Tra gli anni ’60 e ’70 andava di moda rifare in italiano brani famosissimi della musica straniera. Cover che, a loro, volta sono diventate delle hit. Un esempio è A chi di Fausto Leali, interpretazione italiana di Hurt di Roy Hamilton del 1954. Uscita nel 1967, la canzone è il primo vero successo di Leali, grazie anche al testo adattato da Mogol. Il brano ha subito successo, posizionandosi al secondo posto della classifica italiana. Così A chi diventa un classico della musica italiana, surclassando nel nostro mercato l’originale di Hamilton.

Il tema della canzone è l’amore e lo struggimento causato dalla fine di una relazione. Anzi, il brano sottolinea come sia impossibile amare di nuovo qualcun altro dopo che si è perso la persona amata. Insomma, il significato si discosta un po’ dall’originale. Hurt, infatti, esprime il dolore che si prova a causa del tradimento del partner.

Gli anni ’60: Celentano e Pettenati

Cover di Pregherò. Photocredits SoundCloud.

Un fenomeno, quello di stravolgere il significato dei brani angloamericani, che andava di moda tra gli anni ’60 e ’70. Infatti, un altro brano inglese che è stato portato al successo in Italia, è Stand by me di Ben E. King. La versione italiana, dal titolo Pregherò, è stata affidata ad Adriano Celentano. Anche in questo caso, il testo italiano si discosta molto da quello originale. La versione nostrana, infatti, racconta della storia d’amore tra una ragazza non vedente e un ragazzo. Ragazzo che cerca di convincerla che il suo amore è una prova dell’esistenza di Dio.

Nel 1966 esce Bandiera gialla, altro classico della musica di quei tempi. Anche in questo caso si tratta di una cover: Pied Piper dei Cangin’ Times. A interpretare la versione italiana è Gianni Pettenati. E di nuovo il senso della canzone viene completamente stravolto. Se il brano originale è un’interpretazione della fiaba dei Grimm, Il pifferaio magico, dove il pifferaio per vendetta rapisce una fanciulla, la versione italiana cambia tutto. In Bandiera gialla si parla di una vera e propria rivoluzione, quasi ad anticipare quella del ’68.

Ornella Vanoni e Caterina Caselli

Ma anche i “mostri sacri” della canzone italiana hanno fatto delle cover. Ne è un esempio Ornella Vanoni. Lei coverizza niente di meno che Imagine di John Lennon. Il brano, dal titolo Immagina che, cambia il senso di Imagine, inno generazionale al pacifismo. Il brano di Lennon viene, infatti, trasformato in una canzone d’amore, in particolare sul triangolo amoroso.

Parlando sempre di “mostri sacri”, bisogna menzionare Caterina Caselli e la sua Bugiarda, cover della famosissima I’m a believer. Scritto da Mogol, il brano non si discosta molto dal significato originale. Anche se presenta un significato sociale che nell’originale è assente.

La fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70

Persino il grande Frank Sinatra è stato coverizzato negli anni ’60. Strangers in the night, infatti, ha una versione italiana. Dal titolo Solo più che mai e interpretata da Johnny Dorelli, la canzone parla di un amore non corrisposto, dando un significato negativo alla versione originale.

Entrando negli anni ’70, il fenomeno di reinterpretare le canzoni straniere non finisce. Ad aprire il nuovo decennio, infatti, ci pensa Superstar di Flora, Fauna e Cemento, cover di un brano del celebre musical Jesus Christ superstar. Anche in questo caso il significato viene stravolto e la canzone si trasforma in un tradimento adolescenziale.

Sempre negli anni ’70 succede qualcosa di particolare, a interpretare la versione italiana del brano inglese è lo stesso interprete. Si parla di David Bowie che affida a Mogol la versione italiana di Space Oddicity. Dal titolo Ragazzo solo, ragazza sola, il brano parla di una storia d’amore tormentata, dimenticandosi del racconto spaziale della versione originale.

Persino i Rolling stones non si salvano da questo fenomeno. Nel 1965 la loro Time is on my side viene tradotta in italiano. Dal titolo La fine del libro, il brano è cantato dagli Equipe 84. La versione italiana, però, non presenta l’ottimismo del testo originale e quindi cambia il senso del brano.

Infine, per concludere questo viaggio nella storia della nostra musica, chiudiamo con una cover dei Beatles. Il brano scelto è I saw her standing there che diventa Se mi fai pedinare, cantato da Danny Lorin. La fanciulla che ha sedotto McCartney si trasforma in una psicopatica ossessiva che nella versione italiana ha persino un nome: Misery.

Elettra Cortimiglia