Tre adolescenti perdono il padre, dopo la morte della madre avvenuta qualche anno prima. Restano da soli con il loro lutto e con una famiglia mutilata, cercando la forza di andare avanti e di prendersi cura gli uni degli altri. Voi sembra già sentito, vero? E’ questa la storia di “Ragazzini” (“Just Kids”), film presentato al MyFrenchFilmFestival dove è disponibile fino al 15 Febbraio, e non ancora rilasciato nelle sale italiane. Se vi sembrerà di aver già visto questo film, beh non è così. Per quanto poco originale dal punto di vista della storia, e simile a tantissime altre, la pellicola di Christophe Blanc è unica nel suo genere. Un intreccio tra un film psicologico e un poliziesco, senza essere davvero nessuno dei due. Il racconto di una grande tragedia che non si lascia mai andare nel melodramma.

“Ragazzini” è prodotto da Blue Monday Productions e co-prodotto dalla società svizzera P.S. Productions, da Auvergne-Rhône-Alpes Cinéma e dalla RTS. Protagonista della vicenda è un bravissimo Kacey Mottet Klein nei panni del fratello maggiore Jack, già vincitore di numerosi premi tra cui la candidatura a un Cesar come Miglior promessa maschile. Accanto a lui il giovanissimo Andrea Maggiulli, che interpreta Titi, vera rivelazione del film. E, più marginale ma non per questo meno importante, Anamaria Vartolomei, la sorella Lisa. Alla morte del padre suicida, Titi viene affidato a Jack, mentre la sorella Lisa decide di cambiare vita scappando dalla casa e dalla città dei genitori. Non saranno poche le difficoltà di Jack e Titi, considerando che si tratta praticamente di un bambino che cresce un altro bambino.

Trailer del film

L’esperienza di Blanc

Per la realizzazione di questo racconto il regista ha attinto tanto alla sua esperienza personale. E’ stato, infatti, colpito anche lui da un lutto in giovane età, proprio come i protagonisti del film. Ma a differenza dei suoi personaggi, non c’era la questione dell’affidamento, né un fratello maggiore come Jack. “Ho avuto l’idea di dividermi in due personaggi e raccontare la storia di un bambino di 10 anni che è in lutto e di un adolescente di 18-19 anni che non riesce ad accettare le circostanze della scomparsa di suo padre” ha dichiarato il regista in un’intervista. E’ evidente la volontà di Blanc di rappresentare tre modi diversi di affrontare un lutto attraverso i suoi tre personaggi.

Titi in una scena da "Ragazzini" - Photo Credits: Blue Monday Productions
Titi in una scena da “Ragazzini” – Photo Credits: Blue Monday Productions

“Ragazzini”: tre modi per affrontare il lutto

Se sin dall’inizio Jack pensa solo ad andare avanti, tuffandosi subito nelle feste e nel lavoro, è evidente che Titi abbia bisogno invece di vivere il suo lutto e di piangere la scomparsa del padre. A chiarire questa differenza fra di loro è la scena in cui Jack consiglia a Titi di mettere su una maschera quando gli viene da piangere. È ciò che lui fa sin dal lutto della madre. Ma nonostante la voglia di Jack di andare avanti e reprimere i suoi sentimenti, il ragazzo resta sempre legato al passato. Lo dimostra il fatto che, non accettando il suicidio del padre, inizia a indagare sui traffici del defunto genitore, accanito giocatore d’azzardo. Jack sente di dover trovare una motivazione a quella morte, e desidera che il padre fosse una cattiva persona per giustificare la sua scomparsa e andare avanti nella sua vita più tranquillamente.

Titi, invece, vuole vivere il suo dolore. E lo fa attraverso la fotografia, che gli permetterà di vivere ma allo stesso tempo scappare da quel dolore. La magia della creatività. “Quelli più bravi fotografano cose terribili” dice il piccolo Titi riferendosi ai suoi fotografi preferiti. Ed è questo ciò da cui parte anche lui: dal suo dolore, da qualcosa di terribile. La sorella Lisa, invece, affronta il lutto in modo ancora diverso. Oppressa dai fantasmi del passato che popolano la casa dei suoi genitori e tormentano Jack, decide di allontanarsi. Va a vivere in un’altra città e inizia una nuova vita, conscia della storia che si lascia dietro. Alla fine, i tre, si renderanno conto che il loro approccio al lutto li ha resi ancora più soli. Isolati ognuno nel suo dolore e nel suo unico modo di viverlo, si erano dimenticati di trovare forza gli uni negli altri.

Jack in una scena da "Ragazzini" - Photo Credits: Blue Monday Productions
Jack in una scena da “Ragazzini” – Photo Credits: Blue Monday Productions

Aspetti tecnici del film di Blanc

“Ragazzini” è ben curato dal punto di vista fotografico. La DOP Noé Bach fa un ottimo lavoro, e numerose sono le citazioni ad alcuni capisaldi del cinema francese. La scena in moto, ad esempio, ha un paio di inquadrature che ricordano la medesima scena de “Il fantastico mondo di Amélie”. Belle le inquadrature di notte, quando Jack si dà il tempo per soffrire, immerse in un malinconico blu. Tuttavia, pur essendo curato, il film non ha picchi di originalità né fotograficamente né registicamente. Blanc in verità, ha sottolineato la sua volontà di allontanarsi dalla classica rappresentazione del lutto. Non voleva un film prettamente psicologico e minimalista, voleva qualcosa di originale. Ma non ci è riuscito a pieno.

“Con un soggetto del genere, avremmo potuto fare un film essenziale, con un approccio realistico, camera in spalla. – ha dichiarato Christophe Ma non volevo fare un film psicologico, anche se c’è una parte mentale. Non volevo che la forma fosse troppo terra-terra, ma che rispondesse agli universi mentali che si possono avere. Certo, i personaggi sono attraversati da stati psicologici, ma hanno anche l’energia, l’appetito della giovinezza, e volevo che questo si riflettesse nella forma”. Ed è evidente nella sua regia, che prova a comunicare questa vitalità. Ma l’energia dei giovani si scontra con una trama che, pur avendo elementi polizieschi potenzialmente intriganti, è abbastanza scarna e ha poco ritmo.

Christophe Blanc dà vita a un’opera delicata ma dalla grande vitalità, dove la risposta emotiva dei protagonisti al dramma non viene mai esasperata. Blanc dà spazio al mondo giovanile, raccontando, nel rapporto con gli adulti, che non è l’età a darti saggezza, bensì l’esperienza. In “Ragazzini” gli adulti sono fallibili e i giovani sono più saggi di quanto generalmente si può immaginare.

Paola Maria D’Agnone

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