La vicenda è piuttosto complessa e per capire quali sono le accuse del Ruby ter, e perché il processo è stato diviso in diversi filoni, serve riassumere l’intera storia. La notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 Karima El Mahroug venne fermata con l’accusa di furto e portata in questura a Milano, anche perché era priva di documenti di riconoscimento. L’allora presidente del Consiglio, che quella notte era a Parigi, dopo essere stato informato telefonò al capo di gabinetto della questura, Pietro Ostuni, chiedendo che la ragazza fosse affidata alla consigliera regionale Nicole Minetti e non a una comunità per minori. Disse anche che la ragazza era la nipote del presidente egiziano Hosni Mubarak, cosa falsa.
Nel dicembre dello stesso anno Silvio Berlusconi venne indagato dalla procura di Milano per concussione: secondo i pubblici ministeri infatti aveva abusato della sua posizione di presidente del Consiglio per far affidare la ragazza a Minetti. La difesa sostenne invece che davvero Silvio Berlusconi credeva che la ragazza fosse nipote di Mubarak e che quindi era intervenuto per evitare un grave incidente diplomatico.
Dalle indagini emerse che Karima El Mahroug, non ancora maggiorenne, aveva partecipato a una serie di feste nella residenza di Arcore di Berlusconi. Alle stesse feste partecipavano anche molte altre ragazze che secondo l’accusa avrebbero fatto sesso, in cambio di denaro e favori, con l’allora capo del governo. Il 15 febbraio 2011 Berlusconi venne rinviato a giudizio con rito immediato per concussione e prostituzione minorile. In un procedimento penale separato vennero rinviati a giudizio Nicole Minetti, il direttore del TG4 Emilio Fede e l’agente di spettacolo Lele Mora. Si tratta del cosiddetto procedimento Ruby bis.
Dopo una lunga disputa che coinvolse anche la Corte costituzionale e che riguardava la competenza del reato di concussione, che per i legali di Berlusconi era del Tribunale dei ministri, il 24 giugno 2013 Silvio Berlusconi venne condannato in primo grado a sette anni di reclusione per prostituzione minorile e concussione. Un anno più tardi, nel processo d’appello, venne assolto perché il reato di concussione “non sussiste” e quello di prostituzione minorile “non costituisce reato”. Il 10 marzo 2015 la Corte di cassazione confermò l’assoluzione.
Nel luglio del 2013, intanto, Lele Mora ed Emilio Fede erano stati condannati a sette anni di reclusione, e Nicole Minetti a cinque anni. La Corte d’appello di Milano, nel novembre del 2014, confermò le condanne ma ridusse le pene per i tre imputati: quattro anni e dieci mesi per Emilio Fede; tre anni con le attenuanti generiche per Nicole Minetti; sei anni e un mese per Lele Mora. Nel settembre del 2015 la Corte di cassazione stabilì che venisse fatto un nuovo processo d’appello perché nella sentenza c’erano “lacune motivazionali”. Il 7 maggio 2018 la Corte d’appello di Milano ribadì le condanne riducendo ulteriormente le pene: 4 anni e 7 mesi per Fede e 2 anni e 10 mesi per Minetti.
Il 3 gennaio 2014 l’allora procuratore della Repubblica di Milano annunciò l’apertura di una nuova inchiesta, la Ruby ter, nata dalla trasmissione degli atti dei processi Ruby e Ruby bis. Nelle motivazioni delle sentenze erano infatti ricavabili ipotesi di reato di corruzione a carico di una serie di persone, tra cui lo stesso Berlusconi
Il filone milanese del processo è stato poi riunito con quello in cui l’ex presidente del Consiglio è accusato di avere corrotto altre quattro ospiti delle serate, con oltre 400mila euro in cambio della loro versione resa nei processi.
Nel marzo del 2019 è morta una delle testimoni del processo, Imane Fadil, che aveva presentato richiesta di essere parte civile nel processo. La procura di Milano aprì un fascicolo per omicidio ma pochi mesi dopo l’indagine venne chiusa: Fadil morì «a causa un’aplasia midollare associata a un’epatite acuta, un’entità clinica estremamente rara e di estrema gravità».

Nel frattempo Berlusconi è stato processato, nell’ambito dell’inchiesta Ruby ter, anche a Siena. È stato accusato di aver pagato il pianista senese di Arcore, Danilo Mariani, per spingerlo a dire falsa testimonianza. La pubblico ministero Valentina Magnini ha chiesto la condanna a quattro anni e due mesi, ma il processo è rimasto bloccato a lungo a causa dell’epidemia di Covid. Nell’ottobre 2021 il tribunale di Siena ha infine assolto Silvio Berlusconi perché il fatto non sussiste. Nel novembre del 2022 Berlusconi è stato assolto anche a Roma dove era imputato assieme al cantante Mariano Apicella. A chiedere l’assoluzione «perché il fatto non sussiste» era stato lo stesso pubblico ministero.
Durante il processo sono state molte le testimonianze ventilate e poi evaporate che certamente non hanno contribuito alla serenità. Per esempio Barbara Guerra, che oggi renderà dichiarazioni spontanee, durante le pause di alcune udienze aveva spiegato di essere pronta a “parlare in aula, visto che chi è imputato non si prende la responsabilità di venire e metterci la faccia”. Nell’ottobre del 2021 la ragazza aveva detto che la sua vita era stata “bloccata e danneggiata, la mia dignità messa sotto terra e sono qui per far luce e riprendere la mia vita prima di questo schifo”. Quindi aveva annunciato l’intenzione di voler valutare “se ci sono cose in più da dire”. Aggiungendo che a una cena “nella villa in Sardegna (Villa Certosa, ndr) sono scappata per aver visto delle scene un po’ oltre. Era una delle volte che frequentavo quella casa che per me era diventata un po’ al limite della decenza”. Nella stessa occasione Alessandra Sorcinelli, anche lei imputata, aveva detto: “Cene eleganti? Mi viene da ridere“. Due settimane dopo le due ragazze avevano spiegato di essere state contattate nelle ore successive a quelle dichiarazioni: “Il giorno dopo la mia presenza in Tribunale ho ricevuto una telefonata da Berlusconi che mi invitava ad Arcore, io ho negato l’invito dicendo che, se voleva, di contattare i miei legali. I toni non erano molto amichevoli”, aveva raccontato Guerra. Versione quasi identica a quella di Sorcinelli.
Nel processo Ruby ter il leader di Forza Italia è imputato insieme a Karima el Marough – la Ruby spacciata per la nipote del presidente egiziano Mubarak – e altri 27 imputati perché accusato dalla procura di Milano di aver corrotto le ragazze che erano state ospiti delle feste di villa San Martino. I legali dell’ex premier, gli avvocati Franco Coppi e Federico Cecconi, hanno chiesto l’assoluzione “perché il fatto non sussiste”: nessun “germoglio” di un presunto accordo corruttivo con le ragazze, a cui il leader di Forza Italia avrebbe dato soldi solo “come ristoro” per i danni dello scandalo mediatico e che in alcuni casi (citata Barbara Guerra) avrebbero pure tentato di ricattarlo. Crollando gran parte delle false testimonianze, comunque, nell’ottica difensiva dovrebbe cadere anche la connessa accusa di corruzione dei testimoni. Ma alcune sentenze della Cassazione dimostrano che il “nodo” giuridico è molto più complesso di così.
Non c’è nessuna parte civile. Ambra Battilana e Chiara Danese erano state escluse nel gennaio del 2019 assieme a Imane Fadil, la modella marocchina morta per una malattia rara secondo quanto accertato da un’inchiesta che ipotizzava all’inizio un possibile omicidio.
All’ultimo secondo si è sfilata anche Presidenza del Consiglio ed è la prima volta che accade, salvo i casi in cui abbia ottenuto risarcimenti. Da quanto viene riferito all’AGI in ambienti giudiziari milanesi, la scelta della Presidenza del Consiglio di rinunciare a un eventuale risarcimento nel processo Ruby ter (la richiesta era di dieci milioni) rappresenta una «sorprendente» prima volta. Il governo restò, tra gli altri, nel caso della vicenda Mills, al termine della quale il Cavaliere venne prosciolto per prescrizione. Il legale d’affari inglese accusato di corruzione in atti giudiziari fu condannato a risarcire la Presidenza del Consiglio con 250mila euro per danno d’immagine.
La Presidenza del Consiglio restò fino alla fine anche nel processo Mediaset che si chiuse con la condanna di Silvio Berlusconi, all’epoca ex premier, per frode fiscale a 4 anni. Il dibattimento cominciò nel 2007 e finì in Cassazione nel 2013. Per tre anni Berlusconi fu processato da capo del governo. In quel caso la Presidenza del Consiglio era presente attraverso l‘Agenzia delle Entrate visto che si discuteva di una storia di presunte tasse non versate.





