo di Walter Pater e della sua teoria “Arte per Amore dell’Arte”. Un incontro che cambia la vita al giovane poeta. Le teorie di Peter influenzano profondamente tutta la sua vita e le sue opere.

New York, Londra, Parigi, queste sono solo alcune delle mete di Wilde che si sposta spesso da un luogo all’altro, stringe rapporti, scrive opere teatrali. È un frequentatore assiduo dei salotti e dei circoli letterari più in voga, circondato da giovani intellettuali della società che conta. Adotta uno stile di vita basato sull’estetismo e comincia a comportarsi e a vestire in modo stravagante. Si sposa ed ha anche due figli.

L’inizio della fine: la relazione con Alfred Douglas

È immensamente popolare ma le cose cominciano a volgere al peggio quando inizia una relazione omosessuale con il giovane Lord Alfred Douglas soprannominato “Bosie”. Wilde è quindi all’apice del suo successo quando, in uno dei salotti di Londra che è solito frequentare, incontra Alfred Douglas. Alfred è un giovane bello, viziato e insolente, che spende le sue giornate tra il gioco d’azzardo e il sesso occasionale. Il loro rapporto è fatto di continui litigi, minacce e passione. L’omosessualità a Londra, in quegli anni, è reato.

Per questo Wilde viene denunciato dal padre del suo giovane amante. Viene così processato e condannato a due anni di lavori forzati nella prigione di Reading Gaol. In carcere, Wilde scrive una lunga lettera a Douglas, una sorta di lascito, ma anche di avvertimento per il giovane, che fino a quel momento ha vissuto una vita fatta di vizio e di peccato, il “De Profundis”. Quando esce di prigione, Wilde ha perso tutto, anche la moglie e i figli. Anche l’opinione pubblica è contro di lui. Decide di lasciare l’Inghilterra e si trasferisce a Parigi sotto un altro nome, Sebastian Melmoth. Qui muore di meningite nel 1900.

Le sue opere più famose

Oscar Wilde scrive principalmente una serie di racconti. I più famosi sono: Il Fantasma di Canterville scritto nel 1887; Il Principe Felice e Altri Racconti scritto nel 1888 per i suoi figli. Nel 1891 scrive il suo unico romanzo Il Ritratto di Dorian Gray, in cui espresse le sue teorie estetiche. Wilde scrive anche molte opere teatrali di successo. Nel 1892 scrive la tragedia Salomè. Nel 1893 scrive le commedie Il Ventaglio di Lady Wintermere e Una donna senza Importanza. Nel 1895 scrive Un Marito Ideale e quella forse più celebre L’Importanza di Chiamarsi Ernesto, la commedia degli equivoci che mette in risalto le contraddizioni della sua epoca.

“È sempre con le intenzioni migliori che si fanno le opere peggiori”

Wilde vive a pieno l’ascesa del movimento estetico. Il culto della bellezza del mondo celata dalla materialità del quotidiano torna a splendere grazie all’Arte. Compito dell’artista è proprio quello di diffonderla. Quest’ultimo si fa così esteta e, come scrive lo stesso Wilde ne Il ritratto di Dorian Gray, “è creatore di cose belle”. L’artista è quindi, un creatore di opere straordinarie ed uniche e le sue creazioni sono al di fuori da qualsiasi contesto politico o religioso. La vita imita così l’opera d’arte. Per questo non va sprecata con inutili occupazioni. Nasce così la filosofia del “dolce far niente” che prevede una vita basata sul culto della propria persona e sul capire come riuscire ad avere degli stimoli in un mondo conformista che rifiuta il diverso.

I temi che Wilde affronta nelle sue opere sono principalmente quattro. Il distacco del suo tempo, criticato fortemente fin quasi a disprezzarlo, le donne e l’amore in genere, la bellezza che si espande nell’estetismo e la religione e la morale. Il poeta vive nella seconda metà dell’800, quindi in piena età vittoriana. La società inglese in quegli anni era molto rigida. La presenza di tabù ed etichette da seguire era molto pressante e gli spiriti liberi come Wilde all’inizio potevano essere considerati buffi e stravaganti ma a lungo andare creano scandalo e, a questo punto, nessuno voleva avere a che fare con loro.

Ho scritto quando non conoscevo la vita. Ora che so il senso della vita, non ho più niente da scrivere. La vita non può essere scritta: la vita può essere soltanto vissuta”.

Ilaria Festa

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