Alla fine degli anni ’60 Warren Beatty, beniamino di Hollywood noto ai più per le conquiste femminili, coltiva un sogno: raccontare la vita di John Reed, giornalista e autore de “I dieci giorni che sconvolsero il mondo”. Un uomo dilaniato dalla scelta tra politica e arte sullo sfondo della Rivoluzione d’Ottobre del 1917. Un sogno folle e impossibile, che un decennio dopo varrà all’attore divenuto autore il premio Oscar per la migliore regia.

Reds” narra l’amore tra due simpatizzanti dell’estrema sinistra americana, il cronista John “Jack” Reed e la suffragetta Louise Bryant che abbandona il marito per seguire il nuovo compagno nel circolo radicale del Greenwich Village di New York. La relazione, tormentata dalle infedeltà, si stringe quando i due, inviati come corrispondenti nella Russia rivoluzionaria, assistono alla presa del potere di Lenin e dei bolscevichi. Jack e Louise intravedono un nuovo mondo di cui sono testimoni oculari, nella speranza di portare al loro ritorno la scintilla rivoluzionaria in America.

Un kolossal insolito

Il progetto del film dovette far fronte nel corso di più di dieci anni a molti ostacoli: le difficoltà di sceneggiatura, gli enormi costi di produzione, la ricerca delle location (non fu possibile girare in Unione Sovietica e si optò per la Finlandia) e soprattutto le tematiche politiche; il comunismo di inizio secolo non era appetibile per i produttori di Hollywood. Charles Bluhdorn, a capo della Gulf and Western, tentò di dissuadere Warren Beatty con la promessa di un progetto alternativo a scelta del regista, su cui investire 25 milioni di dollari: Beatty tenne duro, e così “Reds” vide la luce. Dopo un intero anno di riprese, il film uscì nel dicembre del 1981 e venne acclamato da pubblico e critica. La passerella degli Oscar regalò, oltre alla statuetta per l’attore-regista, ben tredici nomination e due premiati di grido: Vittorio Storaro per la fotografia e Maureen Stapleton, nella parte dell’attivista Emma Goldman, come miglior attrice non protagonista.

Oltre allo stesso regista nel ruolo di John Reed, brillano nel cast Diane Keaton (Louise), all’epoca legata sentimentalmente a Beatty, e un cinico Jack Nicholson che dà vita al drammaturgo Eugene O’Neill. Il regista scelse coraggiosamente di intervallare l’azione con le testimonianze dei sopravvissuti all’epoca narrata: il film danza così di continuo tra melodramma e documentario, classicamente composto dalle inquadrature di Storaro. Il cuore della storia, accanto all’amore tra Jack e Louise, è il dubbio che cova in John Reed (e nel regista che lo incarna): si può riuscire a tenere insieme arte e politica? O meglio (in termini hollywoodiani) si può sposare la critica al box office? La risposta è ignota. Una cosa è certa: Warren Beatty ci è riuscito.

Davide Cossu

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