Cinema

“Pieces of a Woman”, la presenza dell’assenza – Venezia77

C’è tanta bellezza nella realtà, ma altrettanto, se non di più, orrore. I film narrano il realismo trattando di morte, violenza, ingiustizie, guerra, dal genere drammatico al fantasy avviene questo storytelling che attraverso il mezzo cinematografico vuole portare alla luce quell’aspetto della vita di tutti noi che ci accomuna. La paura, la perdita, la sofferenza. Tuttavia esistono ancora delle tematiche che risultano quasi tabù, che sono talmente intime nel loro orrore che il pubblico potrebbe non apprezzarle, e sono forse proprio queste le storie su cui varrebbe la pena puntare l’obiettivo della macchina da presa.

Se vuoi girare la testa e non vedere queste storie allora non puoi farci nulla. Capiamo, e abbiamo capito anche con il Covid, che non riusciamo a controllare tutto. Dobbiamo accettare che c’è un grande territorio del non visibile, della caduta. E sono queste storie non raccontate che sono molto importanti da inserire in un film”, afferma il regista Kornél Mundruczò nella conferenza stampa dedicata a Pieces of a Woman. Vedovo, orfano, esiste una parola per chi ha perso la propria metà, per chi ha perso la propria famiglia, ma ce n’è una che possa esprimere il vento di dolore che travolge chi perde un figlio?

Vanessa Kirby in una scena di Pieces of a Woman - Photo Credits: RaiMovie Official
Vanessa Kirby in una scena di Pieces of a Woman – Photo Credits: Biennale Official

Il dolore, un’emozione universale

Il dolore forgia l’essere umano, che sia quello di una ferita fisica, psicologica o emotiva. Impariamo a sopravvivere, ma non ci abbandona mai veramente perché mutiamo in ciò che la nostra reazione ci induce a diventare. E spesso quel dolore lo passiamo di generazione in generazione sotto forma di capacità di sopravvivenza, una sorta di eredità che tormenta come un fantasma la nostra vita e quella dei nostri familiari. “Questa storia ha un aspetto universale”, spiega il regista alla domanda sulla scelta della lingua inglese anziché della sua nativa ungherese, “Abbiamo tutti avuto l’esperienza, abbiamo tutti dovuto affrontare la tragedia in un modo o in un altro. L’idea della tragedia della perdita di un bambino è universale”.

Un’emozione universale per un film molto intimo che narra di una coppia, Martha (Vanessa Kirby) e Shawn (Shia LeBoeuf), che viene aggredita dalla tragedia dopo essere riuscita a trovare la felicità dell’amore nonostante la divisione di classe sociale. Esiste momento più speciale per una coppia dell’aspettare un figlio? Esiste momento più tragico del subirne la perdita? Mundruczò, noto per i suoi ritratti di personaggi sotto pressione, esplora in questa pellicola la maternità. Quella di Martha che non sarà madre nonostante il suo corpo le mandi segnali opposti, e quella di sua madre (Ellen Burstyn), segnata dall’olocausto, che diventa una presenza opprimente per la figlia.

Shia LeBoeuf e Vanessa Kirby in Pieces of a Woman - Photo Credits: Biennale Official
Shia LeBoeuf e Vanessa Kirby in Pieces of a Woman – Photo Credits: Biennale Official

Un vento che ti muta

Come reagire? Come sopravvivere? Cercando di riversare la propria rabbia, l’impotenza, incolpando qualcun altro, come fa Shawn, oppure affrontando le grida di dolore sottovoce, come Martha? “Ho parlato con una donna che ha avuto un’esperienza simile”, racconta la protagonista Vanessa Kirby, “Ha detto: immagina di stare sulla montagna più alta e cercare di urlare, ma il vento ti passa così forte contro che non riesci ad emettere alcun suono. Guardi in basso e tutti gli altri vanno avanti nella loro vita normalmente”.

Ci sono vari aspetti della storia che per me sono molto personali”, ammette la sceneggiatrice Kata Wéber, “Volevo parlare di come passiamo la capacità di trattare la tragedia attraverso le generazioni. È anche una storia sulla maternità, volevo parlare dell’isolamento che provano le donne che perdono il loro bambino. La presenza di questi bambini c’è ancora”. Pieces of a Woman indaga sul dolore radicato e su quello nuovo, scruta l’intimo di una donna costretta a trovare la sua strada per la sopravvivenza. Bloccando nel tempo un bambino presente nella sua assordante assenza, tratta di una madre che deve raccogliere i propri pezzi di donna e sforzarsi di rimetterli insieme.

Il regista di Pieces of a Woman, Kornél Mundruczò - Photo Credits: Biennale Official
Il regista di Pieces of a Woman, Kornél Mundruczò – Photo Credits: Biennale Official

Seguite Metropolitan Magazine su Facebook e su Instagram per non perdere tutte le novità!

Back to top button